E se provassimo a guardare con gli occhi di un bambino?

Uno degli aspetti più difficili nella comunicazione, in generale, è di riuscire a sintonizzarci sui nostri interlocutori, a parlare il loro linguaggio, a sovrapporre il nostro immaginario, le nostre esperienze con le loro in modo tale da creare un campo in comune nel quale scambiarci esperienze, informazioni, emozioni, riflessioni.

Uno dei principali “segreti” del fine tuning è la nostra capacità di immedesimarci, di metterci nei panni degli altri, di provare a guardare il mondo dai loro occhi, a ragionare con la loro testa, servendoci dei loro meccanismi mentali.

È un compito che, in alcune situazioni, svolgiamo in modo automatico ed in altre diventa più complesso da realizzare.

Di sicuro, per un genitore o per un educatore, il fatto di spogliarsi del proprio modo di vedere la realtà e provare, invece, a considerarla dalla prospettiva dei bambini è un compito arduo ma non impossibile.

In effetti molti dei problemi che insorgono nel rapporto genitori-figli o docenti-discenti, dipende proprio dal fatto che non c’è un’area di sovrapposizione tra il linguaggio, le immagini, i modelli di ragionamento delle due parti. E che, l’adulto, ha una notevole difficoltà ad abbandonare il proprio ruolo per provare a mettersi in quello del fanciullo per capire come riuscire a comunicare con lui, a spiegarsi e, perché no, a farsi ubbidire.

La strategia dell’immedesimazione è impegnativa ma riesce a dare ottimi risultati su tutti i fronti educativo-formativi ma esige da un lato, la disponibilità e l’umiltà di imparare a considerare l’esistenza di altri punti di vista rispetto al proprio, dall’altro, la capacità di tenere a freno il Peter Pan in ciascuno di noi e di miscelare in modo magistrale le logiche e le modalità comunicative infantili con gli obiettivi proposti.

Partendo da ciò, oggi, voglio proporvi una serie di immagini per mostrarvi come, la medesima realtà, possa assumere significati completamente diversi se guardata da un bambino o da una persona matura.

La differenza tra le due posizioni, spesso, dipende dal fatto che noi adulti, abbiamo perso la fantasia, abbiamo perso la capacità di guardare il mondo con la leggerezza, con la semplicità, con la meraviglia ed, aggiungerei anche, con la gioia dei bambini.

Così, quello che per noi adulti è semplicemente un letto, un luogo dove riposare, dormire, per un bambino è, spesso, un tappeto elastico sul quale saltare, divertirsi.

Gli inerti soldatini di plastica, per un bambino abituato ad utilizzare la propria fantasia,  si trasformano immediatamente in veri e propri soldati che combattono su un campo di battaglia.

Analogamente, quello che per noi è un insignificante rotolo di cartone, per loro è la Durlindana, Excalibur… l’arma più potente e magica del mondo. Proviamo a riflettere quanto castriamo la fantasia dei bambini quando acquistiamo per loro una spada di plastica  invece di lasciare che si inventino loro la loro arma speciale ricavandola dagli oggetti della quotidianità.

Il piccolo triciclo di plastica, magicamente, si tramuta in un mezzo per compiere imprese eroiche, in un monster Truck.

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Quello che, secondo noi, è uno dei luoghi più importanti, la scuola, dove il bambino riceve la formazione che gli servirà nel futuro, non è altro che una tediosa, prigione dalla quale evadere. E, consentitemi qui una riflessione personale maturata sul campo nei panni di dicente, molti insegnati dovrebbero farsi un serio esame di coscienza per capire se la scuola-prigione non dipenda anche dalla loro mancanza di passione per il compito svolto.

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Ecco un altro tema molto caldo e del quale gli adulti genitori, non di rado, sembrano dimenticarsi. Agli occhi del bambino il papà non è semplicemente un uomo come tutti gli altri: è il suo Papà, il suo punto di riferimento, il suo eroe, nazi, il suo supereroe. Che grande conquista sarebbe se tutti i papà, oggi, si ricordassero come appaiono davvero agli occhi dei loro piccolini, magari sarebbe più facile non commettere errori…

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Malgrado tutto, il dottore, resta sempre una figura tabù per i bambini. Continua ad essere l’uomo nero, il boia. In parte è il frutto di un immaginario collettivo penalizzante, ma molto dipende anche dal fatto che molti medici, ancora oggi, affaticano già a scendere dal piedistallo per parlare da pari-a-pari con gli adulti, quindi figuriamoci come ci possiamo aspettare che si “abbassino” (o si alzino!) al livello dei bambini!

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 Le formalità, incluso l’abbigliamento da adulti, che molti di noi apprezzano come anticipazione di ciò che vorremmo diventasse il bambino, come forma di socializzazione anticipatoria, quindi, invero sono un enorme inibizione per il bambino. Ciò non significa che no gli si debbano insegnare le regole, le norme che scandiscono la vita comunitaria, la convivenza con gli altri. Ma piuttosto significa che i bambini dovrebbero continuare ad essere bambini, almeno fin tanto che possono…

Certo il compito di genitore o di formatore oggi è sempre più complesso, tuttavia, anche in questo campo, l’empatia, la capacità di immedesimarsi nei panni dell’altro possono rivelarsi uno strumento di grande aiuto…

6 Risposte to “E se provassimo a guardare con gli occhi di un bambino?”

  1. Come nonno,posso parlare di mia esperienza diretta riguardo tre generazioni.Quest’ ultima è più svantaggiata delle precedenti,le quali a loro volta sono in svantaggio rispetto alla nostra.La mia generazione è cresciuta ascoltando i proverbi e le favole,grande mezzo educativo dei nostri genitori,che ci parlavano pure spesso dei sacrifici che hanno fatto ai loro tempi,quando la povertà era comune in quasi tutte le famiglie.Come era bello sentirli parlare,era un rapporto caldo e continuativo.Le mamme allora facevano solo le mamme,noi giocavamo per strada,ma guai se rincasavamo pochi minuti oltre il consentito.I genitori avevano un mezzo educativo potente: lo schiaffo,che noi accettavamo sapendo che era per il nostro bene. Avevamo pure i baci,le carezze,i complimenti quando ci comportavamo bene.La nostra vita era serena,ci sentivamo amati,anche se dovevamo rispettare regole familiari spesso severe.Ogni bambino aveva almeno due o tre fratelli o sorelle.Si può dire che i veri educatori erano i figli maggiori,che avevano la responsabilità dei fratelli minori e spesso pagavano per le loro marachelle,ma avevano la gioia di essere sempre in loro compagnia e di poter giocare insieme e crescere in simbiosi. La generazione dei nostri figli ha cominciato a crescere vedendo la mamma ed il papà solo quando tornavano dal lavoro,stavano in loro compagnia quasi sempre davanti al televisore ed alla Domenica quando si andava al mare od in campagna insieme.Qualche volta genitori e figli facevano o ricevevano la visita di amici comuni e si faceva festa insieme,genitori con genitori e figli con figli.Alla sera si andava a letto all’ora stabilita usualmente, stanchi e soddisfatti.Era però più difficile per i genitori trasmettere la cultura familiare ai figli perchè si stava insieme meno di quanto era necessario.La generazione dei nipoti si trova in svantaggio rispetto alle precedenti,perchè possono uscire solo se accompagnati da un adulto,dato i rischi di essere rapiti o di finire sotto qualche auto.Il tempo pieno scolastico non lascia spazio per la ricreazione nei circoli parrocchiali,Dove si imparava,oltre al divertimento,il senso della morale e della condivisione.Poveri nipoti,qualcuno si immerge nello sport,quasi sempre a livello agonistico,quindi stressante.Mentre la mia generazione e quella dei nostri figli conserva le belle emozioni,che permettono di conservare la lieta atmosfera dell’infanzia per tutta la vita,quella dei nostri nipoti cresce troppo in fretta,spesso brucia le tappe dell’infanzia e della gioventù imitando i grandi,spesso nei loro difetti,perchè gli adulti li hanno sempre trattati alla pari,per la incapacità di autorevolezza e per disimpegno educativo.Spesso per mancanza della famiglia a seguito di separazioni o divorzi dei genitori. La società di oggi è formata dai nostri figli,fatti adulti ed entrati nel tessuto produttivo della società. In essa è carente l’insegnamento della famiglia o della parrocchia.Ciò si vede dall’aggressività sociale generalizzata,dalla concezione materiale della vita e dall’egoismo generale,che rende difficile il rapporto reciproco sul lavoro, che si riflette a sua volta nei disservizi che soffriamo nella vita pubblica ed ammministrativa.Mentre prima contava il dovere e l’onestà,ora conta il denaro e la furbizia. Per fortuna troviamo ancora molte persone integre,che portano ancora dentro lo spirito della loro fanciullezza e l’apertura alla società.Temo però che la tendenza sia in discesa,anche perchè esiste un bombardamento mediatico che inneggia all’edonismo, all’egoismo ed al materialismo. Solo gli insegnanti e gli amministratori sociali possono migliorare la situazione,se ne prendono coscienza e si impegnano a riportare la società a valorizzare il necessario etico e non il superfluo materiale,molto meno necessario.

    • Caro Aldo, come sempre le tue parole sono piene di saggezza e di grandi insegnamenti. Grazie.
      Io appartengo alla generazione di mezzo e mi ritengo, a mia volta abbastanza fortunata perchè ho avuto una famiglia come quella che hai così perfettamente descritto: Una famiglia dai principi forti, dalle regole che mi hanno insegnato il valore e i valori della vita e nella vita. Anch’io ricordo con estremo piacere quando arrivava la sera e la mamma faceva dire a me e a mia sorella le preghiere e poi ci raccontava una favola per farci addormentare. Allora si andava a letto presto, perchè i bambini devono andare a letto presto, e giocavamo con la fantasia. Ci divertivamo tanto e ci bastava davvero poco, pochissimo per essere felici. In generale nella società che ci stiamo lasciando alle spalle tutto questo è stato messo tra parentesi, come hai giustamente sottolineato tu. Tuttavia, trovo molte evidenze che qualcosa stia davvero cambiando, stanno ritornando i grandi valori, valori forti per gente che ha voglia di cambiare, di non accontentarsi più di un mondo falso, di apparenze, di opportunismi, di falsità. I segnali di questo cambiamento sono ancora deboli, ma ci sono, e, ogni volta che ne registro di nuovi mi compiaccio di quello che sta accadendo. Io ci credo fino in fondo che gli educatori (non solo i genitori) oggi abbiano smarrito questa missione e, perciò, i giovani, privi di modelli, privi di guide, si trovano smarriti. Ti assicuro che è una delle maggiori soddisfazioni, quando gli studenti mi vengono a ringraziare non tanto per quello che ho insegnato a loro delle mia materie, ma per avere dato loro una nuova chiave di lettura, una nuova bussola, una nuova speranza… Ed è quasi buffo che io non dico nulla di diverso da quello che dovrebbero dire a loro i loro genitori, che ho imparato, a mia volta, dalle nostre tradizioni, le stesse che loro dicono di odiare e che cercano di rinnegare. Il segreto è, davvero, di metterci passione e di trasmetterla alle nuove generazioni. Certo è difficile, è molto impegnativo, però sono convinta che ne valga la pena.

  2. Avevo capito da tempo la categoria fortunata alla quale appartieni e la tua risposta al mio commento me lo conferma.Abbiamo entrambi avuto in eredità una candelina per far luce a chi non l’ha ricevuta e non dobbiamo stancarci di metterla a disposizione del nostro prossimo,come carisma del quale non abbiamo merito,ma grande responsabilità di custodire e di donare.Nella mia educazione di scout faccio tesoro della massima del fondatore,Lord Baden Powell: Cercate di lasciare il mondo un pò migliore di come lo avete trovato.

  3. […] di ludicità è un ottimo modo per aiutarci a sintonizzarci ed armonizzarci con loro, superando le naturali differenze di prospettive e mettendo in comune una serie di esperienze ad alta […]

  4. Bellissimo post: simpatico e istruttivo. Come diceva quel tale (McLuhan??) bisogna essere in grado di intrattenere insegnando qualcosa e di educare divertendo…
    Lo condivido sul mio blog.

  5. […] Cattaneo scrive questo articolo (sul suo blog) che merita di essere condiviso. È un’interessante e simpatica riflessione […]

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