Rob Spence: la grande sfida del primo uomo eyeborg.

Negli anni ’70 un’avvincente serie televisiva raccontava la storia di un uomo da 6 milioni di dollari che, in seguito ad un incidente, aveva visto sostituire alcune parti del proprio corpo, con sofisticate strumentazioni in grado di replicare le funzioni umane, ma di gran lunga potenziate.

Fantascienza, all’epoca: oggi una realtà, anzi, per essere corretti, un’augmented reality!

Rob Spence, un trentanovenne di Toronto, si serve spesso del termine “borg” (“Raggi-borg”, “orecchio-borg”, “seno-borg”…) forse perché  il più famoso “eyeborg” del mondo.

Spence ha perso l’occhio destro quando era un bambino in seguito ad un incidente in Irlanda.

“Avevo nove anni. Ero un po’ uno scapestrato e così, mi sono perso l’occhio” dice.

Spence stava giocando con il fucile del nonno e, mentre mirava ad un mucchio di letame, il rinculo di un colpo gli ha danneggiato l’occhio destro.

L’incidente lo ha lasciato cieco ed è stato quando l’occhio danneggiato, quando, sei anni fa, è stato costretto a rimuoverlo, gli è venuta la bizzarra idea di non inserire un tradizionale occhio di vetro nella cavità lasciata vuota, ma di mettere una mini-telecamera.

“Il mio ‘occhio’ ha una batteria, una videocamera, un trasmettitore ed utilizza la stessa tecnologia di un microfono senza fili. È come un auto-trasmettitore video,” spiega l’eyeborg.

Sebbene l’occhio bionico non gli restituisca la capacità di vedere, gli permette, però, di trasmettere tutto ciò che vede ad un piccolo monitor.

Indossa l’occhio ed il kit con il monitor solo quando sta compiendo delle riprese.

Di recente il regista ha spinto il suo progetto ad un ulteriore livello pubblicando il suo primo documentario girato proprio tramite la telecamera del suo occhio

“È un’idea ispirata, prevalentemente, alla cultura pop quella di avere una telecamera al posto dell’occhio. Non so se qualcuno abbia mai incontrato nessuno senza un occhio e che ha fatto qualcosa di simile “, spiega Spence.

“Si tratta di un’idea tanto originale che è come se qualcuno che perde una mano e dice, ‘sì dovrei mettere al suo posto un gancio come un pirata’.”

Con l’aiuto di un team di giovani ingegneri, Spence è stato, dunque, il primo al mondo a trasformare questa bizzarra fantasia in una realtà.

Gli hanno costruito una telecamera che gli calza perfettamente nell’orbita oculare e, con l’aiuto di un rice-trasmettitore wireless, è in grado di registrare ogni cosa nel suo campo visivo.

La fotocamera è un piccolo strumento di 3,2 millimetri quadrati ed ha una risoluzione di 320×240.

Spence è stato a Melbourne lo scorso anno per l’ Other Film Festival dove, per la prima volta, ha mostrato il filmato girato con la sua telecamera oculare.

Spence, che lavora anche per agenzie pubblicitarie, è stato ingaggiato dal team del videogioco campione d’incassi Deus Ex: Human Revolution, per creare un documentario, utilizzando la fotocamera occhio, con se stesso e gli altri che lo circondano nella vita reale, tramite la sua  protesi “cyborg”.

I 12 minuti di documentario sono stati pubblicati su YouTube ottenendo un record i più di 280.000 visite in cinque giorni.

L’obiettivo era di confrontare il mondo reale visto dall’occhio di un cyborg con quelli presenti nel gioco, ambientato nel 2027 e che ritrae una realtà dove le persone si amputano le proprie membra umane per sostituirle con altre parti del corpo bioniche molto più avanzate.

Uno dei personaggi del videogame ha un occhio elettronico che può non solo registrare dei video come Spence, ma che ha anche la telecamera che collega il nervo ottico con il cervello consentendogli di sovrapporre la visione del personaggio del gioco con i dati in stile augmented reality.

Nel mondo reale le persone con protesi sono fortunate ad avere il 20 per cento delle funzionalità delle loro membra umane, tuttavia, Spence ritiene che la tecnologia stia avanzando così rapidamente che, alla fine, in breve, tutte quelle che oggi sono semplici fantasie di un’umanità aumentata nel gioco, diventeranno reali.

“L’ingegneria fa passi da gigante e se è vero che la gente ormai si taglia delle parti del corpo per questioni estetiche, come per rifarsi il naso, la mia situazione non è poi tanto distante dal diventare una realtà diffusa”, commenta Spence.

“Certamente la sfida principale è qualcosa l’interfacciamento del cervello con la macchina che riprende… quello sul quale stanno lavorando in questo momento è proprio il tentativo di collegare macchine direttamente al nostro sistema nervoso ed al nostro cervello. Sono esperimenti appena iniziati, ma stanno avanzando rapidamente.”

Spence racconta che le persone, solitamente, hanno due tipi di reazioni quando lo vedono: la prima è di essere meravigliati lasciandosi influenzare dall’aspetto fantascientifico del suo caso. Dopo questa reazione iniziale, subentra, però, rapidamente, una serie di osservazioni sulle implicazioni per la privacy.

Ma Spence pensa che il timore di vedere lesa la propria privacy sia molto discutibile visto che, ormai, moltissimi hanno una piccola telecamera in tasca.

La vita è dura per un eyeborg e l’occhio bionico di Spence ha avuto un effetto interessante sulla sua vita sentimentale.

“Quando sono con una ragazza devo sempre farle il discorso sul mio occhio- telecamera. Ed è davvero difficile spiegare e fare capire a loro che non sei quel tipo di ragazzo.”

Spence ha un prototipo di base eyeborg costruito nel giro di pochi mesi, ma, da sei anni a questa parte, il suo progetto ha già attraversato diverse fasi.

Se avesse finanziato il progetto da sé gli sarebbe costato più di un milione di dollari, ma i tecnici ed fornitori si sono appassionati tanto alla sua insolita e sfidante idea che si sono fatti carico della maggior parte delle spese.

Uno dei primi prototipi è stato incluso nell’elenco del Time Magazine delle migliori invenzioni dell’anno nel 2009.

“Non è come se fossi Apple, non si tratta di scegliere tra un iPhone 4 contro a un iPhone 5. Il primo era un concetto prova e sembrava qualcosa di terribile, ma ha funzionato”.

“Il primo prototipo era sfocato ed aveva un sacco di interferenze, perché era wireless RF. Il secondo funzionava bene fuori degli occhi, ma una volta che l’ho messo nella mia orbita, c’era l’interferenza della carne così abbiamo anche dovuto introdurre un’antenna che va a destra sulla guancia.”

Al terzo tentativo, il dispositivo è stato ulteriormente perfezionato. La telecamera, collegata ad una batteria ed un trasmettitore wireless, si inserisce nell’orbita oculare e comunica con un ricevitore esterno collegato ad un dispositivo di memorizzazione.

Per scherzo, uno dei prototipi illumina l’occhio con un led di luce rossa per consentire a Spence di assomigliare al cyborg del film Terminator.

Per quanto riguarda i prossimi passi del progetto, Spence ha detto che ha voluto fare un lungometraggio documentario più approfondito rispetto alla versione di 12 minuti girata per il gioco Deus Ex.

“Penso che, a questo punto, sono arrivato ad una merenda nutriente e gustosa, ma mi piacerebbe fare un pasto completo, un documentario cyborg”.

Mentre non si considera affatto un disabile, ammette, però, che il suo occhio lo ha reso molto più sensibile alle esigenze delle persone disabili, e, pertanto, è particolarmente entusiasta dei progressi compiuti nel campo delle neuro-protesi – una branca della scienza che installa protesi cibernetiche direttamente nel cervello di una persona disabile, restituendo a loro la capacità di controllare gli arti.

Secondo Spence la tecnologia per compiere una rivoluzione umana esiste già e, con molta probabilità, sarà qualcosa di comune nel giro di cinque o dieci anni.

In realtà, Spence sostiene che l’unica cosa evidente è la nostra mancanza di comprensione del nostro cervello.

“Abbiamo tutta la tecnologia di computer che ci serve: non è questo il problema. Il problema è, in realtà, di comprendere il migiore computer umano, perché il cervello di ognuno è diverso”

Per quanto lo riguarda, l’era del borg è già arrivata.

Spende ribadisce che “La gente sta già tagliando le parti del proprio corpo solo per l’estetica. Hai visto Pamela Anderson? Mi piace chiamarla seno-borg”.

La persona media oggi è già significativamente diversa dagli uomini delle caverne, e Spence è convinto che la bio-meccanica sarà semplicemente un breve capitolo nella storia umana.

Nel frattempo, però, egli è felice di continuare ad usare la parola “borg”.

Così, mentre stimo assistendo al profondo cambiamento antropologico della nostra specie, che sta difondendo la nuova generazione dell’UniCum, con il sussidio delle nuove tecnologie come estensioni del nostro Sé, vediamo anche la possibilità aumentare le nostre facoltà fisiche: benvenuti nell’era multi sensibile e nella sua realtà aumentata!

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