Il misterioso Monte Musinè: tra spettri e UFO, realtà e leggende

La zona di Torino è ampiamente riconosciuta come una delle terre più esoteriche e misteriose della pianura Padana.

Una landa nella quale la storia si intreccia con la superstizione, l’alchimia con la magia, la stregoneria con la scienza, la fantascienza con la realtà creando un miscuglio affascinante e terrificante di sensazioni e di esperienze in chiunque intenda addentrarvisi.

Ad una ventina di chilometri dal capoluogo piemontese, in Val di Susa, si leva, sinistro, verso il cielo il Monte Musinè.

Si tratta di un vulcano spento ormai da millenni caratterizzato dall’avere una vetta tetra e spoglia che, dalla notte dei tempi, ha creato attorno a sé una misteriosa ed inquietante serie di credenze.

È un monte traforato di gallerie e passaggi irregolari spesso ancora, del tutto, inesplorati.

Uno dei primi aspetti che colpisce dell’ex-vulcano è che la vegetazione florida alle sue pendici, improvvisamente, scompare proseguendo dalla base verso la vetta, lasciando spazio solo ad arbusti rinsecchiti e grovigli di vipere.

Poiché ogni tentativo di rimboscamento, avanzato nel corso dei secoli e dei millenni, è miseramente fallito, la credenza popolare vuole che la causa di ciò vada ricercata nell’incessante processione di anime dannate che percorrono il monte stesso.

Per gli appassionati delle teorie del complotto ed i filo postmoderni, la spiegazione va, invece, ricercata nella presenza di emanazioni radioattive provocate da una base segreta.

Come non bastasse, ai piedi del monte, c’è un “cono d’ombra” che oscura qualsiasi trasmissione radio, causando problemi anche agli aerei privati che sorvolano la zona.

L’alone di mistero che ammanta il Monte Musinè ha anche un importante repertorio di legami con la storia. La croce di cemento armato che svetta sulla sua cima testimonia l’antica battaglia nella quale il pio imperatore Costantino ha sconfitto Massenzio dopo gli apparve la celeberrima scritta: IN HOC SIGNO VINCES (sotto questo simbolo, ossia la Croce, vincerai).

La natura esoterica e sacrale del luogo data, però, all’epoca preistorica, con una lastra con rappresentati tre uomini con le braccia levate verso il cielo. Sopra le loro teste ci sono tre soli di dimensioni diverse, uno dei quali è a forma di un disco, mentre gli altri due sono semicerchi.

Tra le varie interpretazioni di un simile arcano disegno c’è chi ipotizza che rappresenti le tre fasi solari: l’alba, il mezzogiorno ed il tramonto con i tre uomini in adorazione del sole.

Ma non è finita qui.

Sempre sul monte ci sono delle buche scavate nella roccia ad opera delle popolazioni celtiche. Sono le così dette “coppelle” delle mappe celesti che rappresentano la Croce del Nord, l’Orsa Maggiore, l’Orsa Minore, Cassiopea e le Pleiadi.

Il vasto carnet di leggende nate sul Monte Musinè è popolato da immagini di atmosfere lugubri, inquietanti e spettrali, di lupi mannari che vagano nella notte sulle sue pendici, e di altri esseri terrificanti.

Secondo tradizioni ancora vive, un drago d’oro sarebbe stato posto a guardia della ‘grotta incantata’ del Musinè, pronto a difendere non solo gli strabilianti tesori conservati al suo interno, ma anche il mago che la abitava.

Sembra che un giovane di nome Gualtiero, noncurante di moniti alla prudenza dei compaesani, un tempo sia penetrato nell’antro dello stregone.

Quest’ultimo, vistosi scoperto, avrebbe abbandonato il proprio rifugio a bordo di un ‘carro di fuoco’, facendovi di tanto in tanto ritorno con lo stesso veicolo per dedicarsi a qualche incantesimo…

Gli abitanti delle località vicine identificano quest’astronave ante litteram con i globi di fuoco che, talvolta, pare sorvolino la vallata per posarsi poi sul monte.

Riflettendo un attimo sul drago e sulla ‘sfera infuocata’, è facile ricollegare il tutto alle vecchie fiabe che raccontano di innumerevoli bestioni del genere a guardia di antri e tesori.

Ma nella mitologia cinese incontriamo proprio draghi d’oro volanti, avvampanti.

E pioché, del ‘mostro del Musinè’ non si parla più dopo la scomparsa del mago, molti si domandano se non abbia preso il volo e sia poi stato visto come bolide fiammeggiante del mago stesso?

Qui, ogni primo maggio, streghe ed indovini pare continuino ancora a darsi appuntamento per festeggiare le forze del male. Prove del diabolico convito risalgono al ‘600 allorché si narrava di musiche demoniache accompagnate da urla di dolore.

A rincarare la dose di magia e mistero, già aleggiante sul luogo, nel 1973, pare che sia apparsa, sulla vetta, una misteriosa lapide di metallo con scritto:

“Qui è l’ultima antenna dei sette punti elettrodinamici che, dal proprio nucleo incandescente vivo, la terra tutta respira…”

Seguiva un elenco di entità “magiche” operanti sul monte, inclusi: Gesù, Maometto, Confucio Abramo, Buddha, Gandhi.

Sempre sulla stessa lapide c’era anche un esplicito invito:

“Pensateci intensamente. Pensiero è costruzione”.

Cinque anni dopo la lapide è, altrettanto misteriosamente, scomparsa.

Ma la storia non si è conclusa così perché, il 7 ottobre del 1984, un gruppo di esoteristi ne ha creata una copia ricollocandola al suo posto e cementandola alla base della croce sulla vetta dell’ex-vulcano.

Un’altra leggenda vuole che Erode, il feroce re di Giudea artefice della strage degli innocenti, sia stato condannato ad espiare i suoi crimini sorvolando la tetra montagna rinchiuso in un carro aereo di fuoco.

In effetti non sono rare le notti nelle quali si accendono improvvisi bagliori lungo le pendici del Monte Musinè e, per alcuni, anche nel suo cielo: si tratta a volte d’incendi, a volte di lampi. C’è però, anche, chi parla di fuochi fatui, di fulmini globulari…

Così, all’esoterismo e la magia, all’atmosfera sinistra e conturbante del luogo si, aggiunge anche il mistero degli UFO.

E se, secondo alcuni il Monte sarebbe una base di dischi volanti, altri non mancano di segnalare più o meno presunti avvistamenti o, persino, adduzioni.

L’8 marzo 1996 un oggetto luminoso è stato osservato per oltre un quarto d’ora da due escursionisti mentre scendevano dal Monte. Secondo il loro racconto, l’oggetto aveva una forma simile ad un cilindro dai riflessi giallo-verdi con le estremità arrotondate e sembrava sostenersi, oscillando leggermente, su un cuscino di luce bianco-gialla.

Alle due estremità dell’oggetto c’erano due grosse calotte trasparenti attraverso le quali si intravedevano muoversi delle sagome che sembravano di umanoidi.

Andando a ritroso nel tempo, il legame di questa zona con gli UFO, vanta origini remote. Il Monte Musinè è noto per una serie di presunti avvistamenti di inspiegabili bagliori azzurri, verdastri e fluorescenti, che sono documentati a partire dal lontano 966 d.C.

”Il vescovo Amicone si trovava in Val di Susa per consacrare la chiesa di San Michele sul monte Pirchiano, di fronte al Musinè. Durante la notte i valligiani assistettero ad uno spettacolo affascinante: il cielo fu percorso da travi e globi di fuoco che illuminarono la chiesa come se fosse scoppiato un incendio”.

La chiesa in questione è la famosissima Sacra di San Michele, che secondo una leggenda, è stata costruita dagli angeli. Il nome del monte sulla quale sorge sarebbe, dunque, una derivazione di Porcarianus o monte dei Porci, mentre il Musinè deriverebbe dal dialetto piemontese e significa “asinello”.

Fuori metafora, i due monti rappresenterebbero, quindi, il bene di fronte al male, il drago di fronte a San Michele.

Ed ancora, secondo molti esoteristi, il Monte sarebbe un gigantesco catalizzatore di energie benefiche, capace di ampliare le facoltà extrasensoriali.

E, per alcuni, è, persino, una sorta di finestra aperta su un’altra dimensione.

Tutto ciò “giustificherebbe” (per chi ci crede, naturalmente), in una visione esoterica, l’avversione degli abitanti della Val Susa al passaggio dell’alta velocità: comprometterebbe il delicato sistema energetico.

Il ricco patrimonio di immaginario collettivo che accompagna il Monte Musinè, è considerato da parecchi ricercatori, incluso il francese Louis Charpentier, come deformazioni di avvenimenti reali, ricordi distorti, alterati nel corso dei secoli.

E dello stesso parere è anche Mario Salomone, archeologo e fotografo torinese che lo porta sulle tracce di un’antichissima cultura senza nome, riecheggiante motivi propri a civiltà di tutto il globo: da Chichén Itzà a Mont Sant Michelle, dalle Piramidi agli antichi cinesi.

Il Monte Musinè è, di fatto, come già accennato, costellato di rappresentazioni solari, accanto alle quali si trovano menhir, pietroni che potrebbero essere aree sacrificali preistoriche, con un monolito trapezoidale perfettamente squadrato.

I tre soli su questa stele hanno i loro esatti corrispondenti nei segni rilevati in Francia, a Pair-non-Pair (Gironda) e nei pressi di Montesquieu (Avantès-Ariège), interpretati dall’archeologo Aimè Michel come ‘possibili raffigurazioni di veicoli spaziali’.

I tentativi di spiegazione delle leggende prospettano, dunque, un quadro fantastico. “Si narra che l’uomo lupo si trasformasse in belva venendo fuori dalla sua grotta, per riprendere poi sembianze umane”, spiega Salomone. “Potrebbe trattarsi benissimo d’individui i quali, uscendo all’aperto, si coprissero con pelli animali per difendersi dal freddo”.

E, riferendosi agli altri favolosi ricordi, aggiunge: “Le immagini spettrali, umane o animali, scomparenti nel fumo potrebbero essere quelle di vittime sacrificate sulle presunte are, le urla delle anime dannate le loro espressioni di terrore, oppure grida di guerra. I balli, i suoni strani, le musiche misteriose sono, probabilmente, ricordi deformati di danze e canti rituali, propiziatori, degli antichi abitanti del Musinè”.

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