۞ 26-2-10 Funzionalità e spiritualità del Sacro

26 febbraio 2010 ore 15,00-18,30
Sala del Grechetto,  Palazzo Sormani,
via Francesco Sforza 7, Milano

Convegno e mostra

Funzionalità e spiritualità del Sacro oggi in architettura e design.

 

 

 

Il 26 febbraio 2010, a partire dalle 9,30, presso la Biblioteca Sormani di Milano, CulturaAperta ha organizzato  il convegno e la mostra “Funzionalità e Spiritualità del Sacro Oggi in Architettura e Design”.

I nomi degli invitati sono altisonanti (da Andrea Branzi a Mario Botta, da Andrea B. del Guercio a Gillo Dorfles) e lasciano presagire un evento di un’inedita profodità per un tema parimenti impegnativo.

Nell’attuale regno delle merci del consumo, anche i simboli religiosi hanno subito la trasformazione in oggetti di puro marketing: dalla moda alla musica, alle arti decorative, a volte addirittura blasfemi, a segni e forme deprivati ormai di senso e diventati puro ornamento.Numerose sono le domande che l’espressione del trascendente pone.
E’ possibile, oggi, pensare ancora al risorgere del Sacro?
Che cos’è, o può essere, e che pensiero va risvegliato per coglierlo?
Possono le arti aiutarci in questa ricerca?
E di quale filosofia c’è bisogno?
La teologia – cristiana, ebraica, islamica e altro ancora dialogare con un pensiero del Sacro?
E a quale, a che tipo, di teologia rivolgersi?
E, infine oppure in primo luogo, che cosa questo dice o può dire all’esistenza?
può L’incontro che CulturAperta promuove vuole essere un momento di riflessione, per analizzare le contraddizioni di questi fenomeni e mettere in luce come e se sia possibile oggi rappresentare tutto questo, costruire chiese, templi, sinagoghe, moschee e dare forma a una nuova architettura e a nuovo design del sacro.

Durante la sessione pomeridiana, prevista dalle ore 15,00 alle 18,30, Ada Cattaneo, nella relazione 

Inquietum est cor nostrum donec in te requiescat. L’epifania del sacro in un mondo re-incantato

e nella successiva tavola rotonda guidata da Andrea Branzi, presenterà una serie di riflessioni sul significato del sacro e della spiritualità nella società in stato nascente mostrando, tra l’altro, come il Wellthiness e le sue Sfaccettature ne siano parte integrante

  

 

 

INQUIETUM EST COR NOSTRUM DONEC IN TE REQUIESCAT (S. Agostino)

 Nell’ambito del Convegno ”Funzionalità e spiritualità del Sacro Oggi in Architettura-Design” si è parlato anche di Wellthiness come dimensione nella quale oggi si realizza un nuovo tipo di spiriutalità ed,in un certo senso, di sacralità.

Temi che si ritrovano anche nella mostra, allestita per i prossimi 15 giorni, presso la Biblioteca Sormani di Milano, a cura dell’Associazione CulturAperta.

 

 

L’epifania del sacro in un mondo re-incantato.

 Crollo delle ideologie, delle fedi, delle metanarrazioni

I grandi Vati della Postmodernità hanno salutato la fine del Secolo Breve, dell’epoca moderna, con i suoi dogmi e certezze, paventando, innocue/compiaciute Cassandre, l’avvento di un mondo che, contaminato e filtrato dal loro pessimismo, è sfocato, grigio, magmatico, liquido, spento, privo della soffice poesia, della luccicante speranza, dell’effervescente sacro.

Un mondo nel quale, le granitiche ideologie, gli inoppugnabili dogmi, le monolitiche verità, gli incontrovertibili principi del passato sono progressivamente crollati, si sono frantumati, evaporati… Dove la mannaia del relativismo ha falcidiato, destrutturato le meta-narrazioni, le grandi utopie, insidiando persino i secolari cardini della Civilizzazione Culturale Occidentale sino nella sua essenza più profonda, nella sua anima vibrante. Fino  ad intaccarne la fede, la sacralità.

Tra valori e tendenze socioculturali

In parallelo anche i grandi Valori generati dalle meta-narrazioni si sono sfaldati, ploverizzati. Improvvisamente l’Unum, il Verum ed il Bonum e la sua “naturale” epifania, il Bello (Kalos kai agathos), l’arte, hanno perso la loro univocità ed incontrovertibilità diventando parziali opinioni, semplici punti di vista, interpretazioni soggettive, localizzate, mere sfaccettature, tra le tante, di una realtà complessa.

Il monismo, il dogmatismo, hanno lasciato il posto al relativismo. Così, l’uomo postmoderno ha volto la mente e gli occhi, lo spirito ed il cuore dagli imperativi categorici, dal “cielo stellato sopra sé e la legge morale dentro sé”, alle piccole narrazioni domestiche, umili, fatticce della quotidianità.

Una quotidianità costruita da tendenze socioculturali sempre più ispirate, all’estetizzazione, al recupero selettivo del passato, all’autenticità, all’edolismo (edonismo+olismo), allo slow living, al polisensualismo, al  Wellthiness (benessere-salute-felicità), al networking, al cocooning, ad inedite forme di sacralità.

Così, il sacro stesso è emigrato dagli incensati altari delle mistiche cattedrali gotiche, dalle ieratiche atmosfere dei granitici baluardi della Fede alla prosaica quotidianità, alle rutilanti ed euforizzanti cattedrali dei consumi dove migliaia di adepti celebrano nuovi culti, si aggregano in tribù attorno a nuovi totem, ma anche all’intimità della casa e del cuore, dapprima meticciandosi con il profano sino a perdere, apparentemente, la sua peculiare, brillante, calda aurea.

Il Tempo sacro ed il tempo profano.

Il relativismo ha cancellato la tradizionale divisione tra l’eternità, il tempo del sacro, l’aldilà, il tempo della festa ed il tempo della vita, il tempo del lavoro, il tempo feriale generando un tempo ibrido, spurio, creolo.

Un tempo sradicato che, avendo obliato e rinnegato il proprio passato non ha le basi e non riesce nemmeno a pensare, a progettate il futuro. Un tempo orfano delle radici, perciò esangue ed anche sterile. Orientato al presente e schiacciato sul presente che ingabbia l’uomo in una quotidianità hic et nunc, in una dissacrante e dissacrata adessità.

È il regno del Nowaness, del carpe diem, dell’edonismo, del narcisismo, della trasgressione, della dissacrazione, dell’usa-e-getta, dell’individualismo (non dell’individualità). Una realtà che, con arroganza, indifferenza, disprezzo ha cercato di cancellare l’incantamento del sacro in nome di una pseudo-libertà, di un’ingannevole emancipazione che oscilla tra la vertigine pessimistica e la pantoclastia nichilistica.

Il ritorno del sacro.

In un quadro del genere sembrerebbe non esserci più spazio per il sacro. Ma, in quanto innata, insopprimibile, inestirpabile tensione umana, espulso dalla porta, rientra, inesorabilmente, dalla finestra oggettivandosi, nascondendosi e dis-velandosi in forme e fenomeni inediti, non necessariamente legati alla religiosità: dal fitness spirituale della New Age, al culto del corpo del salutismo, dalla fede nel calcio al culto degli effimeri idoli dei reality, all’avvento e la dilagante diffusione del Wellthiness, il grande valore del Benessere-Felicità-Salute-Salvezza.

Xpannow, Wellthiness e nuovi valori

Così, superata la cupa fase del pessimismo e del nichilismo postmoderni, va emergendo l’era dell’Xpannow (Experience+Pan+Now), imperniata sui tre cardini di un’Esperienza autentica, personale, polisensoriale, dove il sacro riaffiora e traligna in nuovi valori che tagliano trasversalmente la società, quali la Natura, il Wellthiness, l’etica-estetica, la responsabilità, la relazionalità;

  • un Olismo che supera il monismo ed il panteismo, in un’unità-nella-molteplicità, dove anche il sacro ed il profano, convivono senza perdere le loro identità
  • un Adesso, un Ora, un Istante-universo che contiene in sé tutto il passato, il presente ed il futuro.

Un mondo vitale (Lebenswelt) nel quale il sacro è ancora epifania dello Spirito dei Tempi (Zeitgeist) e che, benché camuffato, recuperato dal rimosso, sublimato… non smette di cercare di rispondere alle domande umane, forse troppo umane, ma proprio per ciò, sacre: Quid est Homo? Chi sono? Donde vengo? Dove vado?

Sacro e spiritualità quotidiani.

Provando a vedere come interagiscono il sacro e la spiritualità nella quotidianità, e come si stanno creando nuove forme di sacralità non necessariamente legata alla religiosità, possiamo distinguere tre aree di interesse:

  • i prodotti sacri che entrano nella dimensione del tempo oridinario, divenendo vere e proprie merci, con tanto di campagne pubblicitarie: il Rosario elettronico, il Corano elettronico, l’altare Buddista sul cellulare…
  • gli oggetti sacri estetizzati e reinterpretati che restituiscono un nuovo calore e colore, una speciale magia alla routine della domesticità: le candele e gli incensi passati direttamente dagli altari agli ambienti domestici;
  • marche e prodotti di culto: dalla Nutella, la Coca Cola, i Ferrero Roucher al Cartier, lo Swatch, Swarosky, l’Ipod,…

Tra gli altri neo-culti, in Italia, c’è il grande culto del calcio che ha un’infinita schiera di adepti. In parallelo c’è anche il culto del calcetto balilla che ha generato un brand di culto NVR (Non Vale Rullare) il quale, oltre a dare vita ad una linea di abbigliamento di culto, ha rafforzato il legame con il gioco, creando un minicalcetto balilla, a sua volta, oggetto di design e di culto…

Così tra nuovi culti laici ed esperienziali e ricsoperta di culti spirituali tradizionali, il Wellthiness originato dalla salus latina (salute fisica e, nel contempo, salute spirituale, ossia salvezza) chiude il cerchio salute-salvezza.

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