Leggende, riti e credenze sul capodanno celtico ed Halloween

Proseguendo nell’esplorazione del Capodanno Celtico, di Halloween e di ciò che ne deriva, proviamo, oggi, ad addentrarci nell’affascinante sfera delle leggende e delle tradizioni alle origini di tali ricorrenze.

IL CAPODANNO CELTICO: TRA NATURA E SPIRITI

Con l’ultima raccolta delle mele, per i Celti, si inaugura un nuovo ciclo e, di conseguenza, prende avvio un nuovo anno.

Il periodo vede l’approssimarsi dell’oscuro inverno, quando la Terra si riposa per una rinnovata fertilità.

Chiamata anche SAMHUIN, SAMHIUNN o HALLOWEEN, questa festività prende anche il nome di TRINOUX SAMONIA, o “Tre Notti dalla Fine dell’Estate”.

Samhain è un lasso di tempo nel quale gli spiriti possono liberamente mischiarsi con gli esseri umani il che giustifica l’usanza di mascherarsi nata proprio per cercare di confondere gli spiriti stessi.

Hanno così luogo tutti gli avvenimenti magici e leggendari che costellano la mitologia irlandese, bretone e gallica.

Compaiono in scena spiriti disincarnati, fate, folletti e ninfe dei boschi che, conoscendo il futuro, lo rivelano ai mortali attraverso particolari rituali.

Ed è proprio durante tali riti che i folletti invitano gli umani a trascorrere con loro un anno sul sídh, la loro collina.

Nella tradizione cristiana, le due date sono celebrate come “Giorno dei Morti” e “Giorno di Tutti i Santi”.

Durante la festa viene data molta importanza al cibo:i raccolti appena mietuti sono usati, come anche molte varietà di frutti e noci, per la preparazione dei banchetti.

Gli avanzi della stessa mietitura vengono lasciati dai contadini sui campi per cercare di ingraziarsi gli spiriti.

Ma vi sono altre usanze ricordate da varie fiabe e leggende.

ALCUNI RITI DIVINATORI

La tradizione popolare riferisce che la notte di Samhain si praticano dei riti divinatori che riguardano previsione del tempo, i matrimoni e la fortuna per l’anno venturo.

Vi erano due riti (probabilmente si tratta di riti irlandesi medievali che si ispirano a memorie celtiche): quello dell’immersione delle mele e quello dello sbucciare la mela.

L’immersione delle mele è una pratica divinatoria per un matrimonio: la prima persona che morde una mela si sposerà l’anno seguente. Sbucciare la mela è, invece, una divinazione sulla durata della vita. Più una persona riesce a fare lungo il pezzo intero di buccia di mela, più sarà lunga la sua esistenza.

In Scozia, sin dall’antichità, la notte di Samhain vengono seppellite delle pietre nella terra, ricoperte di cenere e lasciate indisturbate. Al mattino, se una pietra è stata smossa, significa che la persona che l’ha seppellita morirà entro la fine dell’anno.

In Irlanda è tipico, in tutte le famiglie, preparare il “colcannon”, un piatto tipico di questa ricorrenza. Il nome deriva dall’irlandese e significa “cavolo chiazzato”. Si tratta di una ricetta a base di purè di patate, cavolo tritato e cipolla, servito caldo con molto burro. Di solito, al suo interno si nasconde una moneta ed il fortunato che la trova ha il privilegio di poterla tenere.

LE RAPE E LE ZUCCHE INTAGLIATE

La tradizione vuole che solo verso il 1700 prende forma l’usanza di intagliare strani e spaventosi volti nelle rape e di inserire nel loro interno delle candele illuminate proprio per far allontanare gli spiriti maligni.

Con le emigrazioni di moltissimi irlandesi verso l’America, in seguito ad una terribile carestie nel 1845 però, questa tradizione ha iniziato a diffondersi anche oltreoceano. La difficoltà di reperire rape nel Nuovo Continente fa sì che il tubero viene sostituito dalle molto più diffuse zucche gialle: nasce così uno dei simboli più importanti e ricorrenti di Samhain e Halloween.

A parte la verità storica, non possiamo, però, trascurare nemmeno il valore simbolico della zucca che, a sua volta, rimanda ad antiche usanze.

Essa è da sempre legata a rituali di morte e rigenerazione che contraddistinguono il culto delle divinità. Il suo fiore, chiamato giglio, è, dalla notte dei tempi, legato ai morti. Il suo giallo pallido ricorda il colore delle ossa dei defunti, mentre il frutto, appunto la zucca, è associato alla procreazione ed alla fertilità, non per nulla sono proprio i bambini (i “frutti”) a viverla in modo giocoso andando a reperire dolcetti col “Trick ot Treat?” (“Dolcetto o Scherzetto?”)

L’ESERCITO FURIOSO

Dall’XI° secolo sono moltissimi i racconti popolari ed i testi letterari in Europa che narrano dell’apparizione dell’”esercito furioso”, nome con il quale è conosciuta, nell’area centro europea, una strana processione di misteriose creature fantastiche, poi evolutesi nel loro aspetto in streghe e stregoni, pronte al viaggio verso il sabba.

Questa schiera di esseri, composta indifferentemente da uomini e donne, spesso a cavallo di animali in qualche modo legati ai culti totemici pagani, come capre, cavalli o strani rapaci, è, di solito, guidata da un essere mitico, un’antica divinità pagana autoctona come ad esempio Wotan o Odino dell’area nordica o da strane creature, spesso dalle fattezze femminili, che, non di rado, trasportano un carro rituale.

Un’interessante area da esaminare, proprio perché ancora oggi è visibile nel folklore locale, è lo strano rapporto tra viventi e defunti, è la Bretagna, luogo ove alla religione ufficiale si mescolano vorticosamente antiche tradizioni pagane mai cancellate.

Un esempio ancora ben visibile nelle leggende e nei racconti popolari, è l’”Ankou”. Si tratta di una figura locale rappresentata come la “morte”, sotto forma di uno scheletro che indossa il tipico cappello bretone ed ha in mano la falce. Non è, però, una mera espressione della morte. Invero è semplicemente un messaggero della signora nera, un misterioso personaggio incaricato di avvisare le persone e consigliarle di portare subito a termine quanto stanno compiendo perché si sta avvicinando l’ora del trapasso.

Un’altra curiosità legata al mondo dei defunti è contenuta nel racconto di Procopio di Cesarea sulla sua “Guerra Gotica”.

Parlando della Brittia spiega: “…giunto a questo punto della storia mi sembra inevitabile raccontare un fatto che ha piuttosto attinenza con la superstizione…”

Così ricorda le strane abitudini di alcuni abitanti di borghi di pescatori dell’attuale Bretagna. Alcuni di costoro hanno il compito di traghettare le anime dei morti:

“…A tarda ora della notte, infatti, essi sentono battere alla porta e odono una voce soffocata che li chiama all’opera. Senza esitazione saltano giù dal letto e si recano sulla riva del mare… sulla riva trovano barche speciali, vuote. Ma quando vi salgono sopra le barche affondano fin quasi al pelo dell’acqua come se fossero cariche… dopo aver lasciato i passeggeri ripartono con le navi leggere…”.

Ancora oggi in Bretagna possiamo vedere, arenate nelle sacche di sabbia dovute alla marea, vecchie barche oramai in disuso e nessuno si azzarda a spostarle o portarle via, perché l’immaginario collettivo vuole che siano proprio le barche che servono, ancora, a traghettare i morti.

Si esprime, in questo modo, il collegamento che c’è tra il mondo dei vivi ed un aldilà che non è mai visto come luogo tenebroso. Tanto è che i numerosi cimiteri in quella terra non sono mai completamente isolati rispetto ai luoghi abitati. Ossia, mentre noi cerchiamo di esorcizzare la morte rimuovendola dalle nostre vite, i Celti, come molte popolazioni del passato, vi convivevano tranquillamente perché, in fondo, la morte è parte stessa della vita e si implicano reciprocamente, legate da un indissolubile vincolo che racchiude un destino al quale nessuno può illudersi di sfuggire.

Già nel V secolo l’area bretone è nota come il luogo dei morti. È qui che si identifica il luogo dell’incontro tra Ulisse ed i morti e nel quale “i contadini vedono vagare le ombre pallide dei morti”.

Ma non è ancora tutto: è ampiamente dimostrato che alcuni viaggi compiuti dai cavalieri delle saghe bretoni, come Parsifal o Lancillotto, in terre desolate o verso castelli misteriosi, altro non sono che viaggi nel mondo dei defunti. A testimoniarlo sono toponimi quali “Limors” o il “Schastel le mort”.

Lo stesso Artù, in varie raffigurazioni, è il traghettatore delle processioni dei morti, come nel mosaico pavimentale di Otranto, che mostra il sovrano con, in mano, uno scettro mentre cavalca un caprone, seguito da una schiera di uomini.

Riassumendo, dunque, le tradizioni legate al Capodanno Celtico sono parte del florido terreno culturale nel quale si radica l’attuale festa di Halloween, non meno che le celebrazioni dei santi e dei morti che ci accingiamo a vivere nei prossimi giorni.

2 Risposte to “Leggende, riti e credenze sul capodanno celtico ed Halloween”

  1. Nel Cristianesimo dopo la festa dei morti e dei Santi comincia il periodo dell’avvento,cioè della preparazione alla nascita di Gesù,il Salvatore.Comincia così il nuovo anno liturgico.Come vediamo,non esistono forti differenze con il calendario celtico.Naturalmente i druidi,non conoscendo ancora la ” Buona Novella”, seguivano i loro riti ancestrali per esorcizzare i pericoli che la vita di allora presentava,che erano addebitati ai folletti ed ai vari spiriti del loro panteon religioso.Si intuisce che il loro nuovo anno iniziava di notte perchè era il tempo del riposo e della loro sicurezza le loro capanne o grotte,che li riparavano dagli attacchi dei nemici e delle bestie feroci.Ancora oggi in certe tribù africane i giorni si contano per lune,poichè la luna illumina nel buio notturno e rende la notte tranquilla, mentre il giorno porta la fatica per la sopravvivenza e molti pericoli.

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