Il complotto del Codice Da Vinci come si collega con l’ansia della morte?

L’amore per Dan Brown ed il suo libro di successo “Il Codice Da Vinci” potrebbe innescare un meccanismo relativo alla paura della morte, almeno per chi ritiene di stare leggendo dei fatti veri.

Un nuovo studio dimostra che le persone preoccupate per la morte sonole più propense a credere alle teorie cospirative delineate nel best seller di Brown. Il thriller segue un crittografo ed uno studioso di simbologia nella loro impresa volta a svelare un mistero riguardo il segreto del Santo Graal.

“È difficile cambiare la credenza della gente in queste teorie, perché esse tendono ad assumere un ruolo fondamentale nel modo di vedere e di considerare il mondo delle persone”, spiega Anna Newheiser dell’Università di Yale.

Quando sono usciti il romanzo ed il film “Il Codice Da Vinci”, Brown ha dichiarato, in più interviste ai media, che lo sfondo storico del racconto, con le società segrete e gli insabbiamenti da parte della Chiesa Cattolica, fosse basato sulla realtà.

La cospirazione indicata nel testo è il fatto che Gesù avrebbe sposato Maria Maddalena ed avuto da lei dei figli, lasciando così, dei discendenti.

Secondo il romanzo, la Chiesa Cattolica avrebbe nascosto il tutto, mentre una società segreta chiamata The Priorato di Sion lavorerebbe per proteggere gli epigoni di Gesù.

Newheiser ed i suoi colleghi hanno deciso di utilizzare la credenza di questo complotto, per scoprire quanto la gente finisca per prestare fede proprio alle teorie cospirative. Si tratta di uno studio preliminare, pubblicato online nella rivista Personality and Individual Differences.

“”Il Codice Da Vinci” è stato un buon punto di partenza”, argomenta Newheiser, “perché, chi crede in questa cospirazione, a differenza di chi crede nelle altre teorie dei complotti, non rappresenta una parte marginale della società”

Le ricerche si sono svolte su alcuni studenti universitari che hanno letto il libro.

In una prima indagine gli studiosi hanno chiesto, a 144 studenti di valutare quanto concordavano con le ipotesi della cospirazione  esposte nel Codice Da Vinci ossia sul fatto che la Chiesa abbia bruciato le streghe e gli eretici per cercare di nascondere la verità su Gesù.

Gli studenti hanno, inoltre, compilato un questionari sulla loro religiosità, la loro conoscenza della Bibbia, l’indice di gradimento per il romanzo “Il Codice Da Vinci” e per l’omonimo film ed, infine, la loro paura della morte.

Hanno poi anche risposto ad un’altra serie di domande su quanto credono nella New Age e nel fatto che tutto il cosmo intero sia un unico essere vivente con il quale l’uomo moderno ha perso il contatto.

L’analisi dei dati ha mostrato che gli studenti più propensi a credere nelle cospirazioni presenti nel romanzo di Brown sono anche quelli che hanno più apprezzato il libro, che si riconoscono di più nella New Age e sono più in ansia all’idea di morire.

Chi, invece, dice di essere religioso, esperto della Bibbia e desidera un’approvazione sociale, tende a non dare fede alla cospirazione del Codice Da Vinci.

In seguito i ricercatori hanno richiamato 50 dei precedenti studenti mostrando a loro le prove storiche della falsità della cospirazione nel Codice Da Vinci.

“Le persone con l’ansia della morte sono più propense a credere alle fantasiose ipotesi della cospirazione presentate nel Codice Da Vinci, partendo dalla teoria che le cospirazioni, per quanto strampalate possano essere, danno un senso di conforto a chi ci crede.”

“Le teorie del complotto sono in grado di alleviare il senso di perdita di controllo, dando alla gente un motivo per il quale le cose accadono”, commenta Newheiser. “Questo caso è particolarmente interessante perché potrebbe aiutare le persone che sono o non religiose o non cristiane a comprendere gli eventi relativi ai primi anni di storia cristiana”.

“Chi è religioso ha la sua visione di quei fatti”, secondo Newheiser. “Un’interpretazoine che può essere il motivo per il quale sono più persuasi che la cospirazione Da Vinci sia falsa.”

“Una simile esigenza di controllo potrebbe essere attiva anche in altri casi di teorie del complotto, compresa l’idea che il governo americano abbia avuto qualcosa a che fare con la tragedia degli attacchi terroristici dell’11 settembre“, aggiunge Newheiser.

E conclude, “C’è qualcosa di fondamentale sulla natura di questo tipo di convinzioni. Analizzando il passato, si vede che le credenze sul complotto, in realtà, non vengono avvalorate da prove storiche perché non partono e non sono basate su argomentazioni logiche. E le argomentazioni logiche non che si possono portare alla gente non riescono a fare cambiare a loro l’opinione che si sono fatta”.

Lo studio sul caso del Codice Da Vinci mostra, dunque, i risvolti socioculturali di un fenomeno economico, come la vendita di un best seller. Spesso siamo portati a valutare esclusivamente gli aspetti contingenti, esterni di quanto accade nel mondo che ci circonda, trascurando, invece, la complessità del tutto.

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