LA MORTE NON E’ NIENTE. Sant’Agostino ed il mistero del trapasso

Chi non ha provato il lancinante e struggente dolore di perdere uno o più dei propri cari?

Improvvisamente ti senti solo, spiazzato, quasi tradito.

Isolato nel deserto del tuo dolore.

Troppo solo per vedere gli altri che ti sono accanto.

Il mondo ti crolla addosso annientando ogni bellezza, ogni motivo di interesse, ogni incantevole meraviglia.

Calano le tenebre e rendono tutto senza senso, talvolta, persino, privo di valore e di valori.

Sei assalito da una sensazione di vuoto, di angoscia, di paura.

Improvvisamente ti rendi conto di quante cose avresti potuto e dovuto dire o fare ma non le hai dette o fatte per pigrizia, per pudore, per timore.

Aneli a ritornare in dietro, ma è impossibile.

Vorresti cambiare il passato, rivedere chi ti ha lasciato, trascorrere ancora almeno qualche istante insieme…

Inutile le lancette dell’orologio non possono ritornare in dietro.

Così aumentano ulteriormente la tristezza e la disperazione.

In un’ottica cristiana, di chi crede nella vita dopo la morte, piangere la dipartita di un proprio caro è quasi un controsenso perché, in vero, il defunto si trova in una condizione decisamente migliore rispetto alla terrena.

E noi dovremmo gioire di ciò nella speranza-fede della sua resurrezione.

Piangendo la scomparsa di una persona amata, non necessariamente rinneghiamo di credere nell’aldilà. Prima di tutto esprimiamo la nostra debolezza e fragilità di creature mortali, di esseri umani. In parte, com-piangiamo noi stessi ed il dolore della separazione, del distacco, della perdita di una presenza, di un contatto ed una relazione abituali.

Per riflettere sul significato della morte vi propongo un breve brano molto intenso e lirico attraverso il quale S Agostino, riferendosi a ciascuno di noi, individualmente, come se fosse la persona che ci ha appena lasciato, ci spiega, con la sua classica, disarmante e meravigliosa semplicità, perché non dobbiamo disperarci…  

La morte non è niente.

Sono solamente passato dall’altra parte: è come fossi nascosto nella stanza accanto.

Io sono sempre io e tu sei sempre tu. Quello che eravamo prima l’uno per l’altro lo siamo ancora.

Chiamami con il nome che mi hai sempre dato, che ti è familiare; parlami nello stesso modo affettuoso che hai sempre usato.

Non cambiare tono di voce, non assumere un’aria solenne o triste.

Continua a ridere di quello che ci faceva ridere, di quelle piccole cose che tanto ci piacevano quando eravamo insieme. Prega, sorridi, pensami!

Il mio nome sia sempre la parola familiare di prima: pronuncialo senza la minima traccia d’ombra o di tristezza.

La nostra vita conserva tutto il significato che ha sempre avuto: è la stessa di prima, c’è una continuità che non si spezza.

Perché dovrei essere fuori dai tuoi pensieri e dalla tua mente, solo perché sono fuori dalla tua vista?

Non sono lontano, sono dall’altra parte, proprio dietro l’angolo.

Rassicurati, va tutto bene.

Ritroverai il mio cuore, ne ritroverai la tenerezza purificata.

Asciuga le tue lacrime e non piangere, se mi ami: il tuo sorriso è la mia pace.

Una Risposta to “LA MORTE NON E’ NIENTE. Sant’Agostino ed il mistero del trapasso”

  1. Per il credente la morte di un caro è solo una separazione provvisoria.Il dolore di chi resta è naturale ma esiste la consolazione di sentire la sua anima costantemente vicina, essendo ormai libera dal condizionamento del tempo e dello spazio e sapendo certa la possibilità di rivederlo quando toccherà a noi fare lo stesso suo ultimo viaggio.

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