Santa Lucia: storia, tradizioni e leggende

Nella saggezza popolare, il giorno di Santa Lucia iniziano a manifestarsi i rigori dell’inverno ed è il giorno più corto dell’anno.

Invero non è proprio corretto, perché il solstizio di inverno cade un po’ dopo, il 21 dicembre, tuttavia, all’immaginario collettivo, piace mantenere questa credenza testimoniata anche dal detto: Santa Lucia, De piö cört che ghe séa, (Il giorno più corto che ci sia).

E Santa Lucia è proprio la Santa della luce, destinata a (ra)assicurare che le tenebre non prevarranno definitivamente sulla luce e, presto, il dì ritornerà, pian piano, ad allungarsi.

Santa Lucia è anche la protettrice della vista.

È una santa molto amata dal nord al sud del Vecchio Continente dove dà vita, ogni 13 dicembre a varie tradizioni.

Ma chi era Santa Lucia?

TRA STORIA E LEGGENDA

Santa Lucia era una giovane siracusana vissuta attorno al III-IV secolo.

Secondo la tradizione, era una bella ragazza promessa in sposa ad un giovane suo concittadino.

Il suo futuro pareva essere simile a quello di tutte le sue coetanee: le si prospettava una vita come moglie e madre di famiglia.

Un giorno, la mamma di Lucia, Eutychie, a causa di una malattia, fu colpita da una grave emorragia.

La giovane, disperata, partì per Catania per andare ad implorare la grazia sulla tomba della martire Agata.

Non sapeva che stava per scoprire il grande progetto che Dio aveva su di lei. Giunta sulla tomba, le apparve proprio la stessa Agata chiedendole di dedicare la propria vita ai più poveri, ai piccoli emarginati e sofferenti.

Tornata a Siracusa, Lucia iniziò, subito, a realizzare la missione affidatale.

Prima di tutto ruppe il fidanzamento. Poi si dedicò a distribuire i beni della sua cospicua dote ai più poveri, percorrendo i lunghi e angusti cunicoli delle catacombe, con una lampada fissata al capo.

Il fidanzato abbandonato non accettò la sua decisione non tanto perché si rendeva conto di avere perso l’amore della ragazza ma perché aveva visto sfumare la possibilità di impossessarsi delle ricchezze che avrebbe dovuto portare in dote Lucia.

E tale fu il suo dispetto da indurlo ad accusare l’ex-fidanzata, davanti al terribile prefetto Pascasio, di essere cristiana

Erano gli anni nei quali il cristianesimo era ferocemente perseguitato da Diocleziano, ma anche il tempo dei più fulgidi esempi di fede, tra i quali rientra anche Lucia stessa.

Arrestata, minacciata e torturata, si proclamò comunque seguace di Cristo e non accettò di abiurare la propria fede.

Essendo una ragazza troppo forte per essere “piegata”, doveva morire.

Così, Lucia venne esposta nel pubblico postribolo e non esitò a testimoniare proprio la tenacia e la coerenza che i romani le imputavano.

Ed affermando che “il corpo viene contaminato solo se l’anima acconsente”, diede modo, agli astanti, di assistere ad un fatto prodigioso: nessuno, nemmeno sei uomini e sei i buoi, riuscirono a smuovere il suo esile corpo divenuto, miracolosamente, pesantissimo.

Prima dell’esecuzione capitale però Lucia riuscì a ricevere l’Eucaristia e preannunciò sia la morte di Diocleziano, avvenuta di lì a pochi anni, sia la fine delle persecuzioni, terminate, secondo una versione tradizionale della storia, nel 313 d.C. con l’editto di Costantino che sanciva la tolleranza religiosa e la libertà di culto.

LA TRADIZIONE IN SVEZIA

La festa di Santa Lucia è una tradizione introdotta la intorno al 1920.

Da allora, la figlia maggiore si svegliava alle quattro del mattino per preparare caffè ed i dolci per la colazione. poi, vestitasi con una tunica bianca cinta da una fascia rossa, portava alla propria famiglia ancora a letto ciò che aveva preparato. Le altre figlie, invece, si vestivano con una tunica bianca cinta da una fascia bianca.

È La tradizione più amata Svezia che la festeggia in un modo completamente diverso da quanto avviene in Italia.

In casa, a scuola, al lavoro, ogni anno, viene scelta una ragazza che, incoronata dal vincitore del premio Nobel per la letteratura, rappresenta Santa Lucia.

La giovane viene vestita di una lunga veste bianca con una fascia rossa in vita, ornata sul capo da una corona di candele, decorate con un intreccio di foglie di mirtilli rossi.

All’alba del 13 dicembre, migliaia di bambine con una veste bianca, una candela accesa in mano ed una coroncina di candele elettriche in testa, illuminano il buio inverno svedese.

E si tengono lunghe processioni guidate dalla piccola Santa Lucia con le sue damigelle ed i paggetti che indossano vesti bianche e cappelli con stelle dorate.

Il corteo è chiuso da bambini vestiti come folletti.

Si tratta di una scena incantata ed incantevole, con i bambini che cantano canzoni tradizionali natalizie ed illuminano l’oscurità con le loro candele.

Lucia e le sue damigelle donano brioche allo zafferano e biscotti allo zenzero agli spettatori.

Questa tradizione, che risale al lontano Settecento, si ripete in chiese, scuole, ospedali e luoghi di lavoro in tutto il Paese: non sarebbe Natale in Svezia senza Lucia, che segna il passaggio alle ultime due settimane di Avvento.

ALCUNE TRADIZIONI IN ITALIA

Molte sono le usanze che si tramandano da generazione in tutta la Penisola.

A BRESCIA E BERGAMO

La leggenda popolare racconta che, la notte tra il 12 ed il 13 dicembre, Santa Lucia passa per tutte le case, con un asinello, e distribuisce ai bambini buoni dei doni.
Per riceverli, i bambini devono preparare della paglia per nutrire l’asinello e disporla sotto la cappa del camino, dal quale la Santa scende.

Poi devono andare subito a letto, chiudere gli occhi, perché la Santa non vuole farsi scorgere ed addormentarsi canterellando, a Bergamo:

Santa Löséa Mama mé

Co’ la borsa del papà

Santa Löséa la rierà

(Santa Lucia mamma mia / con la borsa del papà / santa Lucia verrà),

oppure, sempre a Bergamo. le canzoncina un po’ meno smaliziata:

Santa Löséa, mama méa

met ü regal in da scarpa méa

se la mama no ‘la met

Al resta ot ol me scarpet

(Santa Lucia, mamma mia,/metti un regalo nella mia scarpa,/se la mamma non lo mette,/ restan vuote le mie scarpette).

A Brescia, invece, la canzoncina è:

Santa Lucia bella

dei bimbi sei la stella,

pel mondo vai e vai

e non ti stanchi mai;

trova la porticina

di questa mia casina,

poi continua la strada

per tutta la contrada,

poi continua il tuo viaggio

per tutto il mio villaggio.

A tutti i bimbi buoni

Tu porta dolci e doni,

ma i regali più belli

portali ai poverelli.

Ai bimbi disubbidienti, che Santa Lucia trova ancora svegli per cercare di vederla, getta della cenere negli occhi e passa oltre senza lasciare nessun dono.
Per cercare, poi, di ingolosire l’asinello ed invogliare la Santa a lasciare a loro ancora più regali, alcuni bambini appendono alle finestre dei mazzetti di carote.
Altri, invece, mettono sul davanzale uno zoccolo di legno chiuso sul davanti, con dentro un po’ di crusca per l’asinello ed un bicchiere di legno pieno d’acqua per Lucia. Accanto a tutto ciò sistemano anche un lumino acceso per rischiarare la finestra ed indicare la presenza di bambini.

A SIRACUSA

Nella città natale della Santa i festeggiamenti prevedono che la gente confezioni dei pani a forma di occhi che, benedetti, si mangiano con l’augurio di preservarsi da malattie oculari. A Lucia vengono offerti anche ex voto d’argento a forma di occhi, appesi, poi, sulla “vara” il giorno della festa.

Alcuni connettono il culto della Santa a quello antichissimo della dea greca Demetra o della romana Cerere che avevano come attributi principali il mazzo di spighe e la fiaccola. Di fatto, esiste ancora la tradizione di offrire a Lucia del frumento bollito, cibo cerimoniale che veniva consumato anche nei misteri della dea greco-romana.

BUON SANTA LUCIA a tutti!

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