Parlare a bambini dell’asilo di una famiglia omosessuale?

Mentre molte le ricerche e sondaggi mostrano una forte domanda ed esigenza espressa dai bambini e dai giovani di ritornare ad avere come punto di riferimento la famiglia, i genitori, mamma e papà spesso dipinti alla stregua di eroi e supereroi, ai bambini delle scuole materne di Milano viene suggerito un testo, illustrato da Altan, che spiega a loro il presunto significato della famiglia oggi ed il suo valore.

Fino a qui niente di male: era ora che qualcuno ritornasse a parlare dell’importanza della famiglia nella società e, soprattutto, nella crescita e nella formazione delle nuove generazioni.

L’unico neo in tutto ciò è il fatto che il testo in questione dipinge la famiglia tradizionale alla stregua di una realtà anomala cercando di darle una connotazione negativa.

Di contro a tale scenario un po’ scialbo e monotono, se ne profilano altri innovativi che dovrebbero rispecchiare la direzione che sta prendendo il discorso sulla famiglia.

Così, accanto alla coppia di conigli, ce ne è anche una di pinguini gay, in frac e bombetta, presentati, a loro volta, per essere politically correct, come una famiglia.

Tralasciando l’infuocato dibattito politico che si sta scatenando attorno all’iniziativa milanese e che ha scomodato anche la Chiesa, vorrei condividere con voi qualche considerazione sul significato di impartire un simile insegnamento a dei bambini dell’asilo.

Ammesso pure che qualcuno possa invocare il diritto anche per gli omosessuali di amarsi e di vivere insieme, siamo sicuri che una simile campagna possa essere positiva, educativa per i pubblico di riferimento infantile solo perchè insegna a rispettare chi esce dalle convenzioni sociali, religiose, morali che sono alla base della nostra civilizzazione culturale, e non finisca, invece, per creare una pericolosa situazione di confusione e smarrimento nei bambini?

Sdoganare l’idea che in una Famiglia possano esserci due papà o due mamme può essere, per qualcuno, un segno di progresso, di emancipazione, di libertà, ma abbiamo pensato quali sono le conseguenze sugli eventuali figli?

Forse sarebbe il caso di riprendere in mano i vecchi libri di psicologia, di pedagogia, di sociologia o magari anche solo un po’ di buon senso, per capire l’entità del danno.

Ma forse,oggi siamo tutti troppo impegnati a rivendicare i diritti nostri, degli adulti, per fermarci un istante a riflettere sui diritti dei bambini.

Ma ci siamo davvero dimenticati che il compito della mamma e quello del papà non possono essere assolti da solo uno dei due genitori e, tanto meno da due mamme o due papà?

Un bambino che cresce in un simile ambiente, per quanto venga amato e curato, è sempre, in un certo qual modo, menomato di una figura fondamentale per la sua formazione affettiva, emotiva, psicologica, relazionale e culturale.

Avendo due papà gli mancherebbe l’immagine materna, femminile, emblema della dolcezza, dell’amore, della sentimentalità, dell’affettività, della tenerezza, della comprensione. Sarebbe deprivato del rifugio e sostengo materno nel momento della paura, della sofferenza, del dolore. Una bamino con due papà perderebbe, dunque, l’esperienza della dmensione femminile, dell’amore materno che, per quanto possa impegnarsi, nessun uomo omosessuale o eterosessuale potrà mai dargli.

Il medesimo discorso varrebbe, specularmente, nel caso di un’eventuale “famiglia” con due mamme.

Qui il bambino soffrirebbe dell’assenza di una figura maschile, di un padre che, come noto, ha il compito di trasmettere le regole, i principi, i comportamenti, di garantire una sensazione di sicurezza, di forza, di certezza.

Ad un simile bambino risulterebbe, con molta probabilità, piuttosto ostico il confronto con i contesti istituzionali (nel senso ampio del termine), con le relazioni interpersonali, con la gestione dei giochi di potere e di equilibrio.

Non stupirebbe, pertanto, se i figli di coppie omosessuali, una volta adolescenti o adulti, avessero una visione distorta delle donne o degli uomini, dell’amore, del modo di relazionarsi,…

Non si tratta di una questione meramente morale o politica, come molti stanno cercando di spacciare, invero è assai più profonda perché ha un impatto consistente e destabilizzante sulla sfera antropologica, psicologica, culturale, sociale.

E volendo anche solo restare nell’ambito naturale, malgrado alcuni, sicuramente, ribatteranno che c’è qualche sporadico caso di omosessualità in alcune specie o che finiranno con il citare i soliti greci antichi dove l’omosessulaità era accettata (chissà perché con tutto quello chi ci hanno insegnato, vengono citati solo per questo aspetto!), che ne sarebbe di un mondo di omosessuali? Chi porterebbe avanti la nostra specie? Certo, anche qui, altri risponderanno, risponderanno riferendosi all’ingegneria genetica…

Ma siamo davvero sicuri di volere un mondo di bambini nati in provetta,  che non hanno mai provato la tenerezza di un abbraccio materno e la sicurezza di un consiglio paterno?

Parlare di una banale famiglia con una mamma, un papà e dei figli, ad alcuni, potrà sembrare retrogrado, obsoleto… ma siamo sicuri che lo sia davvero e che chi propone qualcosa di diverso, in nome della libertà, della tolleranza, non finisca per distruggere la nostra civiltà, la nostra società?  

6 Risposte to “Parlare a bambini dell’asilo di una famiglia omosessuale?”

  1. Matteo G. Luoni Says:

    Questo articolo pecca di un’evidente superficialità morale e scientifica.
    A partire dall’inizio, per avvalorare una tesi – che non mi permetto di chiamare pregiudizio, bensì scarsa conoscenza – si prendono a evidenza un sondaggio commissionato da una multinazionale e quella che vedo come una personale idiosincrasia dell’autrice contro i negativi, amorali, sporcaccioni….coniglietti.
    Posso ricordare che agli occhi di un bambino i conigli non sono animali copulanti, bensì tenere, rassicuranti e familiari creature?
    E che i pinguini, per quanto possano sembrare più distinti e dignitosi, sono esemplari di una specie conosciuta e al tempo stesso esotica – e che quindi invoca curiosità, avvicinamento?
    Ad ogni modo, partendo da postulati simili, non c’è da stupirsi, nè da biasimare l’autrice per lo sviluppo della tesi che segue.
    Senza andare a pescare “vecchi libri di psicologia, di pedagogia, di sociologia” (si capisca perchè siano vecchi), è noto a chi abbia studiato queste discipline che figura paterna e materna – descritti bene nelle loro funzioni nell’articolo – non debbano essere necessariamente intese e sovrapposte come padre e madre. Anche in famiglie canoniche, funzionali, il bambino o la bambina possono avere come punti di riferimento cardine figure altre (spesso più di una allo stesso tempo) – nonno e nonna, zie, zii, amici di famiglia, fratelli e sorelle maggiori – che accompagnano la crescita.
    Dunque è banale anche solo spiegare come quella tesi non possa reggersi in piedi.
    Altrimenti, chiedo (provocatoriamente), il discorso varrebbe anche per genitori single, vedovi, divorziati???
    Ma l’articolo continua:

    “Ad un simile bambino risulterebbe, con molta probabilità, piuttosto ostico il confronto con i contesti istituzionali (nel senso ampio del termine), con le relazioni interpersonali, con la gestione dei giochi di potere e di equilibrio”

    Immagino che si faccia riferimento alle difficoltà incontrate ai bambini di genitori omosessuali che dovrebbero sopportare e soffrire i pregiudizi di una società non ancora pronta.
    Non so nemmeno da dove iniziare a spiegare come e perchè un cane si morda la coda; non oso nemmeno immaginare che l’autrice non sia a conoscenza che una buona, funzionale società, inizi da un’educazione, sin dai primi anni di vita, al rispetto per ogni forma di individuo.
    Come possiamo cambiare i contesti istituzionali, se non partendo dalle classi lavoratrici e dirigenti che saranno tra 20-30-40 anni???
    E a continuare:

    “Non stupirebbe, pertanto, se i figli di coppie omosessuali, una volta adolescenti o adulti, avessero una visione distorta delle donne o degli uomini, dell’amore, del modo di relazionarsi,…”

    Invito l’autrice a riflettere bene sopra il paragrafo appena citato, frutto di (senza offese) pura ignoranza.
    Non basterebbero 100 pagine di bibliografia per enumerare le numerosissime ricerche che evidenziano come da famiglie omosessuali non nascano necessariamente figli omosessuali, ma l’incidenza sia praticamente la stessa di quella in famiglie eterosessuali.
    Per citare una battuta popolare a New York qualche mese fa, post-legalizzazione matrimoni omosessuali:
    http://boyculture.typepad.com/.a/6a00d8341c2ca253ef0154334e0e71970c-pi

    Per finire, l’articolo ridimensiona (su che basi???) la presenza (e legittimità, aggiungerei) in natura, dell’omosessualità. Poche specie? Non la pensa così la ricerca scientifica (che mi permetto di ritenere più attendibile di un sondaggio della Disney): secondo l’università di Oslo, il comportamento omosessuale compare in ben 1500 specie animali.

    http://www.news-medical.net/news/2006/10/23/20718.aspx

    E numerosi sono i casi di genitorialità gay, (vedi albatro di Laysan).

    Per concludere, inviterei l’autrice a informarsi meglio, leggere rapporti scientifici, aggiornare i “vecchi” libri di psicologia, o addirittura a comprarne di nuovi.
    Ma più di ogni altra cosa, invito tutti ad entrare in contatto con la realtà vera, quella italiana di migliaia e migliaia di famiglie “gay”.
    Per maggiori informazioni, il sito http://www.famigliearcobaleno.org fornisce storie, testimonianze, documenti a riguardo.

    • Nella vita e nella natura tutto si svolge secondo regole canoniche.Uscire da queste regole succede pure,ma ad alti costi e ripercussioni.Intanto bisogna prendere atto che un’omosessuale che riesce ad ottenere un figlio dando il suo seme od il suo ovulo a chi lo può far crescere e trasformare in una nuova persona,non appartiene al terzo sesso,ma sessualmente è uomo e donna come gli eterosessuali, é quindi vittima di una distorsione psichica, di un difetto ormonale o fisico o di una dipendenza da una pratica contro natura.Il figlio finchè fraquenta l’asilo non avverte diversità con le famiglie dei loro compagni.Cominciando le elementari, iniziando la sua capacità di osservazione, si considererà diverso. Quì comincia il rischio del complesso, poichè la diversità crea sempre imbarazzo,anche se è possibile accettarla.Conosco persone che si vergognano dei loro genitori perchè ignoranti, o brutti o con qualche male fisico,o con abitudini particolari.In persone psicologicamente deboli la vergogna si trasforma in complesso. Ormai sappiamo dalla psicanalisi quanto i complessi danneggino la vita. Non ritengo giusto,anche se comprendo il bisogno di voler un figlio in qualsiasi persona,voler generare senza poter dare al proprio figlio la condizione migliore per poter crescere sereno.Non posso quindi considerare attendibili i risultati di molti studi riguardanti pseudofamiglie di omosessuali, che ne apporvino la loro realizzazione.

      • Matteo G. Luoni Says:

        Mi permetto solo una piccola correzione, per la migliore comprensione del suo commento.

        Nella prima riga leggo “regole canoniche”. Credo proprio che lei intendesse scrivere Canoniche, C maiuscola.

        Per il resto preferisco le pseudofamiglie di omosessuali alla pseudopsicologia cattolico-oltranzista; le fantomatiche “distorsioni psichiche” degli omosessuali alle REALI distorsioni mentali dei bigotti, cattolici e no, italiani.

  2. Matteo G. Luoni Says:

    C’è qualche problema con il mio commento?

    Aspetto risposta,

    Grazie, Saluti

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