Analisa Minetti: quando essere non vedenti è uno stimolo a vivere al massimo

 Il sempre più ricco elenco di eroi della quotidianità che stiamo incontrando e dai quali non manchiamo mai di trarre preziosi insegnamenti per imparare ad apprezzare e valorizzare meglio il dono della nostra vita, non può trascurare la storia di una giovane ragazza milanese non vedente.

 

Clara Origlia, una nota ricercatrice che ha compiuto vari studi anche sulle persone con vari tipi di infermità, spiega che “i non vedenti sono, spesso, le persone più sensibili, le meno arrabbiate con Dio e con gli uomini; quelle che vivono meglio la propria menomazione giungendo persino a considerarla un dono, un modo per migliorarsi”.

Annalisa Minetti, che ha perso la vista a 18 anni, ne è un significativo esempio.

Dopo essersi esibita per diversi anni nei pianobar ed avere concorso a Miss Italia, nell’ormai lontano 1998, la coraggiosa ragazza è salita sul palcoscenico di San Remo, vincendo il celebre Festival.

Mentre alcune male lingue non si sono trattenute dal criticarla con gratuite illazioni sulla conquista del primo posto, tanti hanno capito il forte messaggio dietro all’evento: Minetti voleva dimostrare a se stessa, prima ancora che agli altri ed a ciascuno di noi, che la sua menomazione non le avrebbe impedito di raggiungere i suoi sogni.

Non vedere non significa, necessariamente, non potere condurre un’esistenza “normale”, non potere compiere tutte le azioni “normali” per chi vede.

A provarlo sono molti eroi della quotidianità che, come ???, hanno sviluppato tecniche straordianarie per “vedere” e muoversi a proprio agio nella folla e negli spazi, pur nella loro cecità.

Varcato il grande traguardo del Festival, Minetti ha partecipato anche ad altre manifestazioni canore, teatrali, al reality show musicale Music Farm.

A coronare la sua sete di “normalità”, ammesso che esista qualcosa di definibile come tale, si è anche sposata con Gennaro Esposito dal quale ha avuto un figlio (Fabio), nel 2008.

Ma Annalisa Minetti, la ragazza cieca con la voce da cantante, non si è ancora arresa alla routine ed ora si sta preparando per affrontare una nuova, entusiasmate sfida: le Paraolimpiadi di Londra 2012.

Il suo nuovo traguardo è, dunque, tale nel vero senso del termine. Ma come tutte le ambizioni che donano una extra-ordinaria forza a chi ha qualche menomazione, il sogno di Minetti non è un compromesso, non si accontenta di sognare di indossare la maglia azzurra, vuole salire sul gradino più alto del podio, proprio come al Festival.

E le sue parole non lasciano dubbi: “A me non piace solo partecipare, a Londra 2012 voglio vincere una medaglia d’oro”.

A supportare l’ambizioso sogno è il ricco palmares sportivo di Minetti. Dopo avere praticato, per anni, il pugilato, si è data al ciclismo ed al triathlon e vanta anche il titolo di insegnante di spinning.

L’idea di imbarcarsi nella nuova sfida e di puntare alla medaglia olimpica è sbocciata un due anni fa “ma il duathlon non è una disciplina a cinque cerchi. Così mi sono rivolta al presidente del Cip, Luca Pancalli, che mi ha indirizzato verso l’atletica. Dopo i primi test su 400 (1’07”) e 1500 (5’15”, record italiano), ho deciso di provare a vivere il mio sogno”.

Come tutti gli obiettivi più alti, la grande posta in gioco, richiede molti sacrifici ed un lungo percorso di crescita, di maturazione, di preparazione, non solo fisica, ma anche mentale, spirituale.

E Minetti ne è consapevole.

Proprio per ciò sembra rialzare ulteriormente la posta in gioco: alle Paraolimpiadi vorrebbe presentarsi non solo nella specialità dell’atletica ma anche nel ciclismo, senza precludersi nulla o porsi limiti.

”Farò i campionati italiani e quelli europei e l’anno prossimo prenderò parte al Mondiale, ma il grande obiettivo restano i Giochi. Devo migliorare i miei tempi, sugli 800 punto ad arrivare a 2’30” e sui 1500 a 5′. A Londra vorrei correre i 1500, ma mi stanno spingendo anche per i 5 mila. In più vorrei disputare la prova di tandem su strada”.

Tanta determinazione non possono nascere che da un’insolita volontà.

“Cerco sempre di divertirmi, scoprendo anche le novità: su ogni distanza c’è da impegnarsi, quello che cambia è la distribuzione delle energie. E mi sto allenando senza soste, tutti i giorni, con l’obiettivo dei Campionati italiani paralimpici all’inizio di luglio, dove potrei partecipare in tre gare (200, 400, 800). Mi piacerebbe diventare ancora più competitiva, anche a livello internazionale, ed è bello sentirsi riconoscere come atleta. Ho sempre sognato di essere una sportiva di valore: mio marito, Gennaro Esposito, è un ex calciatore e lo invidiavo, quando usciva due volte al giorno per un doppio allenamento, poi ho fatto anche l’istruttrice di spinning. Soprattutto mi piace portare la gente ad apprezzare la vita, attraverso lo sport. Ma ovviamente continuo a cantare: a giugno sarà pubblicato “A fari spenti”, il mio nuovo disco”.

La forza di Minetti è proprio la sua caparbietà, la sua capacità di impedire agli ostacoli anche gravi come la menomazione, di rovinarle la vita. Anzi, sono proprio le stesse difficoltà che cercano di bloccarla, a trasformarsi in opportunità, in occasioni per mettersi alla prova, in sfide da affrontare con grinta, con coraggio. Lottare contro il destino, contro le avversità, in nome di una “normalità” che, invero, non è tale, perché si trasmuta, immediatamente, in qualcosa di eroico, di eccezionale.

Molti eroi della quotidianità, come può essere Minetti, se non fossero stati toccati da disgrazie, se non fossero menomati, se non avessero avuto dei problemi, non è detto che sarebbero diventati delle icone, degli esempi così ammirevoli. Si sarebbero accontentati della loro mediocrità, non avrebbero ambito alla gloria, non si sarebbero messi alla prova, non avrebbero avuto il coraggio e, perché no, la forza di lottare, di combattere, il desiderio di dimostrare a se stessi ed al mondo che possono farcela.

Quanti talenti abbiamo dentro noi? Quanti ne lasciamo inutilizzati per pigrizia o, magari anche, perché non sappiamo nemmeno di possedere? Quanti ne lasciamo appassire, avvizzire?

L’esempio di persone come Minetti è un chiaro messaggio per tutti noi, ad imparare a guardare dentro noi stessi per scovare i nostri talenti, per non sprecare le nostre potenzialità, per coltivare le nostre recondite risorse così da metterle a frutto inserendole in un progetto, dando loro un senso, uno scopo.

In una simile prospettiva l’ambizione perde le sue valenze negative e si ammanta di una sferzante vitalità, un frizzante fremito che ci sprona, che ci spinge ad andare a vanti, a sperare. Non ha nulla di aggressivo, di predatorio, di competitivo, di egoistico: è un modo per essere, fino in fondo, noi stessi, nonostante tutte le avversità della vita, nonostante tutte le nostre paure ed i nostri deficit. È un modo per trasformare le nostre debolezze nelle nostre forze, per non lasciarci schiacciare, trascinare dalle circostanze, ma di governarle, di gestirle, di plasmarle per poterne godere i rigogliosi ed dolci frutti.

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