Non è l’uomo che fa il gesto ma il gesto che fa l’uomo

Nel mondo che ci stiamo lasciando alle spalle il must, il mantra al quale tutti dovevano sottostare era dettato dal ben-avere.

Il possesso di ricchezze, di beni, di persone, era ritenuto molto più importante, più ambito del ben-essere. O, meglio, per una strana cicuitazione di senso, era finito che il termine “benessere” veniva utilizzato e ritenuto, a tutti gli effetti, come sinonimo di  ì“benavere”.

Con l’ingresso nella civiltà dell’Empatia, qualcosa sta, molto lentamente, ma inesorabilmente cambiando…

La storia è ambientata in una fredda serata del mese di febbraio del 1989, a Ontario, in Canada.

“Avevo appena comprato una macchina nuova, ma a causa della neve e ghiaccio non volevo usarla, quindi ero andato ad un appuntamento con una ragazza che frequentavo da un paio di mesi, usando i mezzi pubblici”, racconta Don Belo.

Allorchè i due giovani hanno finito di guardare il film “Remains of the Day”, con Anthony Hopkins ed Emma Thompson, hanno lasciato il cinema e si sono rifugiati nel primo ristorante aperto che hanno trovato sulla strada.

Entrati nel locale, i due giovani hanno ordinato un caffè ed una fetta di torta di mele calda.

“Ci siamo seduti e di fronte a noi, c’era già seduto un senzatetto con accanto a sé tutto quello che possedeva. Lo vedevamo che aveva davvero freddo e si stringeva a sé il suo pesante giaccone”, spiega Belo.

Il senzatetto era un uomo tra i cinquanta ed i sessanta anni, con i segni evidenti di chi ha ormai trascorso tante notti all’addiaccio e tanti giorni per strada.

Il suo volto era marezzato di rosso e viola ed, è quasi inutile dirlo, si era rifugiato nel locale per cercare un po’ di tepore e riscaldarsi.

“Entrando, l’uomo ha ignorato le altre persone presenti e si è seduto in silenzio ad un tavolo iniziando a tagliare una mela a fettine sottili con un coltello di plastica su un vassoio di fronte a lui”, ricorda Belo.

Poco dopo è entrato nel ristorante un secondo uomo, ovviamente in una situazione analoga al precedente ed in cerca di un riparo dai 20°C sotto zero che c’erano all’esterno.

Entrambi gli uomini indossavano cappotti laceri che erano stati, evidentemente, dati a loro da qualcuno dato che erano estremamente larghi rispetto alla loro corporatura.

Erano entrambi fumatori, dato che le loro mani avevano quell’aspetto malsano e coriaceo tipico dei fumatori  con macchie gialle sparse.

“Il signore seduto davanti a noi” prosegue Belo, “ha fatto un cenno di riconoscimento all’uomo che era appena entrato, che gli ha risposto con un gesto analogo. Era chiaro che si conoscevano. Il primo uomo, però, non ha detto una parola, ma con un movimento calmo, la sua mano ha offerto la sua mela a fette all’amico.”

I due uomini hanno, così, condiviso la mela, ma non insieme.

“Quello dei due che ha ricevuto il dono, ha preso alcune fette del frutto dal vassoio e si è seduto a pochi tavoli di distanza, mentre l’uomo che ha offerto la mela è rimasto seduto vicino a noi”, spiega Belo.

“La mia ragazza mi ha guardato con le lacrime agli occhi  dicendo: “Questa è la più bella cosa che io abbia mai visto”. Non riesco a spiegare i sentimenti e le emozioni che questa scena ha evocato in me. Ma posso dire che a 22 anni di distanza, quando ci penso sono ancora toccato”

Oggi, la ragazza di Belo, è diventata sua moglie ed ammette che “ogni volta che viene fuori questa storia, ci commuove profondamente.”

Belo ha raccontato l’episodio a molte persone nel corso degli anni. Ma ammette che “spesso, anche se vedo che ne sono toccati, credo che non riescano ad apprezzare veramente il fatto che, in una tranquilla strada, un anziano senza tetto ci ha mostrato che cosa è un eroe davvero”

Il movimento di quella mano che porgeva al conoscente le fettine di mela aveva una dignità regale che nemmeno il più grande dei sovrani riuscirebbe mai ad eguagliare perché aveva in sé il più vero e profondo significato e valore del sacrificio per il prossimo

Il gesto di quell’uomo senza casa, apparentemente senza indentità, era molto più eloquente di qualsiasi discorso sull’amore reciproco, sulla carità, sull’empatia, perché era una concreta testimonianza di quanto aveva nel cuoreche poteva suonare, circa, così: “Ho poco o quasi niente, ma se quello che ho ti può arrecare qualche beneficio, prendilo pure, consideralo tuo!”

Una Risposta to “Non è l’uomo che fa il gesto ma il gesto che fa l’uomo”

  1. Sono volontario dell’auxilium da più di un decennio,in servizio per i senza dimora e posso assicurare che fatti simili ne ho osservati molti. Mi sono convinto che la parola “povero”,come viene concepita in generale è sbagliata,perchè riferita alla mancanza di denaro. poveri,in realtà lo siamo tutti, per qualche cosa. Chi è povero di fantasia,chi di affetti,chi di serenità,chi di salute,chi di amorevolezza,chi di ottimismo,chi di religiosità,ecc… – Ho conosciuto nel mio servizio persone serene,ottimiste,sanissime,spiritose e con tanti altri doni,pur non avendo casa e denaro.Ho pure conosciuto fra le mie amicizie persone piene di denaro ed altro,ma senza pace,spesso in lotta acerrima con i loro familiari. Lascio a voi stabilire, fra le due categorie di persone, quale è la più povera.

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