Il cervello deve ingannarci. Causa-effetto?: tutta una farsa

Il nostro bisogno di auto-ingannarsi, di semplificare, di finzioni per funzionare in modo più rapido e snello.

A ciascuno di noi piace pensare che tutti i problemi abbiano delle soluzioni. Le ragioni possono essere complesse e difficili da afferrare, ma per una particolare semplificazione concettuale, crediamo che, una volta comprese le cause di un fenomeno, siamo in grado di gestire gli effetti.

Invero si tratta di un errore logico che è tanto più grave in un mondo ipercomplesso ed interconnesso dove ogni conseguenza è sempre il risultato dell’assommarsi di più cause.

E crediamo anche che le risposte più semplici siano le migliori e che, malgrado le apparenze siano spesso confuse, scavando abbastanza in profondità, possiamo, prima o poi, raggiungere il nucleo di verità che ci dà la possibilità di ottenere un maggior controllo sugli eventi.

A fronte dei fatti, anche questa seconda convinzione è sempre più difficile da sostenere.

ALCUNI ESEMPI DI COMPLESSITÀ NON COMPRESA

Gli investitori, per esempio, si concentrano su alcuni aspetti “fondamentali” di un titolo per stabilire se crescerà il suo valore. La società è stata ben capitalizzata? Ben gestita? Ha una posizione strategica nel mercato?

Le società di intermediazione ricorrono agli analisti per studiare tali fattori al fine di consigliare i propri clienti.

Quindi gli economisti hanno esaminato i dati più da vicino scoprendo che nessun analista si preoccupa mai, in modo sistematico, di quanto accade fuori dal mercato.

Così, il meglio che un investitore può fare è di diversificare, assemblare vari titoli che vadano a coprire l’ampia gamma delle possibilità messe a disposizione dal mercato.

Questa scoperta ha portato alla nascita dei fondi indicizzati che non risolvono il problema per gli investitori, ma rendono più facile vivere convivervi.

Recentemente Jonah Lehrer ha spiegato, su Wired, come anche la scienza sta contribuendo alla crisi e ci sta facendo fallire.

Per spiegarlo, si è concentrato sugli sforzi dell’industria farmaceutica per produrre farmaci che colpiscano dei mali specifici. L’esempio che riporta è di un farmaco estremamente promettente per trattare il colesterolo sviluppato dalla Pfizer.

Nella fase finale degli studi clinici si è scoperto che il farmaco non funzionava ed, anzi, in molti casi, i pazienti ne erano danneggiati.

IL GRANDE INGANNO

Lehrer ci ha ricordato che, più di 200 anni fa, il filosofo scozzese David Hume aveva già  sottolineato che noi non possiamo mai conoscere tutte le concause che concorrono a provocare un singolo effetto.

Vediamo le correlazioni tra gli eventi e ci creiamo delle storie, delle narrazioni che  collegano le presunte cause ai presunti effetti, ma “le spiegazioni causali sono sempre semplificazioni.” Secondo Lehrer, “ci aiutano a comprendere il mondo a colpo d’occhio.” Ma, potremmo aggiungere, sono come gli stereotipi, i pre-giudizi, i pre-concetti: spogliano la realtà delle sue varie sfaccettature, riducendola a uno schema mentale che ci risulta familiare, che abbiamo elaborato, nel tempo e rientra, pertanto, nel nostro bagaglio di conoscenze ed abitudini di pensiero, senza, però, descrivere il contingente.

D’altra parte, “queste stesse scorciatoie finiscono per metterci nei guai seri nel mondo moderno. e la cosa diventa ancora più grave quando usiamo le nostre abitudini percettive per spiegare gli eventi che non possiamo percepire o capire facilmente.”

L’acqua pulita ci sembra migliorare notevolmente la salute pubblica. Quando i chirurghi si lavano le mani, si riduce notevolmente il numero di pazienti che muoiono. Queste correlazioni sono inconfutabili.

Ma quando cerchiamo di spiegare la complessità dei composti biologici che interagiscono con il corpo o per predire il comportamento dei mercati finanziari, finisce che ci avviluppiamo nelle nostre stesse finzioni.

“I dettagli cambiano sempre, ma la storia rimane la stessa: Noi pensiamo di capire come funziona una cosa, come tutte le schegge di realtà che vediamo si incastrano fra loro in un presunto processo lineare di causa-effetto, ma non lo facciamo.”

Così Lehrer conclude: “viviamo in un mondo tutto è interconnesso, un groviglio inestricabile di cause ed effetti. Anche quando un sistema viene sezionato nelle sue parti fondamentali, ciascuna di queste le parti è ancora influenzata da una marea di forze che non possiamo capire o non abbiamo preso in considerazione o possiamo non immaginare”

CONCLUSIONI

Noi abbiamo bisogno delle nostre affabulazioni, delle nostre spiegazioni tratte dal senso comune delle cose per snellire e fluidificare i nostri pensieri, le nostre decisioni, le nostre azioni, ma dobbiamo anche stare attenti a queste semplificazioni. E ciò è tanto più vero in quanto cresce il livello di complessità ed interdipendenza del mondo.

Si spiega così il paradosso del butterfly effect, l’effetto farfalla in virtù del quale, il battito d’ali di una farfalla in

Australia può provocare un uragano a New York. Un simile fenomeno non si può spiegare con un semplice e diretto rapporto di causa-effetto.

Ed ancora, non dobbiamo mai dimenticare la profonda differenza tra complicazione e complessità. Il mondo di oggi non è complicato (implica l’esistenza di una soluzione, che, magari, a noi è ignota, ma c’è) ma complesso (tanto articolato da non potere essere risolto, bensì, al massimo gestito).

Pensiamo alla questione dell’inquinamento: non possiamo trovare la chiave di volta che elimini definitivamente il problema perché è il risultato dell’intrecciarsi di un’infinità di fattori che spaziano dall’aumento di Co2 alla deforestazione, dal buco nell’ozono alla perdita all’estinzione di molte specie…

La complessità del sistema costituito nel quale ci ritroviamo a vivere, la mancanza di informazioni utili a farci comprendere i nessi di causa-effetto che si instaurano tra eventi che sembrano non avere assolutamente nulla in comune e la mancanza di consapevolezza delle conseguenze prodotte dalle azioni di ciascuno di noi concorrono, dunque, a falsificare la presunta validità del principio di causalità aprendo la porta ad inedite logiche.

Ancora una volta il problema è che non siamo attrezzati mentalmente e concettualmente per affrontare la complessità e, quindi, servendoci del principio di causalità diretta, non posiamo né riusciremo mai a capire quanto accade attorno a noi e, tanto meno, a governarlo.


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