La Banca Mondiale dell’Apocalisse: i semi per il futuro ed i retroscena del progetto

Al di là dello sguardo della gente, a 1,300 km dal Polo Nord, 120m sotto terra, c’è un luogo molto controverso, che per anni, dal 2008, ha attirato l’attenzione mondiale: La Banca Mondiale dei Semi, o come la chiamano i postmoderni, La Banca Mondiale dell’Apocalisse, costruita per per ospitare 4-5000000 campioni di semi raccolti unici, provenienti da agricoltori locali in tutto il mondo.

 

Il luogo scelto si presta già, per sé, ad attirare la curiosità per i suoi trascorsi.

Nell’arcipelago delle Svalbard, nel mare di Barents, al largo della Norvegia, vicino all’Oceano Artico, c’è l’isola di Spitsbergen.

Scoperta da Willem Barents alla fine del ‘500, diventa famosa durante la Seconda Guerra Mondiale per avere ospitato uno dei più leggendari incidenti di UFO.

Il 9 luglio del 1946, il Colonnello Arneson, addetto ai recuperi top secret della Norwegian Air Force, preleva dall’Isola un misterioso “oggetto del diametro di 47 metri, realizzato con materiale sconosciuto e segnato da misteriose iscrizioni”.

Da questo momento Spitsbergen diventa menta di pellegrinaggio per tutti gli appassionati del genere ma , nel 2008, qualcosa cambia.

Improvvisamente alcune zone dell’Isola vengono chiuse impedendo ai turisti di visitarle.

A rendere ancora più misteriosa, intrigante e notiziabile la storia, nel febbraio 2008, appare sul sito del Progetto Camelot una lettera di un fantomatico “politico norvegese” che rivela un presunto collegamento del bunker di Spitsbergen ad un’ampia rete di rifugi sotterranei antiatomici costruiti in Norvegia, dagli inizi del 2000.

Il testo della lettera è intriso dei giusti toni millenaristico-apocalittici per colpire l’opinione pubblica mondiale già in fibrillazione per la crisi all’orizzonte.

“Vorrei parlare delle cose difficili che accadranno dal 2008 al 2012. Il governo norvegese sta costruendo basi sotterranee e bunker in numero sempre maggiore. Israele e molti altri paesi stanno facendo la stessa cosa. Quando ho chiesto spiegazioni, hanno semplicemente risposto: per proteggere il popolo norvegese. Ho chiesto anche quando avrebbero pensato di terminare il lavoro e la risposta è stata: prima del 2011”.

Ovviamente, i catastrofisti non si lasciano scappare l’occasione e collegano la notizia alla presunta fine del mondo prevista per il 2012 e l’anonimo politico prosegue dunque: “Il pianeta X sta arrivando e la Norvegia ha cominciato con l’approvvigionamento di cibo e sementi nella zona di Svalbard e nel Nord artico con l’aiuto degli US e UE e di tutto il paese. Salveranno solamente chi fa parte dell’elite di potere e coloro che potranno ancora creare o costruire: dottori, scienziati e così via”.

Per un paio di anni, si scatena un finimondo mediatico attorno alla Banca dell’Apocalisse che, scavata nel granito, chiusa da due portelloni a prova di bomba e difesa da una muraglia di cemento armato spessa un metro, per alcuni sarebbe, addirittura il luogo nel quale, i grandi della terra si dovrebbero rifugiare in caso di catastrofi naturali.

Il tema di un bunker per i potenti della Terra non è nuovo né l’ultima volta a comparire, basta pensare al business realizzato da un altro furbo imprenditore, del quale ci eravamo già occupati l’anno scorso.

Per sedare tutte le dicerie, nel 2010, interviene direttamente uno dei mecenati del progetto, Bill Gates, affermando pubblicamente: “È  una sciocchezza. Quella che vi presenteremo presto è solo una banca per tutti i semi del mondo.”

Tra gli altri sostenitori del Progetto “Svalbard Seed Bank”, oltre alla Bill & Melinda Gates Foundation, compaiono la DuPont/Pioneer Hi-Bred (colosso alimentare statunitense), la Syngenta (più importante azienda svizzera di agrochimica), e la fondazione Rockefeller che, negli anni ’70, dà vita alla “rivoluzione genetica” con un giro d’affari di oltre 100 milioni di dollari in sementi.

Tutti insieme per salvare il mondo e assicurare all’umanità una continuità genetica in caso di calamità naturali definitive.

Ad oggi, il deposito di sementi alle Svalbard si configura come un progetto volto a proteggere l’approvvigionamento alimentare del mondo in caso di un disastro globale.

Ma che cosa succede quando la modificazione genetica diventa parte intrinseca del mercato delle sementi mondo?

La questione, sollevata di recente, è che, sebbene la Banca dei Semi sia promossa come misura precauzionale per proteggere future riserve alimentari, non va trascurato che ci troviamo in un mondo dove dieci aziende multinazionali stanno fortemente investendo in tecnologia OGM e controllano il 49 per cento del mercato mondiale delle sementi mondo.

Tony Gregson, un coltivatore di grano e membro del board del Fondo Crawford, spiega che la conservazione dei semi di Svalbard è vitale per la sicurezza alimentare del mondo futuro: “Ora, con il cambiamento climatico, l’ambiente è certamente cambiato, a sua volta, e gli allevatori sono costretti ad allevare nuove varietà in grado di adattarsi a queste nuove condizioni ambientali.”

“Perciò potrebbe anche essere una mossa sensata conservare i semi originali, non modificcati, in un’apposita banca inaccessibile. Tuttavia, una ricerca delle organizzazioni coinvolte rivela notevoli investimenti delle aziende che includono anche le multinazionali e le persone coinvolte nella modificazione genetica delle sementi.”

Malgrado le polemiche ed i timori, va, però, riconociuto, che l’iniziativa, almeno per come viene presentata, pare lodevole. Spetta poi a chi l gestisce di riuscire a mantenerne lo spirito genuino e non trasformarla in un pericoloso boomerang.

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