Quanto può vivere la nostra testa staccata dal corpo?

Immaginiamoci negli ultimi istanti della nostra vita, con la testa sotto una ghigliottina.

Certo non è il più piacevole dei pensieri, ma la ghigliottina, una volta, era considerato uno dei modi più “umani” per uccidere una persona: un colpo rapido di una lama tagliente, e tutto era finito.

La situazione, invero, non pare sia così semplice ed immediata, almeno a detta di un gruppo di ricercatori.

Dai loro  studi, pubblicati su Science News, emerge un’altra verità molto più cruda e terribile: i neuroni, le cellule che compongono il cervello, sono attive per più di un minuto dopo che si è improvvisamente interrotto il normale apporto di sangue. Quindi, provando ad immaginarvi, di nuovo, alla ghigliottina, il quadro drammatico ma, anche, in qualche modo, vagamente “confortante”, sparisce.

Una volta che la lama precipita verso il basso e la nostra testa rotola via, siamo ancora a conoscenti? Potremmo vedere il mondo intorno a noi? Potremmo effettivamente sperimentare la realtà terribile della testa rimossa dal nostro corpo – per un minuto o più?

In un esperimento, che getta qualche dubbio per la crudeltà esercitata, gli scienziati olandesi hanno misurato l’attività cerebrale nei topi dopo essere stati decapitati.

Subito dopo il taglio della testa, le analisi hanno rilevato un guizzo di attività cerebrale. Poi, circa 50 secondi dopo, si è verificato un’altra ondata di attività.

In un articolo pubblicato su PLoS ONE a gennaio, il neuroscienziato Anton Coenen ed i suoi colleghi dell’Università Radboud di Nijmegen in Olanda, hanno descritto l’ondata di attività elettrica nel cervello delle cavie, 50 secondi dopo la decapitazione.

Il team di Nijmegen, impegnato a capire se la decapitazione sia davvero un modo “più umano” di sacrificare gli animali da laboratorio, ha scritto che questa attività cerebrale morte sembra essere l’ultima, sulla soglia tra la vita e la morte.

Ma un altro scienziato olandese, Michel van Putten dell’Università di Twente, è piuttosto scettico, pertanto ha dichiarato a Science News che tutta la storia raccontata dai colleghi sul picco di attività cerebrale che è un ‘”onda di morte”, è soltanto una speculazione.

Egli ha compiuto, a sua volta una serie di ricerche sulle cellule nervose che comunicano tra loro attraverso impulsi elettrici e su che cosa succede quando vengono improvvisamente a mancare a loro l’ossigeno e le l’energia indispensabile a vivere.

“Ebbene, dopo una brusca interruzione di energia e di ossigeno, i canali smettono di funzionare normalmente, causando un accumulo di carica positiva all’esterno della cellula. Questo accumulo richiede una scarica di grande attività elettrica circa un minuto dopo l’inizio della simulazione, che è l’ondata di morte.”

“Ciò significa che il fenomeno è reversibile”, ha aggiunto il coautore dello studio, Bas Jan Zandt.

Quindi, se ci hanno tagliato la testa, poiché i nostri occhi sono connessi al nostro cervello e sono entrambi dentro la  testa – avremo un’esperienza extracorporea?

Ovviamente, nessuno che è in vita lo sa veramente.

Tuttavia, se i neuroni non possono funzionare normalmente senza un apporto di sangue, i segnali sensoriali degli occhi, probabilmente, non dovrebbero riuscire a raggiungere il cervello.

Ma, comunque, saremmo ancora vivi. Forse. E se la testa fosse, in qualche modo, rapidamente riattaccata ad un’altra fonte che le fornisce sangue, potremmo vivere ancora per parlarne. O, più probabilmente, per urlare la nostra verità al riguardo.

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