La città fantasma di Fabbriche di Careggine

Alcune città fantasma ritornano a vivere popolandosi di nuovo decenni, secoli o millenno dopo essere state abbandonate per vari motivi che spaziano dalle epidemie alle catastrofi ambientali, dalle guerre all’esaurimento delle risorse prime.

Ebbene da Alessandria d’Egitto a Walhalla in Australia, nel mondo ci sono centinaia di città che sembrano avere nel proprio DNA quel misterioso potere che gli antichi attribuivano alla Fenice: la capacità di rinascere dalle proprie ceneri, di resuscitare, di ritornare a vivere dopo avere concluso il proprio ciclo esistenziale.

Nel novero di simili città fantasma rientra solo in parte Fabbriche di Careggine, situato nel comune di Vagli di Sotto, in provincia di Lucca.

L’abitato, sorto nel 1200 ad opera di alcuni fabbri di origine bresciana che vi impiantarono una ferriera, raggiunge il periodo di massimo sviluppo nel ‘700. Con il declino dell’antica strada che unisce Modena a Massa, incomincia la decadenza di Fabbriche ed i suoi abitanti, nel corso dell’800, sono costretti a ritornare alle antiche attività agricole e pastorizie per sopravvivere a fame e miseria.

Con in nuovo secolo l’economia del paese si risolleva leggermente per via del commercio del marmo della zona di Vagli, tanto che viene costruita una piccola centrale elettrica sul fiume Edron per il servizio dei bacini marmiferi.

Sotto l’apparente congiuntura positiva, il paese prospera fino al 1941, allorchè la società elettrica Selt-Valdarno, oggi Enel, avvia la costruzione di una diga alta 92 m. Nel 1947 i 146 abitanti sono costretti, con grande sofferenza e dolore, ad evacuare le loro 32 abitazioni e ad abbandonare anche la loro cinquecentesca chiesa di San Teodoro.

Dopo di che Fabbriche di Careggine è stato inghiottito dalle acque della diga. Scomparso dalla vista degli uomini ma non dai cuori di chi è stato costretto ad abbandonarlo.

Ma perché si tratto, dunque, di un paese fantasma?

La risposta si ha circa ogni dieci anni allorchè, l’abitato ricompare dal fondo del lago artificiale.

Il fatto, fino alla fine del secolo scorso, si ripeteva con cadenza variabile tra i 4 e i 6 anni, allorché l’invaso veniva svuotato per ispezionare la diga consentendo ai vecchi residenti ed ai turisti di vivere un’esperienza unica al mondo.

Prosciugata l’acqua, dal fondo del bacino emerge il paesino. Coperto di fango, ha un aspetto realmente spettrale.

i ruderi delle abitazioni senza tetto, il vecchio campanile, il ponte sul torrente Edron… tutto sembra misteriosamente congelato ed intriso di una funesta aria di desolazione.

Chi lo ha visitato non manca di notare che “andare a vedere il piccolo cimitero, entrare nella chiesa per vedere quello che ci è rimasto, sono sensazioni uniche e, anche se sembrerà strano, quello che più mi ha affascinato sono gli attacchi esterni delle case dove arrivava la corrente elettrica, tutti in ceramica e talmente lucenti che sembrano stati messi lì da poco tempo quasi come un segnale che il paese non voglia morire”.

Il “miracolo” della rinascita del paese fantasma, che si è ripetuto nel 1958, nel 1973, 1983, 1994 e nel 200, oggi non è più in programmazione in quanto le sofisticate strumentazioni tecnologiche a disposizione e gli avanzati sistemi di monitoraggio non esigono più lo svuotamento del bacino.

La vicenda di Fabbriche è simile a molti paesini che sono stati sacrificati nel nome del progresso. Certo, prendere una decisione del genere è sempre molto gravoso perché non significa cancellare dalla faccia della terra semplicemente un centro abitato, ma anche la memoria, la storia, i ricordi, la vite di chi vi ha abitato.

Non stupisce che in tali luoghi, dove il flusso della vita è stato sepolto, anche a distanza di decenni o di secoli, si possano ancora percepire le vibrazioni emozionali, il fremito dell’energia esistenziale inibita che, la cultura popolare, ha trasformato in storie di fantasmi ed anime degli abitanti del paese che aleggiano sopra le acque del lago e tra la superficie del lago stesso ed il centro abitato sommerso.

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