Sii affamato e sii folle: devi trovare quello che ami. Steve Jobs

Sono ormai stati scritti fiumi di parole per commemorare la scomparsa di Steve Jobs, l’imprenditore lungimirante, l’inventore geniale, l’uomo che ha rivoluzionato l’industria dell’high tech ed ha dettato uno stile di vita, dividendo il mondo tra chi usa Apple e chi no.

Il papà dell’Ipode, dell’Iphone, dell’Ipad, è scomparso ieri dopo una lunga e sofferta lotta contro il tumore ed un prapianto di fegato.

Per ricordarlo, il modo più consono mi sembra l’idea di lasciare la parola proprio a lui stesso, riportando il celebre discorso che ha tenuto il 14 giugno 2005 alla Stanford University.

Sono onorato di essere con voi oggi, per la vostra laurea in una delle migliori università del mondo.

Io non mi sono mai laureato.

Ad essere sincero, questa è la cosa più vicina ad una laurea, per me.

Oggi voglio raccontarvi tre storie che mi appartengono. Tutto qui. Niente di particolare. Solo tre storie.

La prima storia racconta di come unire dei puntini. Ho smesso di frequentare il Reed College dopo i primi 6 mesi, ma ho gravitato nella sua area per altri 18 mesi prima di lasciarlo definitivamente.

Perchè?

Tutto è incominciato prima che nascessi.

Mia madre biologica era una giovane studentessa universitaria single ed ha deciso  di darmi in adozione.

Sentiva nel suo cuore che io dovessi essere adottato da un laureato, così venne preparata la mia adozione da parte di un avvocato e sua moglie.

Solo quando sono nato i miei due potenziali genitori adottivi, hanno deciso, all’ultimo momento, di non volere più un maschio ma una bambina.

Quindi i miei attuali genitori, che erano in lista d’attesa, sono stati chiamati nel mezzo della notte da una voce che chiedeva: “Abbiamo un bambino indesiderato, lo volete?”

E la loro risposta è stata: “Certo”.

Mia madre biologica ha scoperto in seguito che mia madre non si era mai laureata a che mio padre non aveva neanche il diploma di scuola superiore.

Così si è rifiutata di firmare i documenti per l’adozione. Ha accettato, riluttante, solo qualche mese dopo quando i miei genitori le hanno promesso che un giorno sarei andato all’università. E, 17 anni dopo, sono proprio andato all’università. Ma, ingenuamente, ho scelto un istituto universitario costoso quanto Stanford, e tutti i risparmi dei miei genitori lavoratori sono stati spessi per la retta.

Dopo sei mesi non riuscivo a vedere l’utilità della mia permanenza all’università.

Non avevo idea di che cosa fare nella vita e nessun indizio su come l’università avrebbe potuto aiutarmi a capirlo.

Così ha speso tutti i soldi che i miei genitori avevano risparmiato in un’intera vita di lavoro.

Ho deciso, allora, di non seguire il piano degli studi obbligatorio, confidando nel fatto che tutto si sarebbe sistemato.

Ero molto spaventato da quella decisione, ma con il senno di poi, posso dire che è stata una delle migliori decisioni che avessi mai preso.

Nel momento della scelta di un piano di studio personalizzato avevo la possibilità di ignorare le lezioni che non mi interessavano e di seguire quelle che mi apparivano più interessanti.

Non era per niente romantico.

Non avevo una stanza al dormitorio, così dormivo sul pavimento in stanze di amici.

Restituivo i vuoti di Cocacola per avere i 5 centesimi del deposito, e con questi soldi ci compravo da mangiare. Mi facevo più di 10 kilometri a piedi attraverso la città, ogni domenica notte, per avere un pasto a settimana al tempio Hare Krishna.

Che bello.

Tutto quello che incontravo sulla mia strada, semplicemente seguendo la mia curiosità ed il mio intuito, si è rivelato, in seguito, qualcosa di un valore inestimabile.

Per esempio: il Reed College all’epoca offriva quello che era probabilmente il miglior corso di calligrafia del paese. In tutto il campus, ogni manifesto, ogni etichetta su ogni cassetto, era meravigliosamente scritto a mano.

Ho deciso così di prendere lezioni di calligrafia.

Ho appreso la differenza tra i tipi di caratteri con grazie e senza grazie. Ho imparato l’importanza della variazione dello spazio tra combinazioni diverse di caratteri. Mi hanno insegnato quali elementi fanno della tipografia, una grande tipografia.

Era affascinante: si trattava di storia, bellezza ed arte come la scienza non può catturare.

Niente di tutto ciò aveva la benchè minima speranza di una qualunque applicazione nella mia vita.

Ma dieci anni dopo, quando stavamo progettando il primo computer Macintosh, tutto mi è tornato utile.

E lo mettemo interamente nel Mac.

Era il primo computer che curasse la tipografia. Se non avessi mai scelto quel corso, al college, il Mac non avrebbe mai avuto font proporzionali e font a larghezza fissa. E siccome Windows ha copiato il Mac, è probabile che nessun computer li avrebbe avuti.

Se non avessi scelto di interrompere il piano degli studi obbligatorio non avrei scelto quel corso di calligrafia ed i personal computer avrebbero potuto non avere la stupenda tipografia che hanno.

Era ovviamente impossibile unire i puntini guardando al futuro mentre ero al college e capire in cosa si sarebbe concretizzato.

Ma la realizzazione era estremamente chiara, guardando alle spalle, dieci anni dopo.

Ve lo ripeto, non puoi unire i puntini guardando al futuro, puoi connetterli in un disegno, solo se guardi al passato.

Dovete quindi avere fiducia nel fatto che i puntini si connetteranno, in qualche modo, nel vostro futuro.

Dovete avere fede in qualcosa – il vostro intuito, il destino, la vita, il karma, quello che sia.

Questo approccio non mi ha mai deluso e ha fatto tutta la differenza nella mia vita.

La seconda storia parla d’amore e di perdita. Sono stato fortunato – ho scoperto quello che amavo fare molto presto.

Woz ed io abbiamo fondato la Apple nel garage dei miei genitori quando avevo vent’anni.

Lavoravamo duro, e in 10 anni la Apple è cresciuta dai due che eravamo in un garage, ad una società da 2 miliardi di dollari con più di 4000 impiegati.

Avevamo appena creato il nostro miglior prodotto – il Macintosh – un anno prima, e io avevo appena compiuto 30 anni. E fui licenziato.

Come si fa ad essere licenziati dalla compagnia che hai fondato?

Beh, non appena la Apple si è espansa, abbiamo assunto qualcuno che pensavo fosse molto capace nel gestire l’aziende con me, e per il primo anno le cose sono andate bene.

Ma la nostra visione del futuro cominciò a divergere ed, alla fine, abbiamo deciso di rompere.

Al momento della rottura, i nostri dirigenti hanno deciso di stare dalla sua parte.

Così, a trent’anni, ero fuori.

Il centro della mia vita da adulto era completamente andato, sparito, è stato devastante.

Non sapevo che pesci prendere per un po’ di mesi.

Sentivo di aver deluso la precedente generazione di imprenditori per aver mollato la presa.

Ho incontrato David Packard e Bob Noyce per cercare di scusarmi per aver rovinato tutto così malamente.

E’ stato un fallimento pubblico, ed ho pensato, addirittura di andarmene.

Ma qualcosa, lentamente, si faceva luce in me. Amavo ancora quello che avevo realizzato. L’inaspettato e repentino cambiamento alla Apple non avevano cambiato quello che provavo, neanche un poco.

Ero stato rifiutato, ma ero ancora innamorato.

Quindi ho deciso di ricominciare.

All’epoca non me ne accorsi, ma il mio licenziamento dalla Apple fu la cosa migliore che poteva capitarmi.

Il peso del successo è stato rimpiazzato dall’illuminazione di essere un principiante ancora una volta, con molta meno sicurezza su tutto.

Questo mi ha liberato e mi ha consentito di entrare in uno dei periodi più creativi della mia vita.

Durante i cinque anni successivi, ho fondato una società di nome NeXT, un’altra di nome Pixar, e mi sono innamorato di una meravigliosa donna che sarebbe poi diventata mia moglie.

Pixar è finita per creare il primo film animato al computer della storia, Toy Story, ed è ora lo studio di animazione più famoso al mondo.

Apple, con una mossa notevole, ha acquisito NeXT, ed io sono così ritornato ad Apple, e la tecnologia che ho sviluppato con NeXT è oggi nel cuore dell’attuale rinascimento di Apple.

Laurene ed io abbiamo una stupenda famiglia.

Sono sicurissimo che niente di tutto ciò sarebbe accaduto se non fossi stato licenziato da Apple.

E’ stato un boccone amarissimo da buttar giù, ma era la medicina di cui avevo bisogno.

A volte la vita ti colpisce in testa come un mattone.

Non perdete la fede.

Sono convinto del fatto che l’unica cosa che mi ha consentito di proseguire sia stato l’amore che provavo per quello che facevo.

Dovete trovare ciò che amate.

E questo è tanto vero per il vostro lavoro quanto per chi vi ama.

Il lavoro riempirà gran parte della vostra vita e l’unico modo per essere veramente soddisfatti è quello di fare quello che pensate sia il lavoro migliore.

E l’unico modo per fare il lavoro migliore e quello di amare quello che fate.

Se non lo avete ancora trovato, continuate a cercare.

Non vi fermate.

Come tutti gli affari di cuore, lo saprete quando lo troverete.

E, come nelle migliori relazioni, diventerà sempre migliore al passare degli anni.

Quindi, continuate a cercarlo fino a quando non l’avrete trovato.

Non fermatevi.

La terza storia parla di morte. Quando avevo 17 anni, ho letto un brano che diceva più o meno: “se vivi ogni giorno come se fosse l’ultimo, prima o poi lo sarà veramente”. No rimasi impresso, e da allora, per gli ultimi 33 anni, ho guardato nello specchio ogni mattina e mi sono chiesto: “se oggi fosse l’ultimo giorno della mia vita, vorrei veramente fare quello che sto per fare oggi?”

E ogni volta che la risposta fosse “No” per troppi giorni di seguito sapevo di aver bisogno di cambiare qualcosa.

Ricordare che morirò presto è stato lo strumento più importante che mi ha consentito di fare le scelte più grandi della mia vita.

Perchè praticamente tutto – tutte le aspettative, l’orgoglio, le paure di fallire – tutte queste cose semplicemente svaniscono di fronte alla morte, lasciandoci con quello che è veramente importante.

Ricordarsi che moriremo è il modo migliore che conosco per evitare le trappola di pensare di avere qualcosa da perdere.

Siete già nudi.

Non c’è nessun motivo per non seguire il vostro cuore.

Circa un anno fa mi è stato diagnosticato un cancro.

Ho fatto una TAC alle 7:30 del mattino e mostrava chiaramente un tumore nel mio pancreas.

Non sapevo neanche cosa fosse un pancreas. I dottori mi hanno detto che si trattava sicuramente di un tipo di cancro incurabile, e che avrei avuto un’aspettativa di vita non superiore ai 3-6 mesi.

Il mio dottore mi consigliò di andare a casa e di sistemare le mie cose, che è il messaggio in codice dei dottori per dirti di prepararti a morire.

Significa che devi provare a dire ai tuoi bambini ogni cosa che pensavi di dirgli nei prossimi dieci anni, in pochi mesi.

Significa che devi assicurarti che ogni cosa sia a posto così che sarà la più facile possibile per la tua famiglia.

Significa che devi dire addio.

Ho vissuto con quella diagnosi tutto il giorno.

Più tardi, nel pomeriggio, mi è stata fatta una biopsia.

Mi hanno infilato un endoscopio nella gola che è passato per il mio stomaco ed il mio intestino.

Hanno messo un ago nel mio pancreas e hanno prelevato alcune cellule dal tumore.

Ero sotto sedativi, ma mia moglie, che era lì, mi ha detto che quando hanno analizzato le cellule al microscopio i dottori cominciarono a piangere perchè scoprirono che si trattava di una rarissima forma di cancro pancreatico curabile con la chirurgia. Sono stato operato. Ora sto bene.

E’ stata la mia esperienza più vicina alla morte e spero che rimanga tale per qualche decennio ancora.

Avendola superata posso finalmente dirvi con più certezza di quando la morte era semplicemente un utile concetto ma puramente intellettuale: Nessuno vuole morire.

Neanche chi vuole andare in paradiso vuole morire per arrivarci. E nonostante tutto, la morte è la destinazione che condividiamo.

Nessuno vi è mai sfuggito.

E così dovrebbe essere perchè la Morte è probabilmente l’unica, migliore invenzione della Vita.

E’ l’agente di cambiamento della Vita. Elimina il vecchio per far spazio al nuovo. Proprio adesso il nuovo siete voi, ma un giorno non troppo distante da oggi, diventerete gradualmente il vecchio che deve essere eliminato.

Mi dispiace essere così drammatico, ma questa è la verità.Il vostro tempo è limitato, quindi non sprecatelo vivendo la vita di qualcun altro.

Non lasciatevi intrappolare dai dogmi – che vuol dire vivere seguendo i risultati del pensiero di altri.

Non lasciate che il rumore delle opinioni altrui lasci affogare la vostra voce interiore.

E, cosa più importante, abbiate il coraggio di seguire il vostro cuore ed il vostro intuito.

Loro sanno già quello che voi volete veramente diventare.

Tutto il resto è secondario.

Quando ero giovane, c’era un’incredibile pubblicazione chiamata The Whole Earth Catalog, che era una delle bibbie della mia generazione.

Era stata creata da un tizio di nome Stewart Brand non troppo lontano da qui, a Menlo Park, e la portò alla luce con il suo tocco poetico.

Stiamo parlando dei tardi anni ’60, prima dei computer ed il desktop publishing, quidi era tutta fatta con macchine da scrivere, forbici e Polaroid.

Era una sorta di Google di carta, 35 anni prima della venuta di Google: era idealistico, e pieno di strumenti utili ed informazioni preziose. Stewart ed il suo gruppo pubblicarono molti numeri del Grande Catalogo Mondiale fino all’ultima edizione.

Eravamo a metà degli anni ’70 ed io avevo la vostra età. Sul retro di copertina dell’ultimo numero c’erà la foto di una strada di campagna all’alba, quel tipo di strada sulla quale potreste trovarvi a fare l’autostop se voste così avventurosi.

Sotto c’erano queste parole “Siate affamati, siate folli “.

Questo era il messaggio di congedo.

Rimanere affamato. Rimanere folle.

Me lo sono sempre augurato.

Ed ora, per voi che state per laurearvi, lo auguro a voi.

3 Risposte to “Sii affamato e sii folle: devi trovare quello che ami. Steve Jobs”

  1. Steve Jobs con la sua frase: Siate affamati,siate folli,ha rivelato ai giovani il segreto del suo successo.Nella sua frase è sottintesa la parola amore per gli ideali, che è stata la sua guida e che sarà la strada per una raggiungere la propria realizzazione per i giovani che ne faranno tesoro. Non conta da dove si parte ma conta dove si arriva.

  2. I SAD

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