La curiosa e divertente protesta del “Rev Billy” contro la religione dei consumi

Mentre la società dei consumi e dell’apparenza è in una lenta ed inesorabile agonia, non mancano di comparire in scena i classici personaggi che cercano di sferrare il colpo di grazia al vecchio protagonista pur senza sapere chi sta per prendere il suo posto sul palcoscenico.

A tale proposito, per meglio cogliere e capire quanto sta accadendo, può essere istruttivo guardare, ancora una volta (secondo alcuni, per l’ultima volta), allo scenario che, per decenni, prima della recente crisi e del crollo del modello Occidentale, è stato il punto di riferimento, il paradigma della cultura moderno-positivistica: gli USA.

 

LO SCENARIO

Ma procediamo con ordine.

Qual è stata ed, in parte, ancora, è  la più grande religione in America: il cattolicesimo? il Cristianesimo evangelico? il protestantesimo?

Ebbene, se abbiamo risposto una delle tre alternative, è quasi inutile dirlo, ci sbagliamo perché, molti, incluso l’ormai famoso Rev. Billy, partendo da una prospettiva destinata presto a diventare obsoleta, ritengono che sia il consumismo. Ossia, sono profondamente convinti che l’acquisto di prodotti, beni, merci, servizi ci renda migliori e più felici, che quanto compriamo sia in grado di riempire i vuoti nei nostri cuori e nelle nostre anime.

Così, il Rev. Billy sostiene che “Possiamo davvero considerare il consumismo la più grande religione fondamentalista in America oggi. Ci fa stare in fila senza lamentarci al supermercato, in coda nel traffico sotto il sole cocente, ci dice che abbiamo bisogno di 23 prodotti diversi solo per consumarne uno.”

 

IL REV BILLY

Chi è costui? Alcuni lo conoscono per un documentario del 2007 sulla sua performance artistico-ministeriale “What Would Jesus Buy?”

O per essersi presentato in qualità di “candidato di protesta” alle elezioni per il sindaco di New York nel 2009.

O forse per i suoi esorcismi comici con il suo coro gospel del gruppo, un tempo, chiamato la Chiesa dello stop allo shopping, ed oggi la Chiesa di Earthalujah (Terraluia), eseguiti nelle lobby delle banche, nei negozi Disney, nella sede di Wal-Mart nonché al Tate Modern Museum di Londra.

Ad essere attaccati dal Reverendo e suoi degni alleati, sono la grandi imprese, le grandi compagnie petrolifere e le grandi banche dei quali si premura di denunciare il consumismo ed un lungo elenco di mali economici ed ambientali.

Il Rev. Billy è la creazione di Bill Talen, figlio di un banchiere del Midwest, profugo dalla rigidissima religione calvinista che ne ha, irrimediabilmente, segnato la giovinezza.

Talen era un attore e scrittore di San Francisco prima di trasferirsi a New York verso la metà degli anni 1990.

Nella metropoli statunitense ha creato il Rev. Billy come una parodia di Pompadour, servendosi di uno stile da telepredicatori. presto, ha catalizzato attorno a sé tutte le idee che contraddistinguono il pensiero e le idee degli attivisti.

Avvalendosi di un esclusivo mix di umorismo, alleluia e le caratteristiche espressioni vocali dei ministri evangelici, il Rev. Billy predica i mali del consumismo e quelli correlati: l’assuefazione al lavoro, lo shopping compulsivo, il degrado ambientale e le grandi catene che distruggono le piccole imprese a conduzione familiare.

 

IL PERCORSO DEL REV BILLY

Billy è stato allenato, in questo particolare compito, da un vero religioso: il Rev. Sidney Lanier, vicario episcopale di una chiesa che serviva la comunità teatrale di New York. Lanier Talen lo ha incoraggiato a studiare come telepredicatori proclamano i loro messaggi, con un’accurata analisi, anche, della cadenza e del ritmo che servono a loro per catturare il  pubblico.

“È una forma, una modalità vocale impressionante… dotata di un potere incredibile anche a prescindere dal contenuto trasmesso”, spiega Talen.

 

UN PO’ DI STORIA

Così, quello che era iniziato come una specie di arte di protesta, si è trasformata ed evoluta, dagli attentati dell’11 settembre.

Talen dice che la gente ha iniziato a frequentare il suo gruppo per cercare una certa serenità ed una qualche connessione spirituale dopo il crollo delle torri del World Trade Center.

“Hanno creduto in noi come un modo per stare insieme, per riflettere sulla vita senza nessun tipo di fondamentalismo sempre pronto a giudicare persino Dio. Abbiamo iniziato a sviluppare qualcosa di nuovo, un modo alternativo per pregare insieme, per cantare insieme”.

 

LA FILOSOFIA

Gli spettacoli del Rev Billy e del suo coro mettono in scena le loro proteste pubbliche come “interventi” ed “esorcismi”, ricorrendo all’umorismo e canzoni originali per mettere in dubbio consumismo insensato.

“Usiamo il pathos gioioso tipico di un coro gospel e la drammatizzazione propria dei telepredicatori per cercare di interrompere e modificare le relazioni perverse che gli americani hanno con i prodotti di consumo. Questa economia consumistica ci ha messo in pericolo. Abbiamo bisogno di modifiche radicali, fondamentali per poterne uscire”.

A ragione, Talen ritiene che alcuni dei cambiamenti indispensabili siano già in corso, a causa dell’attuale congiuntura economica a dir poco sconcertante.

In seguito al crescente numero di persone disoccupate e sottoccupate, le famiglie stanno trascorrendo più tempo insieme, piuttosto che dedicarsi, come nel passato, allo shopping i prodotti e ben dei quali non hanno bisogno. Stanno iniziando a nascere nuove imprese, e gli americani, proprio come avviene anche da noi in Italia, sono più consapevoli dell’importanza di sostenere le aziende locali, l’economia reale.

Talen pensa che siamo in grado di cambiare ancora di più, di creare una sorta di consumismo sostenibile che non crea catastrofi economiche o ambientali.

Per ciò sottoscrive quanto, un altro grande predicatore americano del passato era solito sostenere: “Abbiamo fatto una rivoluzione Abbiamo abolito la schiavitù Abbiamo marciato per i diritti civili: possiamo fare, benissimo anche questo”

 

CONCLUSIONI

Indubbiamente stiamo vivendo un periodo di immensi cambiamenti: la società dei consumi è in caduta libera e stanno emergendo nuove realtà, nuovi valori, stili di vita e di consumo.

Dunque, se dobbiamo riconoscere un grande merito alla crisi dalla quale stentiamo ad uscire, è proprio quello di avere agito come detonatore nei confronti di un sistema economico, sociale, culturale che, ormai, era completamente fuori controllo e patologico. Ora all’orizzonte si profila qualcosa di completante inedito, tutto da scoprire, tutto da inventare, ma, sicuramente, più autentico, più genuino, all’insegna di valori più ‘veri’

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