Un “buon pianto” non ci fa sentire meglio?

Il pianto è un modo per manifestare le nostre emozioni ed i nostri stati d’animo. Se è vero che la maggior parete delle lacrime che versiamo sono riconducibili ad emozioni negative, perlopiù di dolore o di rabbia, non possiamo però, nemmeno nascondere che ci siano delle lacrime scaturite da situazioni positive come la gioia, il riso o la commozione.

Crying Baby

Nella saggezza popolare, secondo un insegnamento già degli antichi greci, un buon pianto ha una funzione catartica, ci aiuta a scaricare le tensioni, le paure, le energie negative, le ansie, le angosce accumulate ed, alla fine, ci sentiamo molto più sollevati.

I ricercatori dell’Università del Sud della Florida sostengono, invece, che non sia affatto vero che un “buon pianto” ci dia la possibilità di sentirci meglio.

Al contrario, a
loro detta, piangere può mettere tutto quello che ci accade in una luce ancora peggiore.

Questo è quanto è emerso da uno studio compiuto su un campione di donne olandesi alle quali è stato chiesto di compilare, per 73 giorni, un diario sui loro stati d’animo.

I dati raccolti mostrano che le donne, in media, piangono per otto minuti e, perlopiù, il luogo dove versano le lacrime è il soggiorno.

Circa due terzi delle donne ha ammesso di non essersi sentita affatto meglio dopo aver pianto e che lo stato d’animo negativo in loro si è protratto per i due successivi giorni.

Ed, ancora, il 9 percento delle donne esaminate ha ammesso di essersi sentita persino più depressa e sconvolta dopo il pianto.

“Di contro a quello che si è soliti credere, solo in pochi casi di pianto abbiamo assistito ad un reale miglioramento dell’umore: piangere non fa poi così bene come la gente pensa”, ha dichiarato Jonathan Rottenberg, uno degli autori dello studio.

Perciò, invece di incoraggiare la gente a piangere, le suggerisce di impegnarsi a rafforzare le proprie reti sociali.

“Quando piangere aiuta, è probabile che ciò accada più per il conforto che riceviamo da chi ci sta accanto e che si concentra sui nostri ptoblemi importanti”, ha concluso il ricercatore.

Indipendentemente dalla funzione catartica e ristoratrice o meno del piangere, ancora una volta, sembra, dunque, che, indipendentemente da tutto, l’empatia, la condivisione, la con-passione sia un antidoto molto potente per alleggerire i nostri fardelli di ansie, paure, negatività ed aiutarci, dunque, a superare le nostre difficoltà.

2 Risposte to “Un “buon pianto” non ci fa sentire meglio?”

  1. Penso che lo studio sulle donne olandesi si parziale,anche perchè la loro cultura, che appartiene a quella anglosassone, mette in evidenza l’autocontrollo.In questo caso il pianto è considerato segno di debolezza,quindi di sconfitta. Se si fossero intervistate donne mediterranee sono certo che il risultato sarebbe stato diverso.Se si considera il pianto come sfogo,si comprende che è necessario per scaricare una tensione emotiva,sia cattiva che buona.Quindi esso è necessario per riportare lo stato d’animo alla normalità ed evitare una frustrazione dannosa.Penso che una componente dell’aggressività dipenda da sofferenze che non hanno trovato soddisfazione con chi le ha condivise, o con la preghiera o col pianto,come segno naturale di autocommiserazione.Se gli stranieri danno agli italiani l’appellativo di “brava gente”,non si sbagliano,perchè la nostra educazione, salvo eccezioni,avviene ancora in famiglie dove le mamme consolano i dolori dei loro figli,come vuole natura, anzicchè dire : non piangere,sei un’ometto ( od una donnina).

    • Condivido pienamente la differenza che hai tracciato tra l’approccio mediterraneo e quello anglosassone.
      Per noi non è un tabù manifestare le emozioni, mentre per loro lo è e ciò implica che noi abbiamo una maggiore capacità di ricorrere all’empatia rispetto a loro. Per loro le nostre manifestazioni emotive sono, quasi disdicevoli, perché mettono a nudo la nostra parte più intima, più umana. La cultura Protestante è molto rigida, austera, fredda, la nostra mediterranea, invece, è calda, sensoriale ed emozionale. Quindi per loro piangere è indice di debolezza, per noi, di autenticità, di spontaneità, di sincerità

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