La telepatia sintetica ed il controllo remoto del pensiero

Da sempre l’uomo è stato affascinato dall’idea di potere leggere il pensiero altrui, di qui l’interesse riguardo la  telepatia e la creazione di, più o meno presunte, macchine in grado di stabilire se una persona dica o meno la verità.

Malgrado tali tentativi, ancora privi di validazioni scientifiche, tutti tendiamo a dare per scontato che, in ultima istanza, nessuno sia in grado di penetrare nella nostra mente e di leggere, con certezza, quanto stiamo pensando, di scoprire i nostri segreti, le nostre intime riflessioni. Fino ad ora, questa convinzione è stata valida ma oggi, le ultime frontiere della scienza neurologica sulle attività del nostro cervello, su come e che cosa pensiamo, sembrano minarla.

Per la prima volta nella storia umana, inizia già ad essere possibile scrutare direttamente il nostro cervello e decifrare la componente fisica e chimica dei nostri pensieri, ossia qualcuno riesce a leggere le nostre menti.

In un simile contesto, diventa interessante, prendere in considerazione i traguardi raggiunti grazie alle nuove tecnologie e fermarci un attimo a riflettere sulle eventuali conseguenze etiche e sociali, della possibilità di scrutare che cosa accade nella testa degli altri decriptandone i pensieri, le intenzioni, le volontà.

GLI ESPERIMENTI ALLA CAENEGIE MELLON UNIVERSITY

Le strumentazioni che stanno rendendo una realtà ciò che poco fa era semplice fantascienza, rimandano alla risonanza magnetica funzionale (FMRI) attraverso la quale possiamo vedere l’attività cerebrale di una persona proprio mentre sta pensando.

Tra i pionieri di tali studi ci sono Marcel Just e Tom Mitchell, due neurologi della Cernegie Mellon University.

Essi riprendono con lo scanner il cervello e lo proiettano, immediatamente su uno schermo, rendendo identificandone, così, il pensiero.

Il loro lavoro consiste nel combinare, da un lato, i risultati ottenuti dall’esame dell’attività cerebrale tramite la  risonanza magnetica, dal’altro, con la capacità della scienza informatica di elaborare immense quantità di dati. Di conseguenza identificano  quanto realmente accade nel cervello allorchè concepiamo determinati pensieri.

GLI ESPERIMENTI

Nel corso di un esperimento, i due neurologi della Cernegie Mellon University, hanno chiesto ad alcuni pazienti di pensare a dieci oggetti (cinque utensili- cacciaviti, martelli… e cinque tipi di abitazioni –igloo, castello…).

In seguito hanno registrato ed analizzato l’attività cerebrale corrispondente a ciascun oggetto e, poi, invitato i pazienti a pensare ad uno di quegli stessi oggetti (cacciavite). A questo punto il computer ha rintracciato l’area precisa del cervello attivata dal pensiero in questione.

Invero, però, come spiega Just “l’idea di cacciavite non si trova in un unico punto del cervello, ma in molti punti. Quando uno pensa ad un cacciavite, pensa a come si tiene in mano, a come si gira, a quale aspetto ha, a che cosa serve. Ognuna di queste funzioni si trova in un posto diverso del cervello. Quando pensiamo a un igloo o a un cacciavite, i neuroni cominciano ad attivarsi a diversi livelli di intensità in diverse aree del cervello e abbiamo scoperto che potevamo individuare quale oggetto stavano pensando dai loro grafici di attivazione cerebrale.”

Così i due scienziati sono in grado di identificare il nostro pensiero. Ciò non significa che il cervello di due persone sia uguale quando pensano al medesimo oggetto. “Non è identico: abbiamo delle idiosincrasie… io potrei avere avuto una brutta esperienza con un martello, lei invece no. Ma le somiglianze sono sufficienti ad identificare i reciproci pensieri. E, quindi, capisce, questa è una cosa senza precedenti”

Una serie di ulteriori prove dimostra che il computer riesce ad identificare l’oggetto pensato dalle persone sottoposte alla risonanza magnetica, anche in tempo reale. Ma questo sembra essere solo il primo passo verso una serie di promettenti studi e scoperte.

“Fa un po’ paura in effetti. Questo è il nostro programma di ricerca per i prossimi cinque anni… Vedere che cosa si può capire… non ci accontentiamo del martello!” conclude Just.

LE RICERCHE A BERLINO

A Berlino, nel Bernstein Center, John-Dylan Haynes si serve di uno scanner non solo per identificare gli oggetti pensati ma anche per leggerne le intenzioni. Basandosi sull’attività di una particolare area del cervello che controlla le intenzioni, è in grado di capire se due numeri, mostrati in un secondo momento, verranno addizionati o sottratti dai soggetti presi in esame. Sembra dunque, che non esista più la fantascienza, che tutti i limiti di pochi anni fa siano superati e l’immazione stia diventando realtà.

LA QUESTIONI DI ETICA

Questo, però, solleva non pochi problemi a livello etico, come spiega  Paul Root Wolpe dell Morry University Centrer for Ethica di Atlanta. “L’abilità di leggere i nostri pensieri e le nostre intenzioni in questo modo è rivoluzionaria. In tutta la storia non è mai stato possibile obbligare qualcuno a rivelare delle informazioni”: a sua detta né la torura né la persuasione possono essere tanto affidabili quanto lo è la scansione.

“Il diritto che un individuo ha di tenre i propri pensieri chiusi dentro il proprio cervello, è uno dei diritti più fondamentali di un essere umano.” Pertanto diventa importante capire chi in futuro potrà disporre degli strumenti per leggere le intenzioni ed i pensieri altrui. “Bisogna decidere se lasceremo che lo faccia lo Stato oppure se sarà consentito a me di farlo. Ho due figlie adolescenti: un giorno torno a casa e trovo la mia macchina ammaccata ed entrambe negano la propria responsabilità. Mi sarà lecito trascinarle al Cenro Privato di Individuazione delle Menzogne per scoprire la verità  tramite esame cerebrale? non lo sappiamo”

L’aspetto più sconcertante è che il dibattito non è ancora iniziato, tuttavia  pare ci siano già due società disposte ad offrire un servizio di individuazione delle menzogne eseguito tramite risonanza magnetica cerebrale.

UNO STRUMENTO CONTRO I CRIMINALI?

Haynes sta lavorando su qualcosa che ritiene ancora più efficace: “leggere dal cervello di una persona dove questa è stata esattamente”. Mettendo la persona in uno scanner, egli in grado di mostrare alcune cose che sono state viste dal soggetto stesso, tramite l’analisi dell’attività cerebrale che riconosce le immagini o gli ambienti noti. Si tratta di uno strumento che la polizia potrebbe adottare per identificare i criminali coinvolti in furti con scasso. “Si potrebbe risucire a sapere se una persona è già stata in un campo di addestramento di AlQaeda, per esempio.”

Ed a farsi avanti qui sono già state delle agenzie nazionali tedesche. 

Ma non c’è solo chi prende in considerazione tali opportunità, in India alcun le utilizzano già.

“L’estate scorsa una donna è stata condannata per omicidio dopo che una risonanza cerebrale ha rivleato che era al corrente delle circostanze nelle quali è stato avvelenato il suo ex-fidanzato”

“Qui la cosa diventa molto interessante… perché, malgrado non possano obbligarci a testimoniare contro noi stessi, possono, però, obbligarci a fornire il DNA, o un campione di capello, o di sangue anche se ciò potrebbe incriminarci. Perciò ecco la domanda da un milione di dollari: se tu sei in grado di scannerizzarmi e ottenere informazioni direttamente dal mio cervello, questa si può considerare una testimonianza? O è piuttosto assimilabile ad un campione di DNA, di sangue, sperma o altro che mi puoi prelevare?”

Al momento non è possibile costringere qualcuno a sottoporsi ad una TAC cerebrale in quanto è indisponsabile che il soggetto analizzato collabori e stia molto fermo.

LE PROMESSE DELLE NUOVE TECNOLOGIE

“Ci sono altre tecnologie in via di sviluppo”, prosegue Wolpe, “che potrebbero essere usate segretamente e perfino a distanza. Ad esempio, stanno ora cercando di sviluppare un raggio di luce che verrebbe proiettato sulla fronte, e penetrerebbe per un paio di millimetri nella corteccia cerebrale centrale, mentre i ricettori capiterebbero un riflesso di quella luce.  Per alcuni studi questo potrebbe essere usato come sistema di individuazione delle menzogne… Se fossimo seduti all’areoporto e sotto interrogatorio, ci potrebbero puntare questo raggio sulla fronte senza che ne siamo consapevoli. Ancora non siamo capaci di farlo… ma ci stiamo lavorando.”

IL NEUROMARKETING

L’aspetto più inquietante, però, è la possibilità di applicare il tutto al mondo dei consumi, ossia che delle aziende posano leggere il nostro pensiero per finalità commerciali.

E se, i raggi di luce non sono ancora una realtà, la tecnica FMRI è già ampiamente utilizzata dalle aziende per capire che cosa vogliamo acquistare e quale sia il modo migliore per vendercela. 

È il neuromarketing, del quale la neurologa Gemma Calvert è una dei pionieri. Tra le altre che vi ricorrono, ci sono nomi del calibro di Unilever, Intel, McDonald’s, Procter & Gamble, MTv… che stanno scatenando un vero effetto valanga nel mondo del marketing.

“Credo che al momento ci siano almeno 92 agenzie di neuro-marketing in tutto i mondo”, spiega Calvert. Anche in questo campo, però, iniziano a crescere i dubbi sull’eticità di scannerizzare il cervello per finalità commerciali. Il neuromarketing sembra possa rischiare di azzardare delle promesse alle quali non è in grado di adempiere.

Inoltre ci si chiede: se la scansione desse come esito l’apprezzamento per il cioccolato e lo stesso soggetto affermasse che non lo apprezza, a quale dei due dati si potrebbe /dovrebbe prestare fede?

L’esito della scansione è frutto solo di un lavoro nel quale si è precedemente dimostrato quale è la parte del cervello che si attiva in quesa direzione. Manca però, ancora la prova del collegamento tra i significati e gli effettivi comportamenti.

CONCLUSIONI

Just e Mitchell hanno scoperto le firme del nostro cervello per sentimenti quali la gentilezza, l’ipocisia, l’amore. E se per questi scienziati non siamo altro fuorché esseri umani definiti da schemi crerbrali, molecole e simili, creature biologiche dotate di un cervello che è, a sua volta, una macchina pensante biologica… non possiamo, però, nemmeno trascurare che in quanto umani abbiamo un qualcosa in più degli altri, qualcosa che ci rende unici ed irripetibili: la nostra anima, la nostra identità…

Una Risposta to “La telepatia sintetica ed il controllo remoto del pensiero”

  1. Si può accettare la trasmissione del pensiero da persona a persona per via telepatica,cosa che esiste già anche se per poche persone.
    Scrutare la mente altrui senza il consenso o all’insaputa dell’ altro sarebbe però un’aberrazione contraria alla morale di qualsiasi genere. Sarebbe solo valida per scoprire qualche grosso reato.La storia ci insegna però che l’uomo finisce sempre per usare molte scoperte buone per fini malvagi. Mi auguro quindi che gli sperimenti degli scienziati in questo settore non abbiano successo.

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