La guerra negli occhi: come la guerra cambia lo sguardo dei soldati

Gli occhi sono lo specchio dell’anima: un modo di dire che, invero, sottende una grande verità.

Guardando negli occhi un altro essere umano, grazie alla nostra capacità di immedesimarci e di identificarci nel prossimo, ossia in virtù dell’empatia, siamo in grado di condividerne le emozioni ed i sentimenti, le gioie più profonde e le angosce più intime, le speranze più ottimistiche ed i pensieri più reconditi.

I nostri occhi sono la speciale soglia d’accesso ad un mondo di sensazioni e di emozioni, di esperienze e di sogni, di comportamenti e di relazioni che si intrecciano formando la nostra esistenza.

Lo sguardo, anche se spesso non ce ne rendiamo conto o non lo ricordiamo, è uno dei nostri principali mezzi di comunicazione non verbale. Con gli occhi esprimiamo la felicità ed il terrore, l’attrazione ed il disappunto…

Nei nostri occhi si può leggere il nostro mondo interiore, i nostri multiversi sentimentali e relazionali, onirici ed aspirazionali.

Come in ogni tipo di linguaggio, anche lo sguardo ha dei codici, delle convenzioni che non impariamo a scuola o dai libri, ma dalla vita e ci servono per decodificare quanto accade nel cuore, nella mente, nell’anima di chi ci sta di fronte.

Spesso, se non ci limitiamo a gettare una semplice occhiata, ma osserviamo con attenzione gli occhi degli altri, riusciamo a cogliere i cambiamenti che la vita produce in loro… Lo sguardo è, così, veramente lo specchio dell’anima…

Non siete mai stati colpiti dallo sguardo innocente, puro, trasparente di un bambino? Da quello sublime, rassicurante, confortante di un genitore? O magnetico, seducente, ipnotizzante di un leader carismatico?…

Ma ci sono sguardi e sguardi…

LA GUERRA NEGLI OCCHI

La fotografa olandese Claire Félice ci ha voluto raccontare la guerra in Afghanistan attraverso gli occhi dei soldati proponendoci una serie di scatti che ritraggono gli sguardi di 20 soldati prima, dopo e durante il conflitto.

Si tratta di un vero e proprio esperimento che ha avuto luogo tra l’ottobre del 2009 ed il settembre 2010, al fine di cercare di capire come la più cruda delle esperienze, ossia la guerra, impatti e cambi un uomo.

L’IDEA ALLA BASE DEL PROGETTO

Alla base dell’esperimento condotto dalla fotografa c’è stata una sua precisa esperienza. Un giorno, vedendo partire, per la guerra in Afghanistan, un amico di suo figlio la donna pensò: “Guarda com’è giovane. Chissà come cambierà il suo volto dopo la guerra”.

Da questa riflessione estemporanea, la donna ha disegnato il suo originale progetto di catturare gli sguardi degli uomini del Royal Marine Corp prima, durante e dopo i sei mesi di servizio in Afghanistan.

IL MUTAMENTO

Félice ha intervistato i soldati al ritorno dalla missione. Ciò che è emerso da questi colloqui è l’incapacità dei soldati di tradurre in parole il cambiamento avvenuto nella propria esistenza, nel corso di quel periodo.

Le parole non bastavano né erano in grado di descrivere l’orrore, la violenza, la paura, le sofferenze, le angosce alle quali hanno assistito o che hanno provato e che, quindi, hanno indelebilmente segnato la loro vita per sempre. Non così i loro sguardi…

Nei loro occhi si trovava tutto ciò…

Proprio dai loro sguardi la fotografa ha capito che qualcosa in loro sia cambiato veramente.

Alcuni avevano occhi più duri, più freddi, privi di quella luce magica di gioia, di speranza, di felicità, di spensieratezza che li contraddistingueva prima della partenza. Quasi che gli orrori della guerra avessero pietrificato la loro anima, che avessero ingabbiato il loro cuore in una rigida scorza intessuta di rabbia, di crudeltà, di cattiveria, di sete di vendetta, di tutte le brutture alle quali sono stati costretti ad assistere.

Altri avevano sguardi più distratti o più assenti, quasi il dolore e le sofferenze alle quali hanno assistito li avessero svuotati di sentimenti, li avessero gelati nell’indifferenza, li avessero derubati dell’empatia, dell’amore o li avessero trascinati in una spirale di alienazione, di turbamento tanto profondo da renderli apatici.

CONCLUSIONI

La guerra, la morte, le violenze, l’odio…  che i nostri occhi colgono nel mondo, in modo più o meno profondo, riverberano ed intaccano la nostra anima, la nostra mente, il nostro equilibrio emotivo, la nostra essenza più intima, così come la contemplazione del bello, del sublime, ci donano l’armonia, la serenità, la felicità più profonda, la gioia del cuore, la pace dei sensi…

Certo è difficile non venire sopraffatti  in un mondo che ci propone, soprattutto tramite i mass media ed i new media, solo scene di guerra, di violenza, di pervaricazione, di sopraffazione, di aggressività… Difficile ma non impossibile.

Se solo riuscissimo, ogni giorno, a dedicare qualche momento a lasciarci rapire dalle bellezza assoluta, che si può esprimere in un paesaggio, nella natura, nell’arte, in un’altra persona… 

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