Lo spirito dei Santi e Morti è davvero incompatibile con Halloween?

Le grandi polemiche di questi giorni sull’opportunità di festeggiare Halloween o di esorcizzarne le componenti di paganesimo, esoterismo, occultismo ritornando alla pura tradizione cristiana delle feste dei Santi e dei Defunti possono essere superate con una nuova chiave di lettura? Che cosa c’è davvero dietro alle celebrazioni cristiane? Sono davvero incompatibili con quelle precedenti celtiche dell’antichità e con quelle consumistiche di oggi? Quale è il vero spirito che aleggia dietro tutte le ricorrenze che stiamo vivendo? Quale il loro significato?

Proviamo insieme a cercare delle risposte…

COME SONO NATE LE FESTE CRISTIANE DEI SANTI E DEI MORTI?

Di origine antica, la festività di Ognissanti, dapprima è dedicata ai soli martiri e viene celebrata, nelle varie Chiese, subito dopo la Pasqua. In un secondo momento viene spostata, poi dopo la Pentecoste.

Viene istituita dall’episcopato franco, nell’VIII secolo. Il principale promotore è Alcuino di York, un monaco sassone di formazione irlandese, uno dei più autorevoli consiglieri di Carlo Magno.

Alcuino stesso spiega:

“Se il culto dei singoli martiri e santi risale ai primissimi secoli, a partire dalla fine del IV secolo si sentì in Oriente l’esigenza di celebrare tutti i santi, conosciuti o ignoti, in un’unica festa: la Chiesa siriaca durante il tempo pasquale, la bizantina la domenica successiva alla Pentecoste… Ogni chiesa locale manteneva tuttavia il proprio calendario e venerava i propri santi. Nelle aree d’Europa di più forte tradizione celtica il ricordo di Samhain era ancora vivido e così si decise di coniugare il culto dei santi all’antica ricorrenza.”

Conoscendo le forme di religiosità precristiana delle isole britanniche, sa quanto sia importante per le popolazioni dell’area celtica la festa di Samhain, e quanto sia necessario cristianizzarla, sottolineando l’aspetto della santità e della comunione dei santi, legame tra le generazioni di cristiani, dei presenti e di coloro che li hanno preceduti.

È una felicissima intuizione teologica destinata ad avere molto seguito. Nel giro di pochi anni, l’imperatore Ludovico il Pio, su richiesta di papa Gregorio IV, ispirato a sua volta da consiglieri come il vescovo di Fiesole e il missionario irlandese Donagh (il futuro san Donato di Fiesole), ha esteso tale festa a tutto il regno franco.

E, a circa metà del IX secolo, la ricorrenza di Ognissanti viene ufficialmente istituzionalizzata in data del I novembre e, quindi, estesa a tutta la Chiesa, per opera del Papa Gregorio IV.

Tuttavia, ci vogliono vari secoli, prima che venga segnata come una festività obbligatoria in tutta la Chiesa Universale, ad opera di papa Sisto IV, nel 1475.

P. Gulisano e B.O’Neill raccontano anche di come nasce il leggame tra la festa dei Santi e la commemorazione di tutti i Defunti, ossia di chi non è morto in piena santità di vita. Il triplice scopo di questa seconda ricorrenza è di invitare tutti i fedeli a: pregare per e ricordare i propri cari estinti, coltivare la speranza della loro salvezza e chiedere l’intercessione per i propri cari in terra.

Ossia, con le parole dei due autori:

“La stretta associazione con la commemorazione dei defunti, celebrata il giorno successivo, fu istituita solo nel 998 dopo Cristo, trovando slancio nell’ambiente monastico benedettino. Fu infatti Odilone di Cluny a dare l’avvio a quella che sarà una nuova e longeva tradizione delle società occidentali. In quell’anno egli diede disposizione affinché i cenobi dipendenti dall’abbazia celebrassero il rito dei defunti a partire dal vespro del I novembre. Il giorno seguente era invece disposto che fosse commemorato con un’eucaristia offerta al Signore, pro requie omnium defunctorum. Un’usanza che ben presto si diffuse in tutta l’Europa cristiana, per giungere a Roma più tardi”

In questo modo si è compiuta la piena valorizzazione dell’antica tradizione celtica nella fede cristiana.

Secondo gli storici, quindi, le due celebrazioni cristiane dei Santi e dei Defunti annunciano che non è stato un errore credere che i morti potessero visitarci.

Il Cristo è venuto a rinnovare tale fiducia su di una base molto più salda, dando agli uomini un dono che supera ogni loro desiderio, la comunione reale e continua della Chiesa della terra e di quella del cielo.

QUALI SONO LE CONSEGUENZE DELLA CONTINUITà TRA LA CELEBRAZIONE PAGANA E CRISTIANA?

Può essere utile che ci soffermiano per cercare di cogliere le conseguenze educative di questa ricostruzione storica.

In primis, il binomio Samhain-Halloween può sempre di nuovo essere raccontato in primo luogo perché i bambini non abbiano paura dei santi e dei morti, ma imparino a confidare nell’assistenza di coloro che sono già in cielo.

In secondo luogo perchè sappiano che esiste un modo per amare chi non è più tra noi pregando per loro.

In terzo luogo perché i piccoli possano riflettere sui desideri profondi del cuore umano che non si rassegna a vedere scomparire nel nulla i propri cari e sulla bellezza del Vangelo che mostra come tali speranze e desideri non restino inappagati. Anzi, essi vengano realizzati dalla misericordia di Dio.

Infine, perchè le nuove generazioni possano comprendere la ricchezza della storia della Chiesa e l’atteggiamento del discernimento che sempre la deve caratterizzare.

LE ORIGINI DEL MACABRO IN HALLOWEEN

Ammessa una simile chiave di lettura, è lecito domandarci: se questo è il percorso storico che ha portato alla nascita di Halloween, da dove viene, allora, l’aspetto macabro particolarmente enfatizzato dal marketing?

Come la festa è stata svuotata sia della speranza che animava il mondo celtico-pagano, sia del suo compimento nella rilettura cristiana.

A detta di P. Gulisano e B.O’Neill:

“Nella corrente letteratura esoterica ed occultistica si danno delle fantasiose e infondate versioni della festa di Samhain che sono poi quelle che fanno da riferimento alle moderne celebrazioni stregonesche e neopaganeggianti e che hanno creato agli occhi di molte persone l’immagine inquietante di Halloween. Secondo queste versioni, Samhain sarebbe stato il nome di una oscura divinità, ‘Il Signore della morte’, ‘Il Principe delle Tenebre’, che in occasione della sua celebrazione chiamava a sé gli spiriti dei morti, facendo sì che tutte le leggi dello spazio e del tempo fossero sospese per una notte, permettendo agli spiriti dei morti e anche ai mortali di passare liberamente da un mondo all’altro. Per questo Samhain viene considerato dai moderni e fantasiosi esoteristi come un momento dedicato alla divinazione, in cui cioè si può facilmente prevedere il futuro e predire la fortuna. In realtà ciò che gli antichi Celti celebravano a Samhain era la sacra relazione della vita con la morte. Niente a che vedere dunque con il terrore di morti, in cerca di nuovi corpi da possedere, o di spiriti maligni e terribili divinità dell’oscurità venute a soggiornare sulla terra e ad imprigionare e uccidere il sole. Samhain era invece la festa della comunione, dell’unità tra i vivi e i morti, dei quali non si aveva paura, ai quali si portava rispetto. Si pensava che in questo giorno i morti potessero tornare nella terra dei vivi per festeggiare con la propria famiglia, tribù o clan. Samhain era l’occasione sacra in cui la barriera che separa il mondo dei vivi dal mondo dei morti poteva venir meno e a questi ultimi era concesso un fuggevole ritorno sulla terra… Si spiegano così alcuni gesti tradizionali, come far trovare le luci, perché i morti potessero ritrovare la via, far trovare cibo nelle tavole, perché gli antenati trovassero i loro cari ancora vivi felici e, non avendoli dimenticati, si preoccupavano ancora di far trovare loro cibo (da qui il trich-or-treat, scherzetto o dolcetto)”.

Il passaggio a questa visione non più religiosa della festa è storia relativamente recente:

“In epoca vittoriana furono gli strati più elevati della società ad impadronirsi della festa: era di moda, in America, organizzare feste, soprattutto a scopo benefico, la notte del 31 ottobre. Era necessario tuttavia, perché Halloween fosse bene accetta in società, eliminare ogni riferimento di tipo religioso, in particolare la visione della morte, amplificando i giochi e la parte scherzosa e ludica della festa. Poi, contrariamente alla tradizione macabro-romantica del gusto e della letteratura, la ‘festa dei morti’ di ancestrale tradizione celtica, perduta la sua giustificazione cristiana, si trasformò in una specie di celebrazione dell’oscurità, della magia, con contorno di streghe e demoni. La solidarietà tra le generazioni, tra i morti e i vivi, aveva lasciato posto ad un terrore cupo e gotico della morte. Halloween subì un processo di ‘de-cattolicizzazione’, e anche di ‘de-celtizzazione’. Gli antichi miti celtici di rigenerazione erano stati spazzati via dalla nuova visione orrorifica, estremamente moderna nel suo essere allo stesso tempo scientista, positivista e affascinata dall’elemento magico-occultistico”.

I pareri ed i giudizi sull’opportunità o meno di festeggiare Halloween o di recuperare il significato cristiano delle celebrazioni dei Santi e dei Defunti, sono varie e, negli ultimi giorni, la cronaca ci ha mostrato anche una netta presa di posizione della Chiesa di Venezia che proposto una notte di preghiera in alternativa allo ‘sballo’ di Halloween.

Invero, però, se vissute secondo il loro spirito delle origini, le festività che stiamo celebrando in questi giorni, possono ritornare ad essere, occasione per una riscoperta degli antichi motivi alla base di questa tradizione, liberandola dalla dimensione puramente consumistica e commerciale e soprattutto estirpando la patina di occultismo cupo dal quale è stata rivestita.

Quindi la conclusione potrebbe essere: Si faccia festa, una festa a lungo attesa, e si spieghi chiaramente che si festeggiano i morti e i santi, l’avvicinarsi dell’inverno, il tempo di una nuova stagione e di una nuova vita.

Si festeggi san Martino, si mangino zucche, fave e dolci.

Familie, scuole e, perché no, anche oratori si impegnino in modo positivo e perfino simpatico affinché i bambini vengano educati a considerare la morte come evento umano, naturale, del quale non di deve aver paura.

Tutto ciò, magari anche sotto la forma del gioco, può essere frutto di profonda riflessione e, perché no, magari anche di conversione.

In fondo, non c’è nessuno che di fronte alla morte non si senta mettere in questione il proprio stile di vita, fosse pure per una volta all’anno… all’inizio di novembre.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: