Qual è il segreto per non sentirci a disagio in un luogo iperaffollato?

Non hai mai sentito un profondo disagio quando un estraneo ti si avvicina un po’ troppo? E quanto è questo ‘troppo’?

L’essere umano come la maggior parte degli esseri viventi ha una intrinseca tendenza a difendere il “proprio territorio”. Ossia a cercare di evitare che qualcuno invada una determinata zona che lo circonda.

Si tratta di uno spazio variabile da cultura a cultura.

Nelle popolazioni nordeuropee è un’area maggiore rispetto alle mediterranee. La differenza si percepisce significativamente anche solo mettendo a confronto gli atteggiamenti all’interno della penisola italiana. A sud la gente è molto più tattile, c’è una maggiore fisicità nelle relazioni interpersonali, lo spazio privato (quello entro il quale ammettiamo solo le persone intime) è piuttosto limitato.

Di contro, al nord, tenere le distanze è buona norma ed evita l’insorgere di situazioni di disagio e tensione. Pertanto, qui la zona dell’intimità è più dilatata.

In generale, però, gli studi di comunicazione non verbale, hanno fissato come soglia varcata la quale si provocano reazioni negative nel prossimo, la distanza di circa un braccio.

Se tutto ciò è vero, non possiamo, però, trascurare che ciò diventa un problema per chi vive nei grandi centri urbani.

Non avete mai provato a salire su un mezzo pubblico, per esempio, a Milano in ora di punta?

In una simile situazione saltano tutti gli schemi ed i meccanismi di insofferenza per vedere invaso il proprio spazio. Come facciamo, generalmente, ad ovviare al problema? Semplicemente, nel nostro inconscio, smettiamo di pensare a chi ci sta accanto come ad una altra persona.

I ricercatori della Royal Holloway University di Londra si stanno cimentando nel cercare di capire quanto si possa avvicinare un estraneo prima di innescare una sensazione di insofferenza e, soprattutto, se ci sia un modo per rendere questa intrusione più tollerabile.

I risultati della loro analisi, pubblicati sulla rivista PLoS One, rivelano che ascoltando la musica con le cuffie è possibile modificare i margini del nostro spazio personale.

Manos Tsakiris, del Dipartimento di Psicologia presso la Royal Holloway, spiega: “Questa distanza cerchiamo di mantenere tra noi e gli altri è una zona di comfort che circonda i nostri corpi. Tutti sanno, più o meno consciamente, dove sono i confini del proprio spazio personale. Naturalmente spazio personale può essere modificato: per esempio, in molte relazioni tra familiari o con il proprio partner. Ma su una metropolitana o su un bus affollato si possono trovare perfetti sconosciuti che sconfinano in questo spazio.”

Tsakiris ed Ana Tajadura-Jiménez della Royal Holloway hanno chiesto ad alcuni volontari di prestare attenzione alle emozioni positive o negative che suscitavano in loro la musica ascoltata attraverso cuffie o attraverso gli altoparlanti.

Nel frattempo, uno sconosciuto ha iniziato a camminare verso di loro ed essi hanno dovuto dire “stop” allorchè è comparsa in loro una sensazione di disagio.

I risultati hanno mostrato che quando i partecipanti stavano ascoltando, in cuffia, una musica evocativa di emozioni positive hanno lasciato avvicinare a sé molto di più l’estraneo. Ossia hanno cambiato le dimensioni del proprio spazio personale.

Tajadura-Jiménez spiega: “L’ascolto di musica che induce emozioni positive attraverso le cuffie sposta i margini dello spazio personale. Il nostro spazio personale si restringe e permette agli altri di avvicinarsi di più a noi”

Tsakiris aggiunge: “La prossima volta che vi capita di essere su un treno pieno di gente, in metro, o su un bus…. Accendete il vostro mp3 e lasciare che gli altri si avvicinino a voi senza paura di sentirvi invasi o violato il vostro spazio”.

Il discorso della comunicazione non verbale e delle connesse dinamiche psico-sociolgiche e relazionali sono sempre un tema molto intrigante perché mettono in evidenza degli aspetti con i quali conviviamo quotidianamente e dei quali, spesso, non ci rendiamo nemmeno conto.

In effetti, mettere le cuffie non è un modo per isolarci, acusticamente, nei confronti del prossimo (nel senso anche etimologico del termine), per rinchiuderci in una nostra bolla, in un nostro mondo tagliando fuori chiunque tenti di interagire, in primis, verbalmente?

In fondo il walkman, non è stato, a caso, indicato da molti studiosi come uno dei grandi simboli dell’individualismo?

Una Risposta to “Qual è il segreto per non sentirci a disagio in un luogo iperaffollato?”

  1. Tutto dipende dallo stato d’animo della persona. Quando stiamo bene non avvertiamo disagio nemmeno nel contatto col nostro vicino,forse perchè aumenta il nostro senso della tolleranza.Il disagio della vicinanza si accentua in proporzione alla nostra mancanza di serenità.Lo star bene con noi stessi ci porta ad un’apertura verso il prossimo,al contrario di quando abbiamo problemi,che ci fà chiudere nella nostra privaci.I popoli più sono primitivi più stanno bene vicini fisicamente,perchè i loro problemi sono pochi,cioè mangiare,dormire,aver figli ecc…- I bambini,che possiamo associare psicologicamente ai primitivi,stanno bene anche a contatto ristretto,sia nei mezzi bubblici,che in locali affollati. Dobbiamo considarare che ogni persona è circondata da un aura,che cambia colore secondo le sue vibrazioni e stati d’animo.Il libro: Il terzo occhio,non ricordo l’editore, parla sulle usanze dei lama tibetani e dell’aura.Il maestro dei monaci, a quelli più dotati,faceva bucare l’osso, poco sopra agli occhi, per permettergli di vedere meglio le aure delle persone e capirne,dal colore della loro aura, le loro qualità o difetti. Spesso il vicino ci infastidisce perchè le vibrazioni della sua aura sono molto diverse da quelle della nostra.Di quà capiamo i vari sentimenti,spesso inconsci,come l’empatia,la simpatia,l’attrazione,la repulsione ecc….

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