La fine del fast e dello stress: il tempo per respirare e sorridere

È terminata l’era del fast, very fast, dell’accelerazione all’infinito, dell’ansia da mancanza di tempo. Persino la Sindrome da Bianconiglio, l’apnea da mancanza di tempo… pare, sempre più, abbiano segnato il passo.

Vuoi per la crisi ed i suoi effetti collaterali, vuoi per molti altri trend che vi si sono intrecciati, a partire dal recupero selettivo del passato al wellthiness, dal radicamento alla ricerca della propria identità… stanno prendendo piede concetti come slow living, take it easy, relax…

Stiamo iniziando a capire che c’è un limite al valore della produttività.

In realtà, a volte è davvero importante essere in grado, semplicemente, di perdere tempo.

ESSERE ATTIVI NON È SINONIMO DI ESSERE MORALI

Molti di noi, oggi, soffrono di quello che il sociologo ed economista tedesco Max Weber descriveva come una confusione dell’essere attivi con la moralità.

Con l’avvento della Rivoluzione Industriale, secondo Weber, abbiamo incominciato ad equiparare l’essere produttivi con l’essere buoni.

Era una prerogativa dell’etica protestante. Una soluzione  introdotta dai padri della Riforma che, sposando l’idea della predestinazione (solo uno sparuto gruppo di uomini è eletto, tutti gli altri sono a-priori dannati, indipendentemente da quanto compieranno o meno nella vita), ritenevano che il successo lavorativo ossia la capacità di fare soldi, fosse l’unico modo tangibile per sapere se si era tra i ‘salvati’.

Il ragionamento era semplice ma abbastanza convincente e realistico: se guadagni tanto o hai successo, vuol dire che Dio ti ama, quindi sei, sicuramente, tra gli eletti.

Ne consegue l’importanza del lavoro, l’esigenza di essere ricchi e famosi, arrivisti ed aggressivi… In una parola, l’etica protestante è alla base della società capitalistica.

IL MECCANISMO DIVENTA PATOLOGICO

Ma, con il tempo, si è persa la valenza religiosa alla base di tutto ciò ed il meccanismo ha iniziato a corrompersi, a diventare patologico, così, si sono innescati fenomeni deleteri tra i quali il workhaolism (la dipendenza negativa dal lavoro), lo stress cronico, l’ansia da mancanza di tempo, l’aggressività e la competitività nei confronti di tutto e di tutti, l’arrivismo, l’egoismo, l’individualismo…

Siamo giunti, persino, a credere che più siamo impegnati, meglio stiamo.

Weber, dunque, riteneva un errore proprio il confondere, il mettere sullo stesso piano il riposo, il non essere produttivi, con il ‘perdere’ il tempo, l’essere pigri e lazzaroni.

Invero c’è anche quello che i latini chiamavano otium: un’attività non remunerativa ma volta a nutrire la nostra spiritualità, a coltivare le nostre passioni artistiche, la nostra riflessività, le relazioni con gli altri…

Si tratta di un’attività molto importante e significativa anche se non produttiva economicamente.

LA LOGICA DEGLI ANNI RECENTI

Lo stile di vita moderno ci ha portato ad insegnare ai nostri ragazzi che se sono molto produttivi a scuola, andranno in un’ottima università, e se, anche là saranno molto produttivi, avranno una vita ricolma di successi e di significato.

E, naturalmente,  glielo abbiamo insegnato perché ci credevamo. Ma, questo sistema di convinzioni ha una serie di problemi e di falle dai pericolosi effetti collaterali.

Ansia, stress, insoddisfazione, apatia e, persino, fenomeni come il binge drinking (il bere per ubriacarsi), l’anoressia o la bulimia,… sono tutte conseguenze di questa perversa mentalità.

QUALCHE SEGNALE POSITIVO

Certo la vita di oggi è ricca di impegni, e la crisi ci sta mettendo con le spalle al muro costringendoci, non di rado, a trovare secondi, terzi lavori per cercare di sopravvivere…

Ma, nel contempo, stiamo anche capendo che, non possiamo continuare così, che la corda, se troppo tirata, ad un certo punto, si spezza…

Di qui una nuova sensibilità che ci spinge verso il rallentamento, la riscoperta dei ritmi naturali del nostro corpo, dei cicli circadiani, del tempo dell’anima, delle emozioni di contro a quello degli orologi, della frenesia.

Thich Nhat Hanh, dice: “Sorridi, respira e vai lentamente”.

Certo è difficile, ma non impossibile seguire questo consiglio. Proviamo a ritagliarci dei piccoli momenti per guardarci dentro, per ritornare ad apprezzare il mondo e la vita. Non vi siete mai fermati, cinque minuti, ad osservare l’affascinante susseguirsi di sfumature che invadono il cielo all’alba o al tramonto? Colori intensi, spettacolari, che ti abbracciano e ti vibrano dentro…

È un fugace momento che ci può donare un’insospettata serenità, che ci può accendere un sorriso sul volto e nel cuore, rendendoci il giorno o la sera, migliori.

ALCUNI SPUNTI PER RALLENTARE

Quali sono dell’esperienze che possono aiutarci a rallentare, a respirare e sorridere? Ecco qui alcuni spunti:

• trascorrere un po’ di tempo con i propri cari;

• andare a piedi al lavoro camminando lentamente  e prestando attenzione a ciò che vediamo lungo la strada;

• guardare fuori dalla mia finestra lasciando vagare lo sguardo;

• meditare per cinque minuti;

• farsi un lungo bagno o doccia;

• ascoltare la musica;

• leggere qualcosa che ci piace;

• sorseggiare, lentamente, una tazza di tè

• parlare di nulla di importante con un amico o un familiare al telefono, o chattare sui social mnetwork;

• fare una breve passeggiata da soli o con un amico o un familiare;

• dedicarsi al proprio hobby o alla propria passione…

Alcune delle attività elencate sono anche “produttive” ma, in realtà, se le svolgiamo senza stress, lasciandoci guidare dalle nostre passioni, dai nostri ritmi assumono un altro significato… Così, a volte, è possibile coniugare la produttività con il relax, per regalarci un po’ di tempo per  respirare e sorridere…

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