In prigione per Trolling: una questione molto delicata sul web

Per la prima volta, un“troll” di Internet è stato arrestato e condannato a 18 settimane di carcere oltre che a non potere utilizzare nessun social network per cinque anni.

Sean Duffy (Pic: SWNS)

Il caso sta sollevando varie polemiche all’estero e rientra in una serie di fenomeni in stato nascente che meritano la debita attenzione per i possibili risvolti socioculturali.

La questione era già emersa, in modo eclatante, a febbraio 2010, allorchè un sedicente “vendicatore mascherato“, dopo avere aperto un profilo Facebook, se ne è servito per inveire contro i bambini down descrivendoli come un peso per la società, ed incentivare altri suoi degni compagni a servirsene come bersagli.

La parola “trolling” rimanda ad un mostro norvegese, ma, al momento, si riferisce ad una minaccia, estremamente attuale, che incombe sulla nostra quotidianità.

Per alcuni si tratta dell’equivalente virtuale degli atti di vandalismo che certi giovani, spesso disadattati e border line, perpetrano per le strade o nei luoghi pubblici, con i quali profanano tombe o compiono gesti di violenza gratuita contro i più deboli ed indifesi.

Il trolling è un fenomeno che, negli ultimi anni, è dilagato in modo incontenibile sui siti web, i forum on line, le pagine di Facebook… con un vero e proprio bombardamento di insulti, provocazioni o minacce di ogni genere contro tutto e contro tutti.

Il fatto porta a galla la scottante questione del rispetto per il prossimo e della responsabilità personale, del bisogno di una nuova etica per i new media, dell’esigenza di rivisitare le strategie di controllo e le garanzie della libertà e della privacy nel mondo virtuale come nel reale, dei risvolti negativi, oltre ai positivi, da attribuire al flusso di comunicazione che va sommergendo la nostra società.

Richiama, poi, anche l’attenzione sull’educazione e sui valori trasmessi alle nuove generazioni e che queste esprimono, in modo inequivocabile, nel contesto a loro più congeniale: sul web e nei social network, a partire da Facebook.

Ovviamente, è sempre un gravissimo e superficiale errore generalizzare, tuttavia non si può trascurare la presenza di vari segnali deboli indicanti la comparsa di comportamenti ed atteggiamenti ingiuriosi, offensivi ed aggressivi da parte di giovani cibernaturi che, non di rado, si dedicano a simili efferatezze, mascherandosi dietro l’anonimato.

Proprio per cercare di contenere quello che rischia di divenire un’emergenza, specialmente all’estero, per la prima volta, in Inghilterra, un troll ha dovuto rendere ragione delle proprie affermazioni davanti alla legge.

Si tratta di un sedicenne, Sean Daffy, autore di vari messaggi e video offensivi sulle pagine web di tributo a giovani morti.

Uno dei suoi bersagli è stata la quindicenne Natascia MacBryde, che si è suicidata gettandosi sotto un treno.

Tra le altre frasi sconcertanti che il giovane ha lasciato sulla pagina Fcebook creata dai famigliari della deceduta, ce ne è uno che dice: “Mi sono addormentata sui binari, risate a crepapelle (lolz)”.

I sostenitori del trolling e, quindi, indirettamente anche del ragazzo in questione, affermano che si tratti, semplicemente di humour, di malizia e di una giusta espressione della libertà di parola.

Ma per molti la ferocia degli attacchi e la natura personale degli abusi rasentano l’odio, denotando l’ignoranza, la mancanza di sensibilità e di valori che meritano di venire puniti come reati penali.

Ammesso pure che il trend socioculturale all’ironia è ancora abbastanza quotato nella Soietà Sensibile, altro è l’ammiccante umorismo, la divertente strizzata d’occhio, la battuta spiritosa e sagace, il diritto universale di esprimersi, altro è l’offesa, il non rispetto per il prossimo, per i defunti, per le loro famiglie ed, ancora di più per quelle che, oltre ad avere dovuto fronteggiare il dolore del lutto, hanno anche dovuto sopportare il peso di una morte per suicidio.

Davanti a gesti di tanta crudeltà ed insensibilità davvero non si può non riflettere su quale tipo di valori, di insegnamenti, di morale siamo stati in grado di insegnare alle nuove generazioni e che mettono in pratica alcuni giovani.

Mi piacerebbe sapere quale è la vostra opinione in merito.

2 Risposte to “In prigione per Trolling: una questione molto delicata sul web”

  1. Ognuno contribuisce con i propri commenti ad arricchire od impoverire moralmente la società.La volgarità,la mancanza di sensibilità e la negatività delle espressioni sono danni che bisogna eliminare,come si cancella un disegno mal riuscito.Tutti si preoccupano giustamente dell’inquinamento ecologico,ma pochi avvertono che l’inquinamento morale peggiora la vita della società spesso più di quello ecologico.

    • Io aggiungerei anche che, purtroppo, oltre al fatto di non essere riconosciuti come inquinamento morale, tali messaggi vengono, spesso, supportati in nome di una pseudo-libertà di espressione. La domanda che emerge è sempre la stessa: è veramente libertà la possibilità, di alcuni, di ledere la libertà di altri?

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