Il ventaglio: mezzo di comunicazione, linguaggio di seduzione ed arma

Strumento di civetteria e seduzione femminile, o arma di difesa?

Il ventaglio è un oggetto di antiche origini orientali utilizzato per rinfrescarsi durante i mesi caldi ma, con il tempo, è anche diventato un oggetto di pregio da esibire e collezionare in diversi colori e fogge sino a rappresentare una moda raffinata per le dame di corte di tutta Europa tanto da divenire parte del corredo.

 

MEZZI DI UNA RAFFINATA COMUNICAZIONE

Nel diciottesimo secolo i ventagli, che migliorano tecnicamente l’apertura e chiusura, diventano uno strumento di comunicazione non verbale, non dissimile dai nei.

Dame e cavalieri inventano un linguaggio che comunica stati d’animo o richieste a seconda della posizione, dell’apertura o chiusura e dello sventolarsi del ventaglio.

Esso serve soprattutto per la seduzione e gli intrighi amorosi, con la possibilità che dà di celare gli occhi o parte del viso, nascondendo o dissimulando sorrisi, ammiccamenti, lacrime…

Proviamo a vedere insieme alcuni modi di questo codice dell’ancien regime…

IL LINGUAGGIO DEL VENTAGLIO

Sì: – appoggiarlo sulla guancia destra

No: – appoggiarlo sulla guancia sinistra

Voi desiderate troppo: – tenerlo nella mano destra

Avvicinatevi e parlate con me: – tenerlo nella mano sinistra

Dimenticatemi,Vi prego: – intrecciare le mani sotto al ventaglio

Non tradite il nostro segreto: – coprire l’orecchio sinistro con il ventaglio
Vi odio: – disegnare linee sulla mano aperta

Vi amo: – passare il ventaglio sulla guancia

Scusatemi: – passare il ventaglio davanti agli occhi

Saremo amici: – far cadere il ventaglio

Sono sposata: – sventolare lentamente il ventaglio

Sono fidanzata: – sventolare velocemente

Perché non mi capite?: – guardare il ventaglio con fare corrucciato

Arrivederci: – tenere il ventaglio con il mignolo aperto e teso

Desidero liberarmi di Voi: – appoggiare il ventaglio all’orecchio sinistro

A che ora?: – tenere il ventaglio con qualche stecca aperta

Avete conquistato il mio amore: – appoggiarlo sul cuore chiuso

Quando mi permetterete di vedervi?: – avvicinare il ventaglio all’occhio destro

Vi sarò vicina per sempre: – aprire il ventaglio e toccarlo

Desidero parlarvi: – con un dito toccare la punta del ventaglio

Amo un altro: – far girare il ventaglio nella mano sinistra

Non essere così imprudente!: movimenti minacciosi a ventaglio chiuso

Mi puoi baciare: – ventaglio mezzo aperto appoggiato alle labbra

Perdonami: – ventaglio tenuto aperto a mani unite

Prometto di sposarti: – chiudere lentamente un ventaglio spalancato

Sei crudele: – aprire a chiudere più volte il ventaglio

Baciami: – appoggiare alle labbra il manico del ventaglio

Non dimenticarmi: – mettere il ventaglio dietro la testa

Seguimi: – ventaglio nella mano destra davanti al viso

Desidero conoscerti: – ventaglio nella mano sinistra davanti al viso

Non desidero vederti più: – ventaglio tenuto sopra all’orecchio sinistro

Sei cambiato: – far scivolare il ventaglio sulla fronte

Ci stanno guardando: – rigirare il ventaglio nella mano sinistra

Vieni a parlarmi: – portare il ventaglio aperto nella mano sinistra

Mi ami?: – presentare il ventaglio chiuso

IL VENTAGIO COME ARMA

La conoscenza delle arti marziali interne cinesi, richiede, oltre alla pratica “a mano nuda”, lo studio di alcune armi tradizionali: bastone, sciabola, spada, lancia.

Recentemente, accanto a queste armi classiche, tipiche dei militari e dei guerrieri, si è introdotta un’arma “non tradizionale”: il ventaglio.

Il ventaglio è un’arma per la funzione che ha assunto: fa parte di quegli attrezzi d’uso che divengono armi se trattati con abilità e destrezza.

In effetti è la maestrìa con la quale un oggetto viene usato che lo rende temibile.

Certo l’aspetto del ventaglio è innocente, molto coreografico, quasi festoso e queste tre caratteristiche appunto lo allontanano dal “carattere” bellicoso delle altre armi. Se andiamo oltre l’apparenza però, il ventaglio si rivela un’arma in piena regola: chiuso si assimila al coltello o al bastone corto o addirittura alla spada per come può recidere. Aperto può assumerla funzione di scudo.

Affascinante e un po’ magico, diffuso in tutta l’area asiatica, il ventaglio ha offerto lo spunto a numerose leggende sulle sue origini e sul suo impiego. Si dice che fosse un’arma di difesa squisitamente femminile perché, tenuta aderente all’avambraccio e celata nelle ampie maniche delle vesti orientali, permetteva di parare con efficacia colpi imprevisti.

Non sappiamo se questo sia vero, come non si può confermare che le stecche esterne fossero lame di coltelli, capaci, se opportunamente affilate, di tagli mortali.

Sappiamo per certo, però, che le punte, con le quali le stecche interne terminavano, consentivano attacchi aggressivi alle zone vitali con l’intento di controllare e fermare la respirazione o la circolazione e che il rumore dì apertura e chiusura, tipico del ventaglio, aveva la capacità e lo scopo di sorprendere, sviare l’attenzione e rendere quindi l’avversario vulnerabile ad attacchi di palmo o di pugno con l’altra mano.

Inoltre, non dobbiamo trascurare che il ventaglio potrebbe venire lanciato o fatto ruotare il che lo colloca nella categoria delle armi “speciali”

Dietro la sua immagine di grazia e gentilezza si cela, dunque, un vero strumento di offesa, un’arma per la quale esistono delle tecniche di combattimento specifiche come il Tai Ji

CONCLUSIONI

Il ventaglio, come tanti altri accessori, è andato progressivamente in disuso. Abbiamo perso i rituali che lo hanno accompagnato rendendolo uno strumento prezioso della seduzione femminile, che hanno costruito attorno ad esso un vero e proprio codice linguistico non verbale, tanto affascinante in quanto specchio di una cultura civettuola e intrigante, maliziosa e raffinata…

2 Risposte to “Il ventaglio: mezzo di comunicazione, linguaggio di seduzione ed arma”

  1. siii, bellissimo, mi ci riconosco al centoxcento in quella cultura civettuola, ci sarei sguazzata felicemente.
    l’unica cosa difficile imparare tutti i codici di comunicazione, conoscendomi credo che avrei combinato degli incidenti “diplomatici” memorabili

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