L’affascinante tradizione del coniglio lunare e simili

In queste serate estive di Luna piena, guardando il nostro Satellite è facile lasciarci trasportare dalla fantasia e vedere nelle macchie sulla sua superficie forme, immagini…

Qualche anno fa, nel corso di un viaggio di lavoro in Messico, mentre stavamo ammirando il cielo trapuntato di stelle ed illuminato dalla brillante luce lunare, ci venne raccontata un’antichissima tradizione locale relativa al coniglio nella Luna.

Nel discutere con altri colleghi giornalisti, è poi emerso che analoghe  storie sono presenti anche in molte altre aree del mondo, in apparenza, prive di collegamento con l’America Latina.

Approfondendo, poi, ulteriormente il discorso, è emersa un’interessante geografia di culture popolari che parlano di conigli, di dei, di uomini, di donne, di malfattori, di cuochi,… tutti rintracciabili sul nostro satellite. 

Ma iniziamo dal principio… e, quindi partiamo non dal coniglietto, ma dall’uomo nella Luna.

Il motivo della presenza della sua silhouette sul nostro satellite è giustificato in modo diversi nelle varie culture.

Un’antica leggenda europea sostiene che l’uomo sia stato esiliato là a causa di un qualche crimine da lui compiuto.

Così, secondo una vecchia storia romana, si tratterebbe di un ladro di pecore.

La tradizione cristiana comune, invece, lo identifica con l’uomo ricordato nel passo dei Numeri nella Bibbia

32 Mentre i figli d’Israele erano nel deserto, trovarono un uomo che raccoglieva legna in giorno di sabato. 33 Quelli che l’avevano trovato a raccogliere legna lo portarono a Mosè, ad Aronne e a tutta l’assemblea. 34 E lo misero in prigione, perché non era ancora stato definito che cosa fargli. 35 Poi l’Eterno disse a Mosè: «Quell’uomo deve essere messo a morte; tutta l’assemblea lo lapiderà fuori del campo». 36 Così tutta l’assemblea lo portò fuori dell’accampamento e lo lapidò; e quello morì, come l’Eterno aveva ordinato a Mosè.

Alcune culture teutoniche pensano che sia un uomo sorpreso a rubare dalle siepi di un vicino di casa, e si trovi là per espiare il proprio fio.

Infine, una storia medievale cristiana, ripresa poi da Dante nell’Inferno, ritiene che l’uomo sulla Luna sia Caino esiliato e costretto a vagare là, con una fascina di spine sulla schiena, dopo il suo gesto efferato.

Sebbene non ve ne siano testimonianze nella Torah, la tradizione talmudica parla, poi, dell’immagine di Giacobbe incisa sulla luna.

Ed ancora, John Lyly, nel prologo al suo Endymion (1591), dice: “Non c’è nessun vivente sulla Terra che sappia che cosa fa l’uomo sulla Luna”.

Nella mitologia norrena, Mani è la personificazione maschile della Luna che attraversa il cielo su una carrozza trainata da un cavallo. Egli è continuamente perseguito dal Grande Lupo Hati che lo cattura a Ragnarok. Ed il nome Mani significa, proprio, semplicemente, “Luna”.

Nei miti Haida, la sagoma scura lunare rappresenta un ragazzo che, infrangendo le leggi, ha raccolto la legna. Per punizione è stato portato via dalla Terra e segregato sulla Luna.

In altre culture nel disco del plenilunio viene percepita, invece, la sagoma di una donna, di una lepre o di un coniglio, di  una rana, un alce, un bufalo, o un drago (con la testa e la bocca a destra e il corpo e le ali a sinistra).

Per inciso, non dobbiamo dimenticare che, nel mondo pagano ed antico, molte divinità lunari come Ecate, Selene e Artemide, la Diana romana, sono figure femminili.

Nell’Inghilterra elisabettiana, le macchie lunari sembrano rappresentare una strega che porta dei bastoni sulla schiena, o un vecchio con una lanterna, lo stesso illustrato da Shakespeare nella commedia Sogno di una notte di mezza estate.

Un’immagine più recente occidentale è il profilo di una donna che indossa un ciondolo, dove il gioiello è il cratere Tycho, che durante la luna piena è molto luminoso e brillante.

Anche i musulmani sciiti non mancano di vedere qualcosa di speciale nei giochi di luci ed ombre sulla Luna. Essi ritengono di leggervi il nome di Hazrat Ali Ibne-Abi Talib (figlio di Maometto in legge). Questa interpretazione ha radici in diversi hadith di Maometto che paragona se stesso al sole ed Ali alla Luna. Ci sono anche altre analoghe interpretazioni esoteriche di questo nella filosofia islamica.

Proseguendo, quindi, con il nostro viaggio nello spazio, nel tempo e nelle culture per scoprire le varie figure viste sulla Luna, giungiamo in Nepal, dove ritengono che il regno dei morti sia proprio sulla Luna.

In Nuova Zelanda, una leggenda Māori vede sulla Luna una donna con un albero locale, il Ngaio.

In generale, però, in tutta l’area della Melanesia e della Polinesia, identifica nelle  macchie un cuoco in mezzo a tre forni di pietra.

E se in Cina, c’è una certa predilezione nel leggere le regioni lunari in luce ed ombra come un simbolo dello Yin e dello Yang, nella mitologia sinico-nipponica, è molto diffusa la credenza di un coniglio seduto sulle zampe posteriori.

In particolare, in Cina, molti ritengono che la divinità Chang’e viva sulla Luna, dopo essere stata esiliata là per aver rubato l’elisir dell’immortalità al marito. Secondo altre versioni il coniglio sarebbe un suo compagno incaricato di produrre, nel pestello al suo fianco, l’elisir stesso.

In Giappone e Corea, la cultura popolare immagina un coniglio che pesta del mochi nel tradizionale pestello giapponese.

Tanto in Cina quanto in Giappone il mito del coniglio lunare, rimanda ad un’antica fiaba moralistica buddista, la Śaśajâtaka.

La storia può essere riassunta nei seguenti termini.

Durante la festività buddista Uposathe, intitolata alla meditazione ed a compiere gesti di carità, quattro amici animali (una lontra, una scimmia, uno sciacallo ed un coniglio) si dedicano ad una serie di opere di bene.

Incontrando un anziano affamato, cercano di procurargli di che nutrirlo così, la lontra gli trova del pesce, la scimmia della frutta, lo sciacallo ruba dei viveri da un’abitazione incustodita. Tutti si servono, dunque, dei propri particolari talenti per ottemperare all’intento caritatevole.

Il coniglio, però, essendo sprovvisto di particolari doti, non riesce a procurarsi altro fuorchè della semplice erba. Triste e, comunque, deciso ad offrire qualcosa all’anziano viandante, si getta nel fuoco donandogli se stesso.

Sotto le spoglie del mendicante c’è, però, Sakra, una divinità induista, che, commosso per l’eroica generosità e la grande virtù del coniglio, disegna la sua figura sulla faccia della Luna affiché tutti possano ricordarsi del suo gesto ed imitarlo.

Passando dall’altro lato del Globo, la mitologia delle civiltà precolombiane Mesoamericane identifica, a sua volta, nelle ombre lunari un coniglio.

È Tecciztecatl, il dio azteco della luna, a volte raffigurato come un coniglio antropomorfo.

E se vogliamo, infine, vedere gli influssi di questa antichissima tradizione, nella cultura odierna, basta ricordare le citazioni in Dragon Ball dove la protagonista, sconfitto un malvivente nelle sembianze di coniglio antropomorfo, lo spedisce sulla Luna, o Lamù dove compare il coniglio spaziale incaricato di forgiare le chiavi del destino.

Come sempre è interessantissimo ed estremamente affascinante vedere come, in luoghi e tempi tanto lontani, gli uomini e la loro fantasia giungano sempre a conclusioni analoghe ad archetipi universali (almeno per la nostra specie) e, come, tali miti, leggende, tradizioni si conservino ed evolvano nel corso del tempo. 

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