Leonardo: un genio anche in cucina

Eclettico, poliedrico, intuitivo, intelligente, saggio, talentuoso, innovativo, lungimirante, unico…: Leonardo da Vinci è uno degli esseri umani più geniali mai esistiti. Così, su suggerimento di Mara, una cara amica della nostra community del Wellthiness, oggi voglio condurvi alla scoperta anche di questa sfaccettatura dell’affascinante Toscano.


Un uomo dotato di una rara curiosità, di un’intelligenza non comune, di mille interessi, sin dalla tenera età, ha intrecciato al proverbiale amore per lo studio e la passione per la conoscenza, il disegno, la progettazione e la sperimentazione, un’inusitata inclinazione per la cucina alla quale si è applicato sin da piccolo.

Ed, anzi, recenti studi sostengono che, senza dubbio, il grande e completo artista geniale, dalla personalità poliedrica e sorprendente per le sue infinite capacità consenta di parlare, nel suo caso, persino di una vera e propria arte culinaria perché si ingegnava tanto in cucina quanto con il pennello in mano. Ma non è tutto: pare che la sua vera passione non sia stata l’arte figurativa ma piuttosto la cucina.

Una passione che coltivò anche durante il periodo di apprendistato nella bottega del Verrocchio, quando la sera, per arrotondare, lavorava, come cameriere, nella “Taverna delle tre lumache”, vicino a Ponte Vecchio.

UN CUOCO TROPPO ALL’AVANGUARDIA PER FIRENZE

Il caso volle che per una serie di imprevisti il proprietario della taverna, un giorno, si trovò senza cuochi. Per cercare di rimediare al problema, decise, dunque, di promuovere Leonardo da cameriere a capocuoco.

Il giovane genio, non si lasciò scappare l’occasione ed, immediatamente, si mise all’opera con il nobile intento di cercare di “civilizzare” le pietanze servite. Fu così che ne ridusse le porzioni ed inventò un nuovo modo di disporre il cibo nei piatti.

Insomma introdusse dei concetti antesignani all’odierna nouvelle cuisine. Ma, purtroppo, la clientela abituata a piatti abbondanti, non sembrò apprezzare troppo le raffinatezze culinarie ideate dall’artista, vere e proprie delizie,poco sostanziose per palati grezzi.

Pertanto Leonardo fu costretto ad abbandonare l’attività. Ma qualche tempo dopo, insieme all’amico Botticelli, in sostituzione alla famosa taverna che aveva preso fuoco, ne aprì un’altra dal nome “Le tre rane di Sandro e Leonardo”.

Anche in questo caso il genio non riscosse molto successo, tuttavia, Leonardo non abbandonò la sua passione gastronomico-culinaria.

ALLA CORTE DEGLI SFORZA

Giunto a Milano, alla corte degli Sforza, la sua raffinatezza ed il buon gusto per la tavola, non mancarono, invece, di essere notati dall’attento Ludovico il Moro che lo incaricò di curare la regia dei banchetti.

Fu proprio dalle cucine del castello degli Sforza che Leonardo pensò di applicare la tecnologia per migliorare le pietanze, inventando stupefacenti macchinari ed arnesi per pelare, tritare e affettare gli ingredienti.

Diede vita ad oggetti per gli usi più disparati, che possono essere ritenuti i predecessori del cavatappi, del trita aglio, dell’affettatrice. Studiò un frullatore a manovella per preparare il patè (vedasi figura), un modo per tenere sempre calde le pietanze e per elimiare i cattivi odori e il fumo dalle cucine o le rane dai barili dell’acqua potabile nonché il gigantesco tritamanzo.

Dunque, un cerimoniere, alquanto bizzarro, degli Sforza, sempre impegnato a realizzare spettacolari modellini di palazzi o castelli in marzapane e gelatina e, ossessionato dalla pulizia della tavola, desideroso di escogitare rimedi per impedire agli ospiti dei suoi Signori, piuttosto maleducati ed anche sporcaccioni, di ridurre la tovaglia come un campo di battaglia.

Ed, a tale proposito, va ricordato un curioso aneddoto. Il suo amore per la tavola era davvero elevato – basta osservare “L’Ultima Cena” per capirolo-tanto è che, proprio per trovare un modo per supplire alla noncuranza ed alla sporcizia durante i banchetti del suo signore, inventò ed introdusse una piccola tovaglia per ognuno dei commensali che sarebbe servita a loro per pulirsi la bocca e le mani. Di conseguenza, nel 1491, comparve, per la prima volta, sulle tavole milanesi il Tovagliolo.

IL CUOCO LEONARDO IN FRANCIA

Dopo trent’anni alla corte degli Sforza, Leonardo passsò, poi, in Francia a Cloux alla corte del Re Francesco, anch’egli appassionato di cucina e cuoco in incognita.

Tra i due nacque subito una grande intesa che li spinse a trascorrere insieme molto tempo davanti ai fornelli a fare esperimenti culinari, prove, ed a dedicarsi alla cura dell’orto.

Ed fu proprio re Francesco che, un giorno, chiese al genio italiano di mostragli il contenuto della scatola nera che portava sempre con sé ma Leonardo si rifiutò sempre di mostrare che al suo interno vi era custodita una macchina destinata al mondo intero: la macchina per fare gli spaghetti.

LEONARDO ESPERTO DI ERBE E SPEZIE E MAESTRO DI BON TON

Gli scritti contenuti nel Codice Atlantico, aggiungono anche un altro tassello alla figura, sempre più sorprendente di Leonardo: fu anche un raffinato conoscitore di erbe e spezie tra le quali lo zafferano, i fiori di papavero, la curcuma. Non stupisce, dunque, che, creò anche un’inedita bevanda ed anche una serie di ricette contenute nel Codice Romanoff ritrovato in Russia nel 1865.

Infine, sarebbe opera sua anche un codice di comportamento sulle abitudini sconvenienti che un commensale deve evitare stando seduto a tavola.

CONCLUSIONI

Ancora una volta, davanti ad una forza della natura come è il genio dell’uomo non possiamo che inchinarci. Sotto questo punto di vista Leonardo da Vinci è l’uomo per eccellenza che ha in sé tutti gli ingredienti indispensabili: curiosità, sapienza e saggezza, fantasia, passione, rigore scientifico miscelato ad intuizione, amore per il mondo e la vita, intelligenza messa al servizio degli altri, raffinatezza…ai quali si aggiungono l’amore incondizionato per l’arte culinaria. In una parola, un genio: Leonardo.

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