Che cosa accade in Italia: violenze, tensioni sociali, politica, economia… una società allo sbando?

Nelle ultime settimane stiamo assistendo ad una serie di fenomeni inusitati ed all’innescarsi di varie dinamiche socioculturali inedite che hanno molte probabilità di ridisegnare lo scenario attuale anche in modo sostanziale, o in positivo o in negativo.

È risaputo che ogni consistente cambiamento è, spesso, preannunciato da una serie di segnali, più o meno deboli, non sempre percepiti o compresi, dalla maggior parte della gente.

Adottando, come sempre, una prospettiva meramente socioculturale, proviamo ad elencare, insieme, alcuni aspetti significativi.

Teniamo presente almeno tre ordini di considerazioni preliminari, ossia che: nei fenomeni socioculturali, è più importante la percezione che abbiamo della realtà piuttosto che la realtà stessa; certi eventi assumono un valore particolare in relazione al contesto nel quale si inseriscono; ogni azione ha un suo senso e produce degli effetti che influenzano l’intero sistema.

Ammesso tutto ciò, quali sono alcune evidenze da sottolineare? E come possono essere interpretate?

  • Partiamo da un gesto altamente simbolico: la maggior parte dei cittadini italiani abbia boicottato il discorso di capodanno di Napolitano. I dati confermano: a sintonizzarsi sulla Rai per ascoltarlo è stato solo il 16,6% della popolazione. Che cosa significa? La risposta è abbastanza evidente: la gente inizia ad avere meno fiducia nello Stato, nelle istituzioni e nel Presidente
  • Proseguendo con il Presidente, non dobbiamo sottovalutare il fatto che i mass media continuino a chiamarlo ‘re Giorgio’. Si tratta semplicemente di un espediente giornalistico, certo, ma non possiamo ricordarci che ogni parola ha un suo significato. E, chiamare il presidente di una repubblica democratica Re, crea un cortocircuito di senso che, più o meno consciamente, finisce per convincere i cittadini di non essere più in una Repubblica ma in una monarchia, non in un regime democratico ma in uno assolutistico.
  • A rafforzare tale percezione è il governo tecnico che, non essendo stato eletto dal popolo, da alcuni viene percepito, come un affronto alla democrazia stessa.
  • La sensazione di un crescente scollamento tra la politica e i cittadini si dilata a macchia d’olio a partire dalla grave questione dei sacrifici richiesti alla gente che non corrispondono ad altrettanti gesti di responsabilità dei politici nei confronti dei propri privilegi.  

Potremmo proseguire nell’elenco ancora a lungo, ma vorrei esaminare, con voi, anche altri campanelli d’allarme non indifferenti, di ordine più squisitamente sociale.

  • Il numero di persone che si sono suicidate per la crisi, nel giro di pochi giorni, è già salito a cinque. E, badiamo bene, si tratta anche di imprenditori, come quello di Trani, che sono schiacciati dall’usura, costretti a licenziare il personale, impossibilitati a proseguire con la propria attività per l’insolvenza dei propri clienti. Il cuore del tessuto economico italiano è malato, molto malato.
  • Il numero delle persone disoccupate ed in cassa integrazione aumenta in modo esponenziale mentre, da un lato aumenta l’età pensionabile riducendo ulteriormente la possibilità dei giovani di accedere al mondo del lavoro, dall’altro, le aziende (vedasi Omsa) delocalizzano all’estero. Io non sono un’economista, quindi permettetemi una domanda dettata dalla mia ignoranza in materia: se uno non guadagna, come fa a spendere, a pagare le tasse?
  • Non stupisce, dunque, se i dai Istat abbiamo dipinto uno scenario della popolazione italiana, con un quarto di persone in uno stato di povertà. Quale è il problema? La risposta è inquietante perché c’è il rischio che si inneschi una ‘guerra tra poveri’ o chi si percepisce tale. La precisazione ‘chi si percepisce tale’ è fondamentale perché, se uno nasce povero e lo resta, non di radi se ne fa una ragione, invece chi è stato fino a ieri agiato ed ora si trova o si sente in una situazione di indigenza, non essendo abituato ad un simile stile di vita, non è da escludere che possa avere delle reazioni inconsulte.
  • Ormai, quotidianamente, non manca la notizia di anziani trovati a rubare nei supermercati perché non riescono ad arrivare a fine mese. Persone che hanno lavorato una vita e versato i contributi, costrette a scegliere se acquistare il pane da mangiare o le medicine per curarsi. E non è una storia per evocare pietismo: ormai è un mantra che ritorna nella maggior parte delle interviste che compio con persone anziane.
  • Le violenze contro Equitalia sono un preoccupante monito di possibili derive violente della crisi. L’esasperazione rischia sempre di avere degli effetti collaterali molto gravi che possono sfociare in un deprecabile ricorso alle maniere forti. Non dimentichiamoci mai quanto è accaduto negli anni di piombo.
  • Ed, a proposito di pericolose evidenze, non possiamo trascurare le tensioni sociali che iniziano ad emergere anche tra le diverse etnie. La guerriglia urbana attuata dagli immigrati a piazza del Duomo nel capodanno milanese è un chiaro esempio di ciò, non meno che gli episodi di intolleranza degli italiani nei confronti degli immigrati che abbiamo assistito nelle ultime settimane. Obiettivamente è molto superficiale definire razzista solo il comportamento degli italiani, è razzista anche quello degli immigrati che pretendono diritti senza rispettare i doveri. Invero non è corretto parlare di  razzismo: si tratta di fenomeni assai più complessi, ancora tutti da indagare.

Anche qui il discorso potrebbe proseguire per ore, ma il mio intento non era di aggiungermi alle campane del malaugurio che bensì di darvi qualche spunto sul quale riflettere. Per concludere, però, voglio anche segnalare alcuni aspetti positivi:

  • il crollo dei consumi di Natale ha anche una valenza positiva: è il segnale, già registrato da un paio di anni, che siamo usciti dalla spirale del consumismo bulimico e sfrenato e si sono, definitivamente, innescate nuove logiche e nuove dinamiche improntate sulla responsabilità, sulla spesa intelligente, su un inedito modo di vivere il consumo stesso;
  • la crisi, mentre ha affossato i valori espressi dalla società moderna e postmoderna, ci sta portando a scoprirne di inediti ed a recuperare quelli genuini tradizionali;
  • nell’emergenza generale emerge anche una coscienza collettiva, un idem sentire, una solidarietà, un senso di appartenenza, un’empatia che sono completamente opposti all’egoismo, all’individualismo, all’indifferenza ai quali, volenti   nolenti, avevamo dovuto imparare a convivere.

Un simile quadro lascia, comunque, molte vie aperte… spetta a ciascuno di noi fare sì che il futuro non prenda direzioni che ci potrebbero trascinare in nefande spirali e che, invece, scegliamo la strada verso un futuro positivo.

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