Clive Wearing: l’uomo con la memoria di 7 secondi

Un uomo senza memoria è un ammasso di presente senza futuro.

La memoria è il prezioso scrigno che contiene chi e che cosa siamo, che ci consente di spiegare le nostre scelte ed i nostri gusti, che ci aiuta nel prendere delle decisioni e delle posizioni.

File:50 volte il primo bacio.jpg

Nel piacevole film “50 volte il primo bacio”, diretto da Peter Segal nel 2004, si narra la storia di una ragazza che, ogni mattina non poteva più ricordare nulla di quanto accadutole. Così il ragazzo che cerca di conquistarla, con la collaborazione del padre e del fratello di lei, decide di registrare un video e di mostrarglielo, appena si sveglia, servendosene come di una surrogato delle memoria mancante.

Fino a qui la finzione cinematografica… ma c’è qualcuno che soffre veramente di una forma di amnesia, forse ancora peggiore, perchè riesce a ricordare solo gli ultimi 7 secondi.

Clive Wearing è affetto da uno dei peggiori casi di amnesia al mondo.

Un tempo è un famoso direttore d’orchestra che vive a Londra.

Nel 1985, al culmine della carriera professionale, contrae un virus che gli cambia drasticamente la vita.

Ora Wearing ha 67 anni e si trova in una clinica che si prende cura delle persone che hanno subito danni cerebrali. È costantemente sotto controllo.

La situazione cerebrale di Wearing precipita nel giro di brevissimo tempo a marzo del 1985.

Tornato a casa dal lavoro, si sente accaldato e febbricitante.

Il sabato inizia a soffrire di un terribile mal di testa.

Martedì non gli è ancora passato e non riesce più a dormire di notte.

Intanto la febbre continua ad aumentargli raggiungendo i 30°C.

Mercoledì si sente molto confuso e non riesce a ricordare nemmeno il nome di sua moglie Deborah.

E la febbre prosegue a salirgli fino a 40.

I medici vanno e vengono dalla casa per assisterlo. Intanto Deborah decide di lasciarlo riposare e se ne va dalla stanza.

Ma quando ritorna da lui ha scopre che è scomparso.

Preoccupata ed in ansia, nelle ore successive, chiama molti ospedali e stazioni di polizia di Londra per sapere se qualcuno abbia notizie del marito.

Wearing si è alzato ed è uscito completamente vestito con il suo cappotto ed una copia del Times sotto il braccio.

Fuori casa chiama un taxi e, dimentica sia dove sta andando sia dove vive.

Così, il tassista lo conduce alla stazione di polizia di Hampstead dove viene identificato.

Tornato a casa lo visitano e concludono che l’uomo è affatto da un grave attacco di influenza che sta circolando a Londra.

Le sue condizioni peggiorarono tanto da dovere essere ricoverato all’ospedale di Santa Maria dove i medici si rendono subito conto che il cervello di Wearing è stato colpito da herpes simplex che, raramente, può attraversare la barriera emato-encefalica e causare l’encefalite o l’infiammazione del cervello.

Il virus gli ha già distrutto l’ippocampo e l’area del cervello cruciale per la memoria e l’apprendimento, gettandolo in un’irrimediabile stato di amnesia.

Nonostante, la sua dote di riprodurre la musica non sia intaccata dal virus, egli non sa di averla, ne è del tutto ignaro.

Appena finito di eseguire una magistrale performance al pianoforte, se gli si chiede qualcosa della sua esecuzione egli, tranquillamente, risponde: “Non ho mai sentito una nota da quando sono malato e io non so che cosa vuol dire suonare.”.

L’unica persona che riconosce è la moglie Deborah.

Per cercare di ricollegare il suo passato con il presente, e, quindi non essere costretto a vivere in un eterno, sradicato presente, Wearing tiene un diario: lo fa da anni.

In questo egli registra quello che sembra essere il suo primo momento di lucidità che si ripete, continuamente, più e più e più volte.

Appena ha registrato “questo evento epocale”, l’ha già dimenticato. Ed anche con davanti a sé il diario, dimentica immediatamente quanto ha appena registrato.

Così, l’uomo non ha un solo ricordo da quando è stato colpito dalla malattia.

Non ha memoria di nessuno degli eventi della sua vita, ma è in grado di ricordare i numeri ed i nomi fin dalla prima infanzia.

Riesce a parlare servendosi, inoltre, di un vocabolario forbito. Può leggere e scrivere, ma non ricorda di averlo fatto.

Vive nello stesso momento più e più volte, senza consapevolezza o memoria. Il suo stato è, da molti, considerato una morte vivente che lo costringe a ricominciare sempre tutto da capo.

La situazione di Wearing è molto simile a quella dei pesciolini che teniamo nell’acquario la memoria dei quali non si spinge più in là di 5 secondi nel passato.

Ammesso che, come hanno ampiamente dimostrato in parte la Modernità e completamente la Postmodernità con il loro cieco schiacciamento sul presente, il non ritenere il passato rende l’esistenza priva di fondamenta e, quindi, incapace di spiccare il volo verso il futuro.

Restare ingabbiati nell’orizzonte temporale dell’hic et nunc, lungi dall’essere un’occasione eccitante di illudersi che tutto sia sempre nuovo, senza legame con quanto è stato e quanto verrà, è, indubbiamente fonte di ansia, di frustrazione, di angoscia… Lo stesso malessere che ha trascinato la Postmodernità nel baratro del pessimismo e del nichilismo.

La memoria di una civiltà come di un uomo è la propria storia, la propria identità, la propria anima e chi ne viene privato perde una parte fondamentale di sé. La memoria è il grimaldello per capirsi e per capire, per agire e per progettare.

Un altro aspetto degno di essere sottolineato nella storia di Wearing è il fatto che si ricordi solo della moglie. È come se il vero amore, l’Amore con la maiuscola, fosse più potente persino della forza della malattia, è come se il legame che unisce l’uomo alla donna fosse qualcosa di così indelebile, di così radicato nel cuore, così intrinseco nella sua anima che nulla può cancellarlo o rinnegarlo.

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