Legge 194: una questione etica, due posizioni.

Il tema dell’aborto è uno dei grandi terreni di confronto e scontro nell’etica degli ultimi decenni vedendo fronteggiarsi chi ne è a favore e chi, invece, ne è contrario.

I FILO-ABORTISTI

Nel novero dei promotori, c’è chi considera l’aborto un diritto della donna, un riconoscimento della sua libertà e possibilità di gestire la propria esistenza, non meno che la propria sessualità, un segno di modernità, di anti-oscurantismo, di apertura mentale…

Il ‘partito degli abortisti’ affonda le sue radici più nerborute nello stesso irrequieto terreno che ha dato vita agli ambienti femministi ed, alla cultura sessantottina, alla rivoluzione erotico-sessuale, ad un profondo mutamento nella rosa dei valori e nel bouquet di rivendicazioni, atteggiamenti e comportamenti affermatisi nel corso degli ultimi quarant’anni. Una delle vittorie principali incassate dai filo-abortisti nel nostro Paese, è la vittoria al referendum del 19.

UN BACKGROUND STORICO FINO AL REFERENDUM

Sino ad allora, l’aborto, in Italia, è una pratica illegale. Ciò non toglie che viene praticato in modo clandestino dalle famigerate “mammane”, praticone senza scrupoli che, con mezzi per nulla idonei ed in cambio di lauti compensi, “risolvevono il problema”, talvolta al prezzo della vita della donna stessa.

Nel 1975 una sentenza della Corte Costituzionale stabilisce la «differenza» tra un embrione ed un essere umano, sancendo la priorità della salute della madre rispetto alla vita del nascituro.

Il 22 maggio 1978 viene approvata la legge 194 che riconosce il diritto della donna ad interrompere, gratuitamente, nelle strutture pubbliche, la gravidanza indesiderata, oltre che ad una serie di politiche di prevenzione da attuarsi presso i consultori familiari. inclusa la possibilità, per i medici, di esercitare l’obiezione di coscienza, rifiutandosi di praticare l’aborto.

Contro la legge, inizia una raccolta di firme da parte, specialmente, del Movimento per la Vita ed i Radicali.

Si giunge, così, il 17/18 maggio 1981 al voto, in un clima reso incandescente dall’attentato a Giovanni Paolo II: la proposta cattolica (abrogazione ‘minimale’, dopo aver rinunciato alla totale, dichiarata inammissibile dalla Corte Costituzionale), però, viene bocciata dal 68 per cento e quella radicale (una modifica in senso ancor più ampio) dall’88 percento.

I DETRATTORI DELLA 194

In prima linea tra i sostenitori della vita e dei diritti del feto, considerato un essere umano a tutti gli effetti, ci sono i membri del costituendo comitato per l’abrogazione della legge 194, che propongono un’iniziativa concreta a favore della vita, con un referendum abrogativo della legge 194 in materia di aborto.

Il loro manifesto recita:

La presente iniziativa non è finalizzata alla semplice denuncia del fenomeno dell’aborto o alla mera critica culturale alla l. 194/1978 che lo disciplina nel nostro ordinamento , ma è diretta all’abrogazione di tale legge per via referendaria , in coerenza con la piena consapevolezza che la vita di ciascuno di noi è stata resa possibile dalla ricorrenza di due condizioni : il concepimento e l’assenza di eventi letali durante la gravidanza , tra i quali la sua interruzione volontaria è quello casisticamente di gran lunga più ricorrente .

Una via , quella referendaria , obbligatoria (alla luce della totale indifferenza della nostra classe parlamentare, che in oltre un trentennio dall’entrata in vigore della 194 si è astenuta da una sua semplice revisione in senso restrittivo) e perfettamente percorribile, considerato l’abbondante decorso del quinquennio previsto dalla normativa vigente dal primo referendum del 198 , svoltosi in un clima politico-culturale ben diverso da quello attuale.

Piuttosto , alla luce del pericolo di una (peraltro infondata) censura da parte della Consulta , i quesiti referendari avranno essenzialmente come oggetto le norme più significative della legge , che si aggiungeranno così al quesito sull’abrogazione totale della legge.

Tra le disposizioni più controverse ed impopolari della 194 , in particolare ed anzitutto , debbono annoverarsi l’art. 4 (che riconosce il diritto di interruzione volontaria della gravidanza anche per mere ragioni economiche , morali e sociali nei primi 90 giorni) e l’art. 5 (che attribuisce alla donna, anche se coniugata, il diritto di assumere la decisione abortiva senza coinvolgere il potenziale padre , che può così legalmente rimanere del tutto ignaro dell’evento).

L’iniziativa è solo finalizzata all’abrogazione della legge (dall’entrata in vigore della quale si sono registrati oltre 5 milioni di aborti , secondo i dati ufficiali del Ministero della Salute) e rigetta ogni ipotesi di trattativa , che sarebbe inconcepibilmente effettuata sulla pelle del nostro prossimo.

Di conseguenza , possibili effetti legislativi dell’operazione in oggetto restrittivi sulla portata della 194 (ed intermedi rispetto all’obiettivo indicato), sarebbero frutto di una (tra l’altro ad oggi del tutto improbabile) azione parlamentare totalmente unilaterale e non concordata con i promotori del referendum.

QUALCHE DOMANDA PER LUNA RIFLESSIONE

Ammesso che il feto non sia da considerare un essere umano, quando lo diventa? Ed a quale titolo avviene una simile trasmutazione?

Sarò limitata, mi risulta sempre difficile riuscire a non pensare che quella piccola creatura, dal momento della fecondazione dell’ovulo, non sia già, a tutti gli effetti, un essere umano.

Supponendo che l’aborto garantisca i diritti della mamma, chi si preoccupa dei diritti del figlio?

Un’eventuale legge che, come vorrebbero alcuni, impedisca ai medici di rifiutarsi di fare abortire una donna o che li obblighi ad un simile gesto, non sarebbe, da ultimo, una legge che costringe dei cittadini a commettere un omicidio?

Ovviamente ognuno è libero di pensarla come gli suggeriscono i propri valori e principi, la propria coscienza, la propria sensibilità, però, quando dall’ecografia vedi quel corpicino, senti il suo cuoricino battere… come può una persona non ammettere che si tratti di un essere umano… di un omicidio?

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