Mark Mitchell: il coraggio di far ridere chi lo sta lasciando

Ci sono alcuni momenti nella vita che può essere estremamente difficile ridere o sorridere, eppure il loro potere magico è l’unica, la migliore e la più giusta soluzione per affrontare le difficoltà, le ansie, le angosce, i drammi che ci struggono e per infondere in chi ci ama un’aurea di serenità, di pace, di speranza…

La storia di oggi è un grande insegnamento che ci mostra proprio l’ineffabile e straordinaria forza di chi, anche nelle circostanze peggiori riesce a rialzare la testa sfidandole con il sorriso sulle labbra. 

Mark Mitchell è un uomo di mezza età che vive in California.

Un giorno, a suo padre viene diagnosticato un tumore maligno e si sente dire, da lui: “Goditi la vita. Io me ne sto andando”.

Pensiamo che cosa significa ascoltare da una persona amata una frase del genere. Tristezza, disperazione, angoscia, un devastante senso di impotenza che ci fa perdere la voglia di credere che la vita sia bella, che ne valga la pena, che esista davvero la felicità, la gioia e, persino, l’Amore.

Ma non proprio è così…

Trascorso un po’ di tempo dal ferale annuncio, un giorno Mitchell riceve una telefonata dai suoi famigliari che lo invitano a ritornare a casa perchè il papà è, ormai, in punto di morte.

Mitchell, immediatamente, prenota il primo volo disponibile per Sacramento, così da raggiungere la città di origine al più presto possibile, dove lo aspettano, oltre al padre, la madre, il fratello Paul e la sorella Claudia.

“Si può immaginare quale era il mio umore mentre ero in aereo. Non sono riuscito a sorridere a nessuno di quelli che ho incontrato durante il viaggio.”

E dire, invece, che, di solito, Mitchell è un uomo estremamente solare, gioioso, burlone. Ma tutta la sua carica di positività sembra sia stata inghiottita dall’imminente dramma.

Tutto sparito, irrimediabilmente. 

“Ho camminato con tanta amarezza attraverso il terminal di Sacramento. Non avevo nessuna fretta di arrivare da nessuna parte. E, soprattutto, in ospedale.”

Ad un certo punto, davanti a Mitchell c’è una donna che cammina con una bambina in braccio.

La piccolina guarda in dietro, verso lui.

Repentinamente, gli occhi della bambina si illuminano come un albero di Natale e, mentre indica il nostro protagonista, grida in modo eccitato: “Babbo Natale!”

Mitchell ha lunghi capelli bianco-argento, una folta barba e baffi, e malgrado non abbia la corporatura massiccia di Santa Claus, la bambina deve avere visto, comunque, in lui una qualche somiglianza.

Sentendo le urla, la mamma si gira di scatto, ed inizia a scusarsi profusamente per lo sfogo della figlia.

Ma Mithcell porta l’indice vicino alle labbra e sussurra, con il suo tradizionale sorriso complice: “Sshh! sono in vacanza!”

Così, la bambina scoppia in una calda risata che le scuote la testa.

Nel frattempo, la mamma si limita a sorridere e si allontana e la piccolina continua a guardare ancora indietro, con il suo grande sorriso splendente.

“Il suo sorriso ha cambiato subito il mio stato d’animo – e la mia vita. Così mi sono messo in testa che non mi sarei mostrato a mio padre se non con un volto sorridente”.

Una volta arrivato in ospedale, Mitchell va alla toilette e, mentre si lava le mani, pensa come cercare non solo di sdrammatizzare ma anche di rallegrare la situazione.

Allora prende tre metri di carta igienica e vi decora l’estremità dei pantaloni con una coda.

“Poi sono uscito dalla porta  con grande stupore Paolo e Claudia!”

Claudia lo ammonisce: “Mark, sai che cosa ti segue?”

Ed egli, “Sì. Che ci posso fare?”

Infine Paul, commenta: “Oh, Cavolo”.

Mitchell segue le frecce dipinte sulle pareti che portato in terapia intensiva.

Lungo tutto il tragitto è accompagnato da risate e schiamazzi.

“Ho continuato per la mia strada come se nulla fosse. Poi mi sono guardato alle spalle ed ho visto Paolo e Claudia seguirmi abbastanza da lontano”.

Le infermiere della terapia intensiva continuano a ridere mentre gli indicano la stanza dove si trova suo padre.

Forti risate lo seguono nell’approssimarsi alla camera, poi entra e vede il padre seduto.

L’uomo ha l’aspetto consunto, ma è incuriosito dal baccano e si vede che sta cercando di capire quanto accade fuori dalla stanza, in corridoio.

Appena il figlio entra, lo guarda in piedi sulla soglia e gli dice: “Avrei dovuto saperlo che eri tu!”

“Ho camminato al suo capezzale, gli ho dato un grande abbraccio ed un bacio e gli ho detto quanto lo amavo. Più tardi, il papà ha chiamato la mamma per un ultimo bacio. e le ha sussurrato: ‘Ci vediamo in Paradiso, amore,’ e se ne è andato.”

Il commento conclusivo di Mitchell è toccante ed intriso di sublime tenerezza come il bacio di addio e l’appuntamento nell’aldilà del papà alla moglie.

“Vorrei poter ringraziare quella bambina. Senza il suo aiuto, sarei andato in lacrime da mio padre e non ce l’avrei fatta a sopportare quella situazione. Grazie a lei, da allora, anche il Natale ha assunto un nuovo significato, che cerco di mantenere vivo tutto l’anno. Ho finalmente capito il vero senso delle parole ‘Pace in terra, a tutti gli uomini di buona volontà'”.

Certo ci vuole un incredibile coraggio per compiere un simile gesto.

Incredibile, ma non impossibile perché è sorretto dalla forza dell’amore, della speranza e, soprattutto, dalla certezza che la morte non può distruggerle.

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