Se le marche fossero oneste… quale sarebbe il loro messaggio?subliminale

Nel modo dei consumi siamo abituati a conoscere le marche, ad associare a ciascuna di esse un determinato bouquet di valori ed a costruirvi attorno quello che, in termine tecnico, si chiama un “mondo possibile”.

Così, per esempio, il mondo possibile di Coca Cola contiene dalla famosa bottiglietta a Babbo Natale, dalla ricetta segreta ai valori dell’American Style, dal “vorrei cantare insieme…” ai gadget… e quello di Mulino Bianco è composto dalla famiglia felice al colore beige delle confezioni, dal piccolo Mugnaio e Clementina alla campagna, la naturalità…

Ogni marca racconta, dunque, particolari storie che ciascuno di noi reputa più o meno verosimili, associandole o no all’esperienza diretta e personale compiuta della marca stessa.

Ma che cosa succede se proviamo a considerare le varie marche in modo disincantato, senza lasciarci abbagliare dalla polvere di stelle che le avvolge?

Questo è l’approccio di una  speciale forma di comunicazione definita “Subvertising”, una specie di pubblicità al contrario che, invece di incensare ed indorare la marca o il prodotto, li presenta in modo ironico, dissacratorio, mettendone in luce i difetti, gli aspetti disdicevoli…

Proviamo, dunque, a vedere come potremmo leggere  alcuni brand noti, in una simile prospettiva.

Incominciamo, dunque, proprio dalla Coca Cola.

COCACOLA

In quanto emblema dell’Americanità, status symbol nei paesi del Terzo e Quarto Mondo, la bevanda bruna dolce con le bollicine, è, più che mai, un’icona del consumismo, della globalizzazione, della capacità di un prodotto di adattarsi allo Zeitgeist, di coevolvere con la società. Così la sua formula segreta non è rappresentata tanto dagli ingredienti che la compongono, quanto dal suo camaleontismo. Una straordinaria flessibilità che riesce a renderla la bibita più appetita anche in un’epoca di salutismo come l’odierna. Perciò CocaCola potrebbe essere tranquillamente sostituita con COMMERCIALISMO.

MCDONALD’S

Passando all’altra icona della postmodernità e della globalizzazione o, meglio, della glocalizzazione, il simbolo della razionalizzazione e dell’efficienza, del controllo e del fast living, anche McDonald’s non può mancare in questo elenco. E, dato che viene additato tra gli imputati della pandemia di obesità dilagante, è abbastanza naturale che il suo nome si converta in McDIABETES.

FACEBOOK

Il più diffuso social network in Italia, pur avendo un’importante funzione di connessione e comunicazione tra persone distanti, in primis fisicamente, è, invero, anche un perfetto strumento per la procrastinazione.

In una tale ottica, si tratta di un modo per rimandare, per posticipare, per temporeggiare evitando l’incontro fisico, faccia a faccia. L’interfaccia digitale è un modo per camuffarsi, per nascondersi, in un certo senso (anche se con Facebook ciò avviene molto meno che con Second Life), per crearsi un’altra identità, un’altra personalità che, incontrando l’interlocutore, in carne ed ossa, viene, inevitabilmente, smascherata.

APPLE

Apple è, indubbiamente, una delle maggiori marche di culto nel campo dell’elettronica. Ma, prima ancora di essere una serie di prodotti, è uno stile di vita, un modo di pensare, un gusto estetico, un approccio al mondo.

E se è vero che il mondo si divide tra gli adepti della mela e gli adepti del pc, è non meno vero che la differenza si gioca non solo a livello di immagine ma anche di costi. Così, se l’estetica nel Mac è un pre-requisito, è un aspetto distintivo, non meno caratterizzante è il fatto che non tutti possono permetterselo. Ossia  Apple= L’APPARENZA COSTA!

WINDOWS

Passando all’altra “chiesa”, Windows è un sistema più democratico e democratizzato di Apple. Si tratta dell’ambiente digitale nel quale la maggior parte di noi vive e lavora. Quindi, non è poi molto inesatto sostituirlo con WILL WORK FOR A WHILE= lavorerò per un momento… sottintendendo che dopo quell’attimo, il computer serve anche per altro: comunicare con gli amici, scaricare filmati, giocare ai social game…

MARLBORO

Di contro alle varie campagne di fear arousing (che suscitano il terrore per disincentivare la gente dal fumare), la subvertising contro le multinazionali del fumo ha una lunga storia alle spalle. E l’idea di trasformare il termine Marlboro in MONEYWASTER, spreco di soldi, è un modo ludico per sottolineare uno dei vari aspetti deleteri (invero uno dei meno gravi) del fumare.

CAMEL

L’ironizzare sull’altra grande marca di sigarette, rimanda, invece, proprio alla questione della pericolosità del fumo per la salute ed il Wellthiness. Già l’immagine del cammello è un’inequivocabile monito contro l’impotenza maschile causata dal fumo, il gioco sul nome indica, poi, il pericolo  peggiore: il tumore, così Camel diventa  CANCER. 

NINTENDO 

Il marchio famoso per i videogame rimanda all’idea di una serie di prodotti dedicati al tempo libero, ai momenti di ludicità che punteggiano l’esistenza di oggi. Pertanto, la conversione del nome del name in NOTHING TO DO (niente da fare) rispecchia perfettamente l’esperienza profonda offerta dalla casa di videogiochi.

PORSCHE

Che l’automobile sia un’estensione del proprio sè ed un’indiscussa icona fallica, indice di virilità e di potenza per l’uomo, è ampiamente conclamato nel mondo dei consumi. Se poi si aggiunge che l’immagine della marca Porsche è circonfusa da un’aura di snobismo, di eleganza, di narcisismo, non è difficile assentire alla sostituzione del nome Porsche con PENIS EXTENDER.

L’OREAL

Ricordando che il claim della marca è “Perchè io valgo/tu vali/noi valiamo”, il narcisismo e l’estetizzazione,  la vanità e la sete di vuote apparenze sintetizzano perfettamente lo spirito dell’epoca di transizione convertendo L’Oreal in L’IRREAL APPARENCE.

Concludendo, nel grande gioco dell’ironia anche le così dette love brand possono trasformarsi nel loro opposto dimostrandoci che, osservate da un’altra angolazione, i loro valori, le loro caratteristiche positive, possono convertirsi nel loro opposto. Ciò prova, tra l’altro,  l’effettivo empowerment dell’odierno con-sum-atto-re.

2 Risposte to “Se le marche fossero oneste… quale sarebbe il loro messaggio?subliminale”

  1. Per disincantarsi dal messaggio pubblicitario non occorre deformarlo,basta dirsi: quanto per quella pubblicità debbo pagare quel prodotto di più?

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