Il valore di un dono bizzarro in cambio della solidarietà

Ci sono certi gesti che hanno un valore universale. Tra gli altri, c’è anche il dono che si esprime e manifesta in diverse forme: dalla carità alla riconoscenza.

Ammesso tutto ciò, non si può trascurare che il valore soggettivo o oggettivo di quanto viene donato è fortemente influenzato dai valori personali e sociali, dal contesto, dagli stili di vita del donatore e del ricevente.

Oggi vediamo insieme la storia, per certi versi bizzarra, di un dono di solidarietà corrisposto con un curioso dono di riconoscenza, dove si vede tutto il peso dell’appartenenza ad una determinata cultura da parte dei protagonisti.

Il fatto si svolge, alcuni anni fa, in una casa di Victoria Street, la via principale e di lusso di Cape Town, in SudAfrica.

La strada è una passerella importante per i vagabondi che si rifugiano sotto un vicino cavalcavia.

Il protagonista della vicenda abita in una di tali case dove, ogni giorno, sistematicamente, qualcuno bussa alla sua porta chiedendo del cibo. “Un inverno molto freddo, le persone che bussavano alla porta erano così tante, che mi sono fatto una pila di “borse da vagabondo” accanto alla porta d’ingresso.” Spiega il protagonista “Ogni borsa conteneva una zuppa densa / stufato ed era evidentemente contraddistinta con un’etichetta “2” o “4”, in base a quante persone potevano fare un pasto decente con quella borsa”

Il sistema messo in piedi dal generoso uomo funziona alla perfezione fino a quando, una sera, aprendo la porta, si trova davanti un vagabondo atipico: un giovane rasta che non ha patito, come gli altri, le intemperie, non ha mani callose né il volto di qualcuno che è stato per anni sulla strada.

Il ragazzo si scusa per il disturbo e sembra quasi in imbarazzo a chiedere cibo, ed anche ciò, pare molto insolito al protagonista.

“Come ho raggiunto automaticamente, con la mano, un sacchetto di “2”, mi è venuto in mente di chiedergli se ha un angolo cottura. I nostri vagabondi regolari sono organizzati ed hanno la possibilità di cuocere il cibo, ma lui sembra così giovane ed inesperto. Infatti mi risponde un timido “No””

L’uomo, ricordandosi che i rasta sono vegetariani, dà al ragazzo un po’ di un pentolone di verdure al curry che ha preparato per sé ed una serie di informazioni su dove chi è senza dimora si accampa ogni notte. La sera successiva, il ragazzo bussa ancora alla porta e così prosegue per tre settimane.

Dopo avere preso un po’ di confidenza il protagonista score che il ragazzo si fa chiamare Bob e che, soprattutto, ha un grande appetito, quindi inizia a temere di non riuscire a dargli ogni giorno di che sfamarsi. Pertanto decide di suggerirgli di cambiare, almeno ogni tanto, il “ristorante”.

La stessa sera, Bob si presenta alla solita ora, ma prima che il protagonista possa dirgli qualcosa, Bob lo ringrazia per l’ospitalità datagli nel corso delle ultime settimane e gli spiega che è stato bloccato a Cape Town ma ora ha un biglietto del bus per ritornare dalla sua famiglia a Port Elizabeth. La sua partenza è fissata entro un’ora.

Alla fine del discorso, Bob dice di volersi sdebitare ma, non avendo, molto gli vuole donare quanto di più importante e di valore ha.

Così, mette nelle mani del protagonista un grande sacchetto di droga e fugge senza che questi possa dire qualcosa.

“Non sapevo se ridere o piangere. Sono entrato in suo possesso di un grande quantitativo di stupefacenti illegali, sapendo di non poterle bruciare perché i vicini avrebbero chiamato la polizia. Non avrei potuto metterlo nella spazzatura perché avrebbero potuto risalire a me. Eppure, allo stesso tempo ero toccato dal fatto che ‘Bob’ veramente mi ha donato il suo tesoro più prezioso”

Così, il protagonista si sbarazza della droga mischiandola con della sabbia e buttando il tutto, una sera, in un cassonetto comunale.

Ma il vero insegnamento che trae dall’episodio è di grande spessore: “Eh sì, sono rimasto molto toccato dalla sua generosità, di gran lunga maggiore rispetto alla mia, perché mi ha dato davvero il suo più grande tesoro”.

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