Il peluche donato a Christopher ed i pregiudizi dei suoi genitori

Tante volte siamo davvero più propensi a vedere la pagliuzza negli occhi degli altri senza vedere la trave nei nostri. Così ci sentiamo vittime di ingiusti ed ingenerosi pre-giudizi e, senza accorgercene, giudichiamo gli altri, a nostra volta, ricorrendo a superficiali stereotipi e luoghi comuni, parimenti, se non più ingiusti ed ingenerosi verso gli altri.

La storia dei genitori di  un ragazzo handicappato, è un grande esempio per tutti noi. 

Christopher, malgrado abbia 21 anni, ha il corpo di un bambino di sei anni e la mente, a sua volta, di un infante.

Potendo solo camminare con l’assistenza di qualcuno, si sposta, perlopiù avvalendosi di una carrozzella.

Non riesce a mangiare da solo, così deve sempre essere imboccato e, non essendo in grado di controllare i propri stimoli, indossa sempre dei pannoloni per evitare di sporcarsi.

Benchè non parli, Christopher si esprime producendo una serie di suoni che i genitori si sono abituai a decodificare, tanto è che capiscono perfettamente quando egli è felice, affamato o non si sente bene.

“Siamo fortunati che per nel complesso, sia sano”, spiega la mamma.

“La felicità, per lui, è qualcosa di semplice. Ama mangiare, ridere e giocare con i suoi giocattoli. Ama nuotare, guardare le luci scintillanti ed i fuochi d’artificio”.

La donna racconta che “Essere il genitore di un bambino disabile mi ha insegnato e mi fa vedere la vita in un modo molto diverso. Ho dovuto accettare che le persone reagiscono in modo del tutto inappropriato quando lo vedono che mio figlio è diverso. E ho dovuto anche accettare che traggano delle conclusioni gratuite sulla semplice base di quanto vedono.”

Nel 2009, i genitori decidono di portare Christopher ad una fiera locale. Il ragazzo si diverte molto a guardare gli animali, le luci e le giostre e gli piace l’atmosfera divertente nella quale si trova immerso.

Verso la fine della serata, il papà e la mamma lo stanno spingendo sulla sua carrozzella attraverso l’area giochi per dirigersi all’uscita.

“Abbiamo cercato di evitare il contatto visivo con un uomo di un carrozzone che ci chiamava per farci tirare le freccette contro i palloncini”, ricorda il papà.

“Ci sforzavamo di tenere il passo e di superarlo in fretta, ignorandolo. Poi, a un certo punto, il giovane ci ha chiamato. Si riferiva proprio a noi. E continuava a urlare “Ehi! Aspetta un minuto!””

Allora i genitori di Christopher si voltano indietro e vedono il ragazzotto che li rincorre con qualcosa in mano.  Appena li raggiunge con un ampio sorriso, dice: “Ecco, credo che a tuo figlio sia caduto questo”.

E porge a loro un peluche che non apparteneva a Christopher.

“Abbiamo cercato di spiegargli che, probabilmente, quel giocattolo apparteneva ad un altro bambino e che gli era caduto,” puntualizza il papà.

Il ragazzo, con lo sguardo vivace, strizza l’occhio e risponde: “Ecco, sono sicuro che questo appartiene a tuo figlio”.

Appoggiato il peluche sulle gambe di Christopher, sempre sorridendo, si allontana, mentre i genitori lo ringraziano.

Solo quando il giovane se ne va, essi riescono a comprendere l’accaduto e si commuovono.

“Proprio noi che ci reputavamo tanto sensibili, per via del problema di nostro figlio, eravamo colpevoli di una tremenda cosa: avevamo usato contro quel giovane tutti i peggiori stereotipi che la gente è solita tirare fuori con chi lavora nelle giostre. Ossia l’avevamo giudicato, semplicemente, come immondo, squallido, brutto ceffo che stava fumando una sigaretta, ecc. Forse c’è una qualche verità in questi stereotipi, tuttavia, centinaia di persone, quella sera, guardavano nostro figlio come una bestia rara o cercavano di evitarci. E, invece, questo ragazzo ci ha inseguito per fare un regalo Christopher. Non avrebbe dovuto farlo. E io non avrei mai sospettato che “uno come lui” sarebbe capace di fare una cosa del genere.”

È un grande insegnamento che i genitori di Christopher, ma che anche ciascuno di noi, dovrebbe scolpire nel proprio cuore.

“Il più semplice dei gesti da una persona sconosciuta e che avevo, scioccamente, disprezzato, mi ha mostrato l’errore dei miei modi e mi ha ricordato che non dobbiamo mai giudicare, per non essere giudicati,” conclude il papà.

Ed ora quel brutto peluche di un orango arancione siede in un posto d’onore, ben visibile nella stanza di Christopher, proprio per rammentare sempre a mamma e papà, di non giudicare, mai nessuno dall’aspetto esteriore e di non azzardare mai delle supposizioni in base a chi uno è o al lavoro che svolge.

Perché dietro ogni maschera, dietro ogni apparenza c’è sempre un essere umano, con le sue emozioni, i suoi sentimenti, le sue sensibilità, i suoi pensieri: il suo amore.

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4 Risposte to “Il peluche donato a Christopher ed i pregiudizi dei suoi genitori”

  1. Nella vita spirituale esistono molte distinzioni, come nella vita materiale. Chi è analfabeta, chi si ferma alle elementari, chi alle medie,chi giunge al diploma, chi alla laurea ecc… I genitori di Cristopher hanno superato la laurea e questa loro statura li metterà in condizioni privilegiate quando giungeranno alla vita eterna. Di ciò debbono ringraziare il loro figlio,che è ancora superiore perchè avrà diritto a ricevere con l’interesse,per sempre, ciò che non ha ricevuto su questa terra.

  2. Ti ringrazio per le tue lodi ai miei commenti.Dopo aver letto il tuo curriculum mi sento in soggezione nei tuoi riguardi. Mi piace il tuo blog perchè vi trovo finalmente tanta umanità,tanta pulizia,cultura ed un cuore immenso che traspira amore per il prossimo e per la vita.Io sono solo un’autodidatta che ha avuto la fortuna e forse il merito di immergermi nel volontariato nei settori dello sport, della cultura,della religione e della carità. Esso è stato la mia scuola e la mia palestra. Il contatto con realtà tanto diverse,fatto con amore e spesso con sacrificio, mi ha insegnato a vedere dentro le varie realtà umane aspetti della vita,sempre meravigliosa, che sfugge a molti.Valori vorrei donare a chi non ha la fortuna di conoscerli e di possederli.

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