Jack o Jackie? Un bambino di 10 anni può decidere se essere maschio o femmina

Il compito di un genitore è spesso difficile e, non di rado, sentiamo dire che i genitori di oggi tendono, per vari motivi, ad accondiscendere, anche troppo spesso, a tutti i capricci dei figli.

Fino a quando si tratta di soddisfare delle richieste abbastanza ordinarie, sempre “cum ratio”, non c’è niente di male, ma che cosa succede quando i genitori si trovano davanti ad un desiderio estremamente ambivalente, che chiama in gioco l’etica e la morale?

Jennifer e John

sono una coppia dell’Ohio che appartiene ad una famiglia dai saldi valori tradizionali.

Dopo avere avuto una bambina, nel 2001, i due hanno anche un figlio ed il padre sogna già di portarlo a giocare a calcio e a pesca.

Già a pochi mesi di vita, però, i genitori si rendono conto che Jack non è un maschietto ordinario: adora mettersi i vestitini da bambina, giocare con i giochi della sorellina, con la Barbie,  e, soprattutto, il suo colore preferito è il rosa.

“Da quando aveva 18 mesi, ballava sempre indossando abiti ballerina”, spiega la mamma. “Voleva sempre cose luccicanti e le scarpe belle da femmina”.

A circa  due anni dalla sua nascita, Jennifer incomincia  a documentarsi in Internet, per cercare capire che cosa stia accadendo al figlio.

Così, la donna scopre ed inizia  a conoscere la realtà transgender e, con meraviglia, si rende conto, lentamente, che il suo bambino è proprio transgender.

La situazione diventa grave a scuola dove i compagni lo considerano gay.

Tra i primi a domandare a Jack se vuole diventare una ragazza c’è la sorella Sagan. E la risposta del bambino è immediatamente affermativa.

A dieci anni, Jack, un giorno, va in lacrime dalla mamma e le dice che le deve parlare. La donna lo incoraggia a proseguire ed egli le confessa: “Sono una ragazza e non posso più continuare così”.

Senza nessuna esitazione, Jennifer gli risponde: “ok”.

Si tratta, però, di una situazione molto delicata e difficile da affrontare. Ma decidono di assecondarlo e si rendono, immediatamente, a soddisfare il suo desiderio di essere femmina.

Così, la famiglia di Jack smette si di rivolgersi a lui al maschile ed, usa, invece, il femminile.

In un primo momento, gli danno il permesso di indossare gli abiti della sorellina in casa, ma, lo fanno andare a scuola ancora vestito da maschietto. Ogni giorno diventa una guerra da combattere, per Jackie che continua a piangere e soffrire per quanto sta accadendo.

I genitori si trovano, dunque, davanti ad un bivio e pensano di cambiare comunità così che nessuno sappia che prima era un ragazzo.

Con il consiglio di una specialista in problemi transgender, i genitori capiscono che l’unica cosa che possono fare è di sostenere il proprio figlio.

Alla fine, però, gli consentono di vivere come una ragazza a tempo pieno, anche a scuola ed altrove.

Ed, ora, quando si chiede al padre di Jackie dei suoi figli, egli dice di avere due figlie.

Ma, non tutti i membri della famiglia accettano questa realtà.

Il nonno è profondamente contrariato: “Non posso accettare che un bambino di nove o dieci anni, possa prendere decisioni per se stesso, per che cosa dovrà essere per tutta la sua vita”.

Benchè i genitori di Jackie si preoccupino per il suo futuro, in particolare per le questioni della pubertà e come Jackie potrà essere trattato nella vita o sul lavoro, per ora, si stanno concentrando a cercare di dargli la felicità che desidera.

Quando Jackie si guarda allo specchio, tutto quello che vede è “una ragazza che è una persona”, spiega la mamma.

La storia di Jack o Jackie ci mostra come la condiscendenza dei genitori, che può essere positiva, in alcuni casi, in altri si riveli estremamente problematica.

Certo, come sempre, quando si trattano questioni così delicate è facile, per chi non è coinvolto in prima persona, giudicare, esprimere giudizi, ma nessuno di noi può esentarsi, almeno, per un istate dal provare a riflettere su questo fatto e sul ruolo fondamentale dei genitori per il futuro dei figli

2 Risposte to “Jack o Jackie? Un bambino di 10 anni può decidere se essere maschio o femmina”

  1. L’atteggiamento mentale riesce spesso a condizionare quello psichico e fisico. Porto ad esempio un caso che mi è stato confidato da una persona che frequenta il centro ascolto dove da oltre dieci anni faccio volontariato,frequendato pure da diversi gay e transessuali, che rispondono volentieri a mie domande sulla loro situazione,per me oggetto di studio. Giulia (nome casuale) è nata maschio, ama molto la madre,che stima, ma disprezza il padre,che dice essere poco di buono. Alla mia domanda: quando hai cominciato a sentirti femmina mi ha risposto: mia madre (separata dal marito) desiderava una femminuccia e mi ha sempre trattato come tale,vestendomi pure con abiti femminili.Io quindi mi sono sempre considerata femmina. Qualche trans è cresciuto in una famiglia dove la figura paterna o materna era assente.Penso che molti siano i motivi che portino al cambiamento di sesso: psicologici,ormonali, spesso di rifiuto alla propria identità per difficoltà a rapportarsi col sesso diverso,anche per come la società costringe ad anticipare le esperienze sessuali,col suo bombardamento mediatico,che ad alcuni crea il senso di rigetto,anzicchè di stimolo,portandoli ad orientarsi in modo omosessuale.A volte esperienze omosessuali casuali infantili creano dipendenza (si spiega così il comandamento evangelico: non commettere atti impuri).Il caso di persone nate nel corpo di sesso opposto lo ritengo rarissimo.Lo dimostrano gli omosessuali che sono riusciti ad avere figli dando il loro seme se maschi o ovuli se femmine,a persone compiacenti che hanno prestato il loro corpo affinchè si sviluppassero.

    • In effetti, come hai evidenziato tu, e pochi tendono a considerare, spesso l’attenzione (soprattutto da parte dei mass/new-media) è focalizzata sull’aspetto esteriore e non si preoccupa minimamente di sottolineare le cause profondamente diverse alla base della situazione osservata. Ciò implica una forte tendenza a semplificare e generalizzare il che impedisce di esaminare in modo serio ed approfondito l’argomento, e , quindi, anche di affrontarlo in modo corretto

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