Arrosto o bollito? Quando i gusti alimentari raccontano storie antiche

Che differenza c’è tra la carne arrosto e bollita? Non si tratta semplicemente di diversi modi di cottura: rimandano a due mondi, a due stili di vita, a due culture completamente diverse che rimandano a lontano Medioevo.

LA CURIOSA STORIA DI CARLO MAGNO

Carlo Magno, il grande re celebre, tra l’altro, anche per la passione per la carne arrostita e per la salute ferrea, negli ultimi quattro anni di vita, colpito da febbri e dalla gotta, secondo i medici, avrebbe dovuto seguire una dieta a base di carne bollita. “Avrebbe dovuto”, ma per il re una simile proposta era del tutto inconcepibile. Perché?

DUE UNIVERSI OPPOSTI

L’arrosto ed il bollito, prima ancora di rappresentare, semplicemente, due diverse tecniche di cottura, esprimono due mondi opposti, sul piano simbolico, due stili di vita, due modi di essere, due approcci all’esistenza, due punti di vista, due realtà sociali, culturali, valoriali.

L’ARROSTO-SFERA.

Il primo, sotto il punto di vista delle scelte degli alimenti e delle tecniche di cottura, esprime, fino in fondo, l’idea di natura, di semplicità, di selvatico perché la carne, magari appena cacciata, non ha bisogno di niente di più che il semplice fuoco sul quale viene direttamente, violentemente cotta.

La scena è molto primordiale, molto forte, molto “maschia”. Evoca immediatamente, l’immagine di uomini nerboruti, aggressivi, uomini che vivono la caccia come un’esercitazione per la guerra, nella quale mettono in atto, contro la preda tutte le tattiche e le strategie che potrebbero utilizzare contro eventuali nemici.

L’epilogo della battuta di caccia vede i nobili cavalieri radunati attorno al focolare, intenti a cuocere, con una certa, brutale, semplicità, magari anche infilzate sulle loro spade, le carni della selvaggina. Un gesto che rivendica la loro potenza ed il loro sulla natura espresso sia nel catturare le prede sia nel domare il fuoco.

Per gli aristocratici medievali, il gusto della carne arrostita è un’abitudine. Un gusto forte, intenso, truculento, come la vita degli uomini d’arme che hanno guadagnato e difendono con il filo della spada il rispetto dei nemici e la fiducia dei loro sudditi.

LA BOLLITO-SFERA.

Sull’altro versante, nel bollito, il rapporto tra il cibo ed il fuoco è mediato attraverso la pentola e l’acqua.

La pentola, è un prodotto culturale, creato dall’uomo per contenere e cuocere gli alimenti e, quindi anche la carne.

Pertanto il bollito tende ad assumere significati simbolici legati alla domesticità.

Qui lo scenario non è, dunque, la foresta, ma l’umile casa dei contadini con la pentola sul fuoco sempre acceso, nel centro della stanza, protetto da un giro di pietre.

E se occuparsi del fuoco per arrostire le carni è un compito dall’inconfutabile spirito maschile (non è un caso che molti uomini del tutto incapaci in cucina, vantino, invece, insospettabili doti per il barbecue), la pentola che bolle sul focolare domestico rientra nella sfera dell’immaginario e dei ruoli, tradizionalmente, riconosciuti, perlopiù femminili.

Così, i valori simbolici di domesticità, cultura, rapporto delicato con il cibo, vengono proiettati anche sul bollito e rimandano anche ad una cultura del risparmio, quale è la mentalità contadina.

Cuocendo la carne nella pentola anziché, direttamente sul fuoco, c’è la possibilità di recuperare le sostanze rilasciate dagli ingredienti e, quindi, riutilizzare l’acqua di cottura, divenuta brodo, per altre preparazioni.

CONCLUDENDO…

I nostri gesti quotidiani, il nostro linguaggio, il nostro modo di relazionarci, le nostre scelte alimentari, i valori che essi esprimono, lo stile di vita che rappresentano, malgrado non ce ne rendiamo conto raccontano chi siamo e, nel contempo, hanno alle loro spalle secoli, millenni di storia che, purtroppo, spesso ignoriamo o non teniamo nella debita considerazione.

La scoperta o la riscoperta di queste radici che affondano nella notte dei tempi possono contribuire al difficile compito di restituire uno spessore, un significato, un valore al mondo che ci circonda che, a differenza di quanto hanno tentato di far credere i moderni ed i postmoderni, non è affatto ad una dimensione, ma ricco di sfaccettature e sfumature, troppo spesso ignorate o trascurate.

Una Risposta to “Arrosto o bollito? Quando i gusti alimentari raccontano storie antiche”

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