Quanti amici hai in FB è collegato alla forma del tuo cervello e alla rete dei tuoi amici reali

Quanti amici hai nella vita di tutti i giorni e quanti nel tuo social network online?

C’è qualche relazione tra i due? È possibile che i social media stiano cambiando, non solo i nostri stili di vita, il nostro modo di relazionarci con gli altri, di pensare e di comportarci e, persino, la forma del nostro cervello?

Le geografie di relazioni che stiamo, più o meno velocemente, intessendo nell’intrecciare amicizie reali e virtuali è, sempre più, al centro dell’attenzione di molti studiosi che tentano di cogliere e spiegare la rivoluzione in corso.

Così non stupisce che alcuni ci ammoniscano dall’avere più di 150 “amici” (il così detto numero di Dunbar) sui social network, perché non potremmo gestirli e sarebbero, veramente, solo dei meri contatti, nulla di più.

O che altri si stiano impegnando per vedere se il fenomeno delle comunità virtuali non stia sempre più relegandoci in un mondo smaterializzato, in una disperata solitudine.

C’è poi chi ha trovato un legame tra il numero di “amici” che abbiamo in Facebook e la dimensione del nostro cervello e chi ha mostrato che più amici in Facebook abbiamo più è probabile che ne abbiamo anche nel mondo reale.

Concentriamoci su questi ultimi due casi.

Nel primo, i ricercatori ci tengono a sottolineare che hanno trovato una soltanto correlazione e non una causa, ossia, non è possibile dai dati raccolti dire se avere più amici in Facebook renda alcune parti del cervello più ampie o se chi ha certe aree cerebrali più estese sia anche più propenso ad avere più amici.

Facebook ha oltre 800 milioni di utenti attivi in tutto il mondo e consente alle persone di tenersi in contatto on line con una rete di amici.

Le dimensioni delle singole reti variano considerevolmente, così alcuni utenti hanno solo una manciata di amici online mentre altri ne contano più di mille. Se questa variabilità si riflette dalla dimensione del social network sul mondo reale non è ancora chiaro.

Geraint Rees, un ricercatore della Wellcome Trust, sostiene: “I social network online sono estremamente  influenti dal punto di vista sociale e dell’opinione pubblica, ma abbiamo ancora capito ben poco sull’impatto che essi hanno davvero sul nostro cervello. Questo ha portato a un sacco di speculazioni, non provate scientificamente, che Internet sia, in qualche modo, un male per noi. Questo studio ci aiuterà a cominciare a capire come le nostre interazioni con il mondo sono mediate attraverso i social network. Questo dovrebbe permetterci di iniziare a fare domande intelligenti sul rapporto tra Internet ed il cervello. A chiamare in ballo, finalmente, delle questioni scientifiche, non di tipo politico”.

Rees ed i suoi colleghi dell’Istituto UCL of Cognitive Neuroscience e il Wellcome Trust Centre for Neuroimaging, hanno studiato il cervello di 125 studenti universitari, tutti gli utenti attivi di Facebook, incrociandone i dati con la dimensione della loro rete di amici, tanto online quanto nel mondo reale.

Rees e colleghi hanno scoperto un forte legame tra il numero di amici di Facebook che un individuo ha e la quantità di materia grigia in diverse regioni del cervello.

Una di queste regioni è l’amigdala, la zona associata alla memoria di elaborazione ed alle risposte emotive. Un altro studio pubblicato di recente ha mostrato che il volume della materia grigia in questo settore è maggiore nelle persone con una rete più ampia di amici nel mondo reale, quindi, la ricerca in questione mostra che lo stesso vale anche quando gli amici sono online.

Ad essere correlate con le reti sociali online sono anche le dimensioni di altre tre regioni cerebrali (il solco temporale superiore, il giro medio temporale sinistro e la corteccia entorinale destra) che, però, non pare abbiano nulla in comune con le reti del mondo reale.
Il solco temporale superiore ha un ruolo nella nostra capacità di percepire un oggetto in movimento e, carenze strutturali di questa regione sono state rilevate in alcuni bambini con autismo. La corteccia entorinale è collegata alla memoria ed alla navigazione, inclusa anche la navigazione attraverso i social network online.

Infine, il giro temporale medio, attivandosi in risposta allo sguardo degli altri, è implicato nella percezione degli stimoli sociali.

Ryota Kanai, uno degli autori dello studio, ha aggiunto: “Abbiamo trovato alcune interessanti regioni cerebrali che sembrano avere una qualche relazione con il numero di amici che abbiamo, sia ‘reali’ sia ‘virtuali’ La domanda interessante è se queste strutture cambiano nel tempo, il che ci aiuterà a rispondere anche all’altro quesito ossia se Internet sta cambiando il nostro cervello”.

Oltre ad esaminare la struttura del cervello, i ricercatori hanno anche esaminato se ci sia un legame tra la dimensione della rete on line di una persona di amici e le loro reti reali di amici.

Gli studi precedenti hanno cercato di esplorare questo argomento, ma solo in campioni di dimensioni relativamente piccole.

I ricercatori hanno chiesto ai loro volontari una serie di domande del tipo: ‘Quante persone invieresti un messaggio di testo per partecipare ad un evento celebrativo (es. compleanno, nuovo lavoro, ecc)?’, ‘Qual è il numero totale di amici nella rubrica?’ e ‘Con quanti amici di scuola e di università hai ancora un dialogo amichevole adesso?’

Le risposte raccolte indicano che le dimensioni delle loro reti online sono proporzionali al numero dei loro amici reali.

“I nostri risultati supportano l’idea che la maggior parte degli utenti di Facebook utilizzi il sito per sostenere le proprie  relazioni sociali esistenti, ossia a mantenere o rafforzare queste amicizie, piuttosto che solo per creare delle reti di amici virtuali completamente nuove”, sottolinea Rees.

Commentando lo studio, John Williams, del Wellcome Trust, dichiara: “Non possiamo sfuggire all’ubiquità di Internet ed al suo impatto sulle nostre vite, ma, come hanno detto anche i miei colleghi, sappiamo davvero molto poco sui risvolti che tutto ciò ha o avrà sul nostro cervello che, essendo estremamente plastico, può, tranquillamente, cambiare nel tempo. Questo nuovo studio mostra come una serie di indagini ben progettate può aiutarci a cominciare a capire se i nostri cervelli sono in continua evoluzione e come si adattano alle sfide poste dai social media.”

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: